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L'immagine scelta per il tempo di Avvento e Natale 2020 è l'Icona della Santa Famiglia realizzato da padre Marko Ivan Rupnik per il Pontificio Consiglio per la Famiglia nel 2012.

Di seguito proponiamo una spiegazione dell'opera dello stesso autore tratta da un'intervista rilasciata al settimanale Famiglia Cristiana.

"Ho iniziato una riflessione sulla Sacra Famiglia partendo da uno sguardo globale sulla storia della salvezza. Sottolineo il termine “sguardo” perché l’Oriente cristiano ci insegna che la teologia estetica, cioè quella dell’arte, non parte dalla riflessione, ossia dalle idee, ma dalle immagini. Mi sono immediatamente venute alla mente le immagini evocate dagli scritti di sant’Efrem il Siro nei suoi Inni sulla Vergine Maria, sull’Annunciazione e sulla Natività. Poi non si possono trascurare per forza e incisività le Omelie mariane di Nicola Cabasilas vissuto nel XV secolo. Partendo da queste due fonti mi è stata immediatamente chiara l’immagine della Sacra Famiglia come soggetto dell’azione di Dio e dell’apertura al mondo, all’umanità, alla storia"

"I materiali usati sono diversi: marmi, graniti, pietre, smalti, oro. In senso generale penso che conviene usare i colori secondo la tradizione del primo millennio, quando il senso e il principio del colore era prevalentemente teologico. Nel secondo millennio, dopo Duccio di Buoninsegna per intenderci, prevale il criterio empirico, razionale, scientifico. Faccio un esempio: il rosso, essendo il colore del sangue è diventato il colore dell’uomo, dell’umanità. Invece nei primi secoli il rosso era considerato il colore di Dio, del divino, in quanto il sangue, secondo la tradizione biblica, è il luogo della vita e la vita appartiene a Dio, solo Dio è il Signore della vita.
Maria ha un mantello di una tonalità rossa che deriva dall’uso del travertino proprio per indicare che, attraverso la sua divina maternità, è stata divinizzata; la sua tunica invece è blu in quanto rappresenta la sua umanità. In Cristo vediamo i due colori esattamente opposti, la tunica rossa per indicare che Lui è Dio e il mantello blu per indicare che Egli ha assunto la natura umana. Giuseppe, secondo la Tradizione, porta la tunica gialla in quanto uomo di santità e giustizia ed è coperto dal mantello verde che è simbolo del creato"

"Giuseppe sta accanto alla Vergine Madre con lo sguardo rivolto al cielo che si apre e da cui appare la mano del Padre: una mano totalmente aperta, che non trattiene niente, che fa scivolare i suoi doni sull’umanità. Da questa mano viene la Sua vita, lo Spirito Santo, dono per eccellenza di Dio, lingua di fuoco che scende su Maria. Giuseppe è l’uomo giusto che ha compiuto tutto ciò che Dio gli chiede e impugnando un ramo secco, che simboleggia la radice di Iesse, aspetta il compimento della promessa di Dio. Giuseppe contempla l’origine, la fonte di ogni paternità che è il Padre che sta nei cieli. L’atteggiamento di Giuseppe è molto diverso rispetto a quello di Maria madre di Gesù e ciò nell’iconografia della Sacra Famiglia è di fondamentale importanza. Gesù attraverso le mani di Maria scende nel mondo come da una scala tra la terra e il cielo. Perciò il Bambino con la mano sinistra apre teneramente il manto protettivo di Maria ed entra nel mondo. Lui è il Verbo di Dio che nella mano destra tiene il rotolo proprio per indicare l’unità del Verbo e del corpo, cioè dell’umanità di Cristo. Allo stesso tempo allude alla sua missione di compiere la volontà di Dio, come sta scritto nel rotolo stesso".

La mano di Dio è spostata a sinistra per lasciare spazio a Giuseppe, che non è raggiunto dalla fiamma rossa dello Spirito, così viene esplicitato "l’asse tra Dio Padre, la Madre di Dio (Teotokos) e il Figlio Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo. Nello stesso tempo Giuseppe viene collocato nella giusta posizione, designando il suo ruolo di autorevole custode in cui l’atteggiamento fondamentale è quello contemplativo, di mediazione e servizio anziché di possesso".