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“Togliti i sandali: è suolo santo!”

Es 3,5

Sono le parole che Dio rivolge a Mosè dal roveto ardente (Es 3,5) e che segnano l’inizio del cammino dell’Esodo. Questa espressione che apre il percorso che condurrà alla liberazione di Israele può guidare anche le nostre comunità cristiane della diocesi di San Zeno durante il tempo di Quaresima. Queste poche parole, infatti, mettono in luce il percorso spirituale che la liturgia propone ai credenti perché possano sperimentare la liberazione dal peccato e dalla morte che si realizza nella Pasqua.

Possiamo ritrovare nella Quaresima una duplice dinamica di conversione. Prima di tutto, questo tempo sacramentale ci provoca, chiedendoci di purificare la nostra immagine di Dio e in secondo luogo ci propone di fare penitenza per dare spazio a lui nella nostra vita. Il testo dell’Orazione con cui si benedicono le ceneri mette in luce come l’esercizio della penitenza quaresimale ci ottiene: «il perdono dei peccati e una vita rinnovata a immagine del tuo Figlio risorto». Il rinnovamento della nostra vita spirituale passa per il perdono dei peccati, che ci fa gustare la somiglianza con il risorto. La quaresima risulta essere un’occasione per riscoprirsi figli amati e, ad immagine del Cristo, abitati dalla vita divina dello Spirito che appella alla nostra libertà perché possiamo maturare atteggiamenti di vita veramente evangelici.

Non possiamo slegare questo tempo liturgico dal contesto sociale ed ecclesiale che stiamo vivendo. Se da una parte siamo ancora segnati dalla pandemia, dall’altra stiamo entrando nel vivo del percorso sinodale che coinvolge la Chiesa tutta. Diventa interessante quindi accostare il brano dell’Esodo (Es 3,1-8a.13-15) che caratterizza la liturgia della parola della III domenica di Quaresima dell’anno C con queste realtà e con la dinamica dell’ascolto che ci è richiesta dal sinodo.

«Non avvicinarti oltre! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo!».

In questa frase possiamo cogliere alcune dimensioni importanti dell’ascolto.

La prima è che per ascoltare bisogna togliersi i sandali, ovvero bisogna essere disposti a spogliarsi di ciò che ci tutela. L’ascolto è una azione radicale di spoliazione di fronte all’altro e di fronte a Dio. Togliersi i sandali nel deserto per Mosè sì è rimanere sostanzialmente inerme di fronte al roveto precludendosi la possibilità di una fuga. Ascoltare chiede il coraggio di non fuggire e di rimanere di fronte a colui che parla. Interessante è cogliere una continuità con l’orizzonte diocesano dove in questi ultimi tre anni siamo stati invitati a “Rimanere nell’amore” con il testo di Giovanni (15,9). Tempo di Quaresima è sapersi mettere in ascolto avendo il coraggio di rimanere di fronte al Signore lasciando che sia lui a rivelarsi.

Un secondo aspetto è il riconoscimento che saper ascoltare significa anche togliere qualcosa e questo si lega alla dimensione penitenziale della Quaresima. Vivere la carità, il digiuno e la preghiera come modi per purificare la nostra capacità di ascoltare la voce di Dio. A volte siamo storditi dal frastuono di ciò che possediamo, di ciò di cui nutriamo la nostra quotidianità o dall’illusione di bastare a noi stessi. Vivere l’ascolto è sapersi privare delle false rassicurazioni per scoprire in Dio il fondamento della nostra esistenza.

Infine togliersi i sandali è riconoscere che siamo su un “suolo santo”. Vivere l’ascolto nei confronti della Parola di Dio cogliendo come, nel dialogo, siamo invitati ad entrare nel mistero di Dio stesso. Ma anche vivere l’ascolto sapendo entrare con rispetto nella dimensione di vita dell’altro perché l’altro è luogo in cui abita il mistero di Dio. È la conversione che, nell’incontro con la Parola di Dio che è Cristo Gesù, si attua nella nostra esistenza rinnovando il nostro modo di agire. In quest’ottica l’ascolto è un atteggiamento fondamentale da maturare per vivere in verità il percorso sinodale.

Punto di partenza di tutto per Mosè è quella domanda: perché il roveto non brucia? In questo tempo di Quaresima come in ogni percorso di fede è bene partire dal fascino del giorno di Pasqua: come mai la tomba è vuota? Dove lo hanno posto? Come è possibile risorgere dai morti, avere in dono la vita eterna? Per poter essere ricettivi è bene risvegliare nel cuore questa domanda lasciandosi incuriosire come Mosè dalla possibilità di una vita in Dio che arde senza consumarsi.


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mons. Alessandro Bonetti
Vicario episcopale per la Pastorale
045 8083723
don Carlo Dalla Verde
Direttore Ufficio Liturgico e Direttore Casa S. Fidenzio
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