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2° Passo (2020-2021): CONDIVIDERE

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Home page  /   Orizzonte pastorale: Io sono la vite, voi i tralci  /   2° Passo (2020-2021): CONDIVIDERE

TESTO DI RIFERIMENTO:

Gv 15,12-15

"Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi".


OBIETTIVO: Vivere da fratelli.

Condividere la fraternità nella comunione e riscoprire la nostra identità eucaristica. Poiché siamo di Cristo Signore, siamo chiamati a vivere, in Lui, da fratelli con gli altri e a condividere la fede con i fratelli attraverso una vita capace di dono, come quella di Cristo, un’autentica vita eucaristica. La rottura, anche grave, di questa fraternità è riparata dalla Penitenza, da riscoprire quale elemento determinante della vita cristiana.

FRUTTO DA MATURARE: l’accoglienza.


DIMENSIONE SACRAMENTALE: Eucaristia e Penitenza.

L’amore del Padre ci è donato nel Figlio. Egli ha donato per noi il suo Corpo e il suo Sangue, affinché sempre cresca quella unità di vita generata dal dono battesimale.

Ogni figlio vive e cresce imparando ad amare nella famiglia: sono le dinamiche dell’amore che portano il bambino a scoprire giorno per giorno le basi della sua felicità. Nell’amore reciproco tra genitori e tra genitori e figli, tra fratelli e sorelle impariamo la logica del dono, scopriamo reciprocamente l’unità come fonte di pace e di gioia. Così ognuno cresce serenamente e matura.

Allo stesso modo anche nella famiglia che è la Chiesa. Nel Battesimo ognuno è inserito nella comunione di Cristo, così che tutti, partecipando di Lui, siamo un solo Corpo, di cui Egli è il Capo. È Lui che, unico Figlio, ci rende figli nella partecipazione al suo Corpo. La Chiesa è una comunione di amore in Cristo dove nessuno vive per se stesso o muore per stesso (Rm 14,7), ma tutti insieme siamo al servizio gli uni degli altri, per l’edificazione di un solo corpo (Ef 4,12).

La Chiesa è dunque un Corpo comunionale, unico e molteplice, un Popolo dove ognuno riceve la sua vita nell’unità e vive al servizio dell’unità. Tralci di una stessa vite e da essa tutti, nelle proprie diversità, troviamo la fonte di vita. Questo vale per ogni persona che, mai disgiunta dalla comunità ecclesiale, trova, in risposta alla propria vocazione, l’ambito concreto per crescere fino alla pienezza dell’amore.

La Chiesa coltiva le relazioni gioiose e di servizio tra tutti i suoi membri sempre in relazione all’amore di Cristo

Tutti i battezzati sono partecipi dell’unica comunione del Corpo di Cristo e tutti gli uomini vi sono chiamati. La partecipazione alla vita della Chiesa non è un dovere o uno sforzo, ma una intrinseca esigenza del Battesimo, una esigenza di amore sentita e vissuta da tutti, ognuno secondo il suo dono e le sue possibilità. La condivisione quindi non nasce dall’urgenza del dovere ma dall’urgenza dell’amore, “perché anche voi siate in comunione con noi. E la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia piena” (1Gv 1, 3-4).

La Chiesa coltiva le relazioni gioiose e di servizio tra tutti i suoi membri sempre in relazione all’amore di Cristo dal quale è generata e custodita. Come una Sposa è scelta, purificata, abbellita e nutrita (Ef 5,21-32) nella unità con lo Sposo divino. Animata dallo Spirito Santo, Spirito di comunione, la Chiesa dona nella storia un volto visibile all’amore della Santa Trinità.

Per questo ogni comunità non è mai rinchiusa in uno sguardo individualistico, ma si manifesta sempre come una comunione inclusiva, che si protende verso ogni uomo, su qualunque strada si trovi, per camminare accanto a lui e con lui.

In tal senso, la partecipazione alla celebrazione eucaristica dona ai credenti quel cibo necessario per orientarsi all’edificazione di una Chiesa incentrata sulla comunione che viene dalla Trinità; occorre riscoprire sempre di più l’Eucaristia come quell’alimento che porta i fedeli a guardarsi come fratelli e sorelle, abbattendo i “muri di separazione” (Ef 2,14) e costruendo ponti di fraternità e di pace. È il Corpo di Cristo a costruire il corpo ecclesiale!

Per questo ogni comunità non è mai rinchiusa in uno sguardo individualistico

Come la vite ha bisogno di essere concimata e irrigata, così la Chiesa non può vivere senza il nutrimento eucaristico. Perché la vite possa crescere e portare frutto occorre anche tagliare e potare: purificare ciò che insidia la comunione è quanto mai urgente. La riconciliazione può essere quel taglio che elimina ciò che appesantisce e soffoca la vita fraterna e la relazione con Dio, donando rinnovato vigore alla vita dei singoli e della Chiesa tutta, capace così di ricostruire quei rapporti che si erano ammalati. Eucaristia e Penitenza sono i sacramenti di quell’Amore da accogliere e da donare continuamente.

Siamo in continuità con il primo passo dell’Orizzonte pastorale 2016-2018, l’uscire: “Questo dovrebbe aiutarci ad accrescere la coscienza della necessità di confrontarci e condividere oltre che lavorare insieme a tutto il popolo di Dio, popolo di discepoli: Vescovo, presbiteri, diaconi, sposi, consacrati e consacrate e tutti i credenti in Cristo, dove i laici non sono oggetto, ma soggetto della pastorale, dove la famiglia fondata sul sacramento delle nozze è soggetto della missione. La prospettiva è quella di creare relazioni nuove in uscita verso tutti”.

Il futuro dell’annuncio del Vangelo passa da comunità che sentono impellente la chiamata di Gesù: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se vi amate gli uni gli altri» (Gv 13,35).

In questo senso il frutto da maturare, e sul quale vorremmo porre l’accento in questo anno pastorale, anche su suggerimento più volte auspicato dal Papa, è quello dell’accoglienza. Per la nostra Chiesa in cammino verso le unità pastorali essa diventa una necessità, poiché ci impegna ad accogliere ogni fratello e ogni comunità parrocchiale per fare unità. L’accoglienza parte sempre dagli ultimi, i più piccoli, i più poveri perché dall’amore verso di loro e dall’amore vicendevole dipende il futuro della testimonianza evangelica.

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Se hai bisogno di altre informazioni contatta la persona o l’ufficio diocesano di riferimento
mons. Alessandro Bonetti
Vicario episcopale per la Pastorale
045 8083723