La libertà pilotata dalla superbia
fa l’uomo peccatore
Come è uscito dalle mani di Dio Creatore, l’uomo è davvero un capolavoro. È la sua opera d’arte. È sua immagine e somiglianza.
Purtroppo, fin dai primordi dell’umanità è partita la slavina che ha travolto nel sistema del peccato l’intera umanità, nella concatenazione generazionale. Già la prima coppia, che la Sacra Scrittura denomina Adamo ed Eva, in cui si riassume l’intera umanità dalle origini in poi, ha alterato i rapporti creaturali con Dio, immettendo nel DNA dell’umanità la sua stessa condizione di relazione spezzata con Dio. La causa è da individuare nella prevaricazione dell’uomo, che ha sfiduciato Dio per mettersi al posto di Dio: “Sarete come Dio” (Gn 3, 5), suggerì il serpente. Adamo ed Eva, capostipiti dell’umanità, si rifiutarono di far proprio il progetto divino di bene, intravisto come una modalità di soggiogamento e di limitazione della propria libertà, per accondiscendere alle suggestioni del maligno (cfr Gn, 3, 1-6), denominato dalla Scrittura Serpente (antico), Satana, Diavolo, Demonio, Principe di questo mondo, il quale fin dalle origini opera per distogliere l’uomo da Dio. Ecco il dramma, che sfiora la tragedia: l’uomo tende a fidarsi più del Maligno, che lo seduce, lo inganna e lo demolisce, che non di Dio, che ne è il Creatore e che tutto opera per il suo vero bene.
C’è una ragione di fondo, che sta all’origine e alla radice di ogni peccato, in simbiosi con la sfiducia nei confronti di Dio: la superbia menzognera, di cui Satana è il padre e la personificazione (cfr Gv 8, 44). Come Satana, anche l’uomo, fattosi suo gregario con l’accordargli acriticamente la fiducia, pretende di essere “conoscitore”, cioè autore, di ciò che è bene e di ciò che è male. In altri termini mira ad essere un soggetto etico, generatore di etica per sé e, nei limiti del possibile, anche per altri, “conoscendo il bene e il male come Dio” (Gn 3, 5). È allettante per l’uomo ritrovarsi da creatura a creatore del proprio destino, senza dover rendere conto a nessuno, esonerato cioè da ogni senso di responsabilità. Ma è un miraggio. Che comunque fa comodo. Benché alla prova dei fatti provochi per il soggetto che ne è autore e per l’intera umanità, almeno come ricaduta, una inondazione devastante di mali. Tutti i mali che hanno segnato la storia della città dell’uomo, in netto contrasto con la storia della Città di Dio, dall’uccisione di Abele fino alle guerre, ai genocidi, agli eccidi, alle follie e ingiustizie attuali, hanno questa causa.
È proprio l’abbinamento e il connubio tra la libertà e la superbia, cui si consente di divenirne il pilota, che trascina nel gorgo del male, con le sue logiche e le sue conseguenze, l’umanità che vi aderisce, ma, indirettamente, anche quella umanità che vi si oppone. È la storia del peccato. Con un po’ di azzardo, potremmo definirla l’epopea allucinante del peccato, nel suo sopravvento sul bene, sulla fedeltà a Dio. Con tutto il seguito e il codazzo di disastri, di sofferenze, di angosce, di disperazione. Verrebbe da dire: “Perché Dio non ha deciso, nel creare l’uomo, di crearlo sì libero, ma di tenere poi Lui stesso a briglia la libertà?”. Proprio nel creare l’uomo, a sua immagine e somiglianza, non poteva non dotarlo di libertà e affidare la libertà alla sua gestione responsabile. Dio non si sostituisce all’uomo. Ne avrebbe fatto un robot o almeno un semi robot. Come fanno i tiranni con i loro sudditi. Lui stesso invece resta garante della libertà dell’uomo, anche quando la usa male, anche quando gli crocifigge il Figlio.
La libertà è davvero tutta in mano all’uomo. Se la libertà è pilotata dalla superbia manda fuori orbita, poiché la superbia è miope e, perciò, scambia gli obiettivi con i miraggi, la felicità con il piacere, il bene con l’interesse. Se invece la libertà è pilotata dall’umiltà, riconosce Dio come Assoluto e Creatore e Gli accorda piena fiducia. Con una vista resa limpida dall’umiltà, la libertà mira al fine assoluto che è Dio, al bene, alla felicità. Nel primo caso l’agire umano è peccaminoso, in quanto contrasta il progetto di Dio sull’uomo, con ricadute devastanti sull’uomo stesso che può realizzarsi solo in sintonia con il progetto di Dio. Nel secondo caso l’agire umano è virtuoso ed edifica il soggetto che agisce e l’intera umanità con la quale è collegato.
Purtroppo la storia registra capitoli di allucinante malvagità siglati dal potere delle tenebre (cfr Col 1, 13), benché mai siano venute a meno anche aree di luce (cfr Noè, Abramo, Mosè, Davide, i Profeti..). Eccone un indice a grossi capitoli, intrisi di superbia, di arroganza, di infedeltà a Dio: l’uccisione di Abele da parte del fratello Caino (Gn 4, 8); il diluvio come conseguenza del fatto che “Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni intimo intento del loro cuore non era altro che male. E il Signore si pentì di aver fatto l’uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo” (Gn 6, 5-6); la torre di Babele, simbolo della superbia dell’uomo che sfida il cielo (cfr Gn 11, 1-9); Sodoma: “Ora gli uomini di Sodoma erano malvagi e peccavano molto contro il Signore” (Gn 13, 13; 19, 1-29); le ripetute ribellioni del popolo ebreo nei quarant’anni del deserto e anche nel periodo post davidico (ad es. 1 Re 15, 22: “Giuda fece ciò che è male agli occhi del Signore; essi provocarono il Signore a gelosia più di quanto avevano fatto i loro padri, con i peccati da loro commessi”); la serie di re malvagi che seguirono la divisione del regno di Giuda dal regno di Israele, per i quali la Scrittura ripete il ritornello: “fece ciò che è male agli occhi del Signore”; i salmisti e i profeti, in particolare Geremia ed Ezechiele, non cessano di apostrofare gli israeliti come un popolo di ribelli, di infedeli e di idolatri.
Entrando poi nei Libri Sacri del Nuovo Testamento, i riferimenti alla situazione di peccato segnata da viziosità sono ancora assai pesanti. Basterebbe citare qualche pagina particolarmente significativa a tale riguardo per capire come la venuta del Messia Salvatore era ormai un bisogno, un grido di soccorso dalle profondità abissali dell’umanità in preda al sistema del peccato. Fra tutti i testi neotestamentari citiamo Mt 15, 19: “Dal cuore provengono propositi malvagi, omicidi, adulteri, impurità, furti, false testimonianze, calunnie”; Gal 5, 19-21: nell’enunciare le opere della carne Paolo evidenzia “fornicazione, impurità, dissolutezza, discordie, divisioni, gelosie..”; Rm 1, 18 ss, dove tra l’altro Paolo afferma che “Dio li ha abbandonati alla loro intelligenza depravata, ed essi hanno commesso azioni indegne.. arroganti, superbi, presuntuosi, senza cuore..”; Ef 4, 17-19: “Non comportatevi più come i pagani con i loro vani pensieri, accecati nella loro mente, estranei alla vita di Dio.. diventati insensibili, si sono abbandonati alla dissolutezza e, insaziabili, commettono ogni sorta di impurità”; 2 Pt 2, 13-14. 19: “Essi stimano felicità darsi ai bagordi in pieno giorno; scandalosi e vergognosi.. hanno gli occhi pieni di desideri disonesti e, insaziabili nel peccato, adescano le persone instabili.. Promettono loro libertà, mentre sono essi stessi schiavi della corruzione. L’uomo infatti è schiavo di ciò che lo domina”; 1 Gv 2, 15-16: “Non amate il mondo, né le cose del mondo! Tutto quello che è nel mondo – la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita – non viene dal Padre, ma viene dal mondo”.
Fatta la constatazione che l’uomo è in balia del peccato, apparentemente vincente su tutti i fronti, e che anche quando vuole fare il bene, il male è accanto a lui (cfr Rm 7, 21), viene da dire con l’apostolo Paolo: “Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte?” (Rm 7, 24).
È vero che tutti siamo intaccati dal sistema del peccato (cfr Rm 3, 9: “Tutti sono sotto il dominio del peccato”), che ha la sua venefica scaturigine agli esordi dell’umanità, con Adamo ed Eva. Ma qualche cosa di noi, della nostra interiorità si sottrae al dominio del peccato. Qualche cosa in noi è disponibilità alla salvezza. Siamo riscattabili. Non siamo condannati a soccombere alla potenza di satana. Siamo peccatori, ma destinatari della Misericordia, come precisa Paolo: “Dio ha racchiuso tutti nella disobbedienza, per essere misericordioso verso tutti” (Rm 11, 32). Sarà questo l’argomento della prossima puntata.
mons. + Giuseppe Zenti