IL NODO ISTRUZIONE Scuola, la riforma alla prova del docenti Sondaggio Czsl.• 3 insegnanti su 4 critici sulle novità Il ministro Gelmini replúa: ilsindacatofaccia autocritica DA ROMA LucA LwE i M alpagati, con scarso prestigio sociale, preoccupati per il futuro. Per gli insegnanti italiani la scuola è peggiorata e le riforme scolastiche sono servite a ben poco. Le bocciano in tre su quattro e al ministro Gelmini appioppano una grave insufficienza: 3,6. Tempi duri per maestri e professori, nonostante tutto ancora soddisfatti del loro lavoro che dàlapossibilità di dialogare con i ragazzi e aiutarli a crescere.
Frustrati ma orgogliosi, dunque.
Il quadro che emerge dall`indagine tra gli insegnanti condotta dalla Swg per conto di Cisl-Scuola non piace al Ministero dell`Istruzione che replica con durezza citando i dati diffusi dall`Ocse sul miglioramento della scuola italiana.
Per l`indagine sono stati intervistati 700 docenti, rappresentativi di tutti gli ordini. Più di tre su quattro, dunque (il 77%), giudicano che la scuola sia andata peggiorando in questi ultimi tempi. I motivi? I tagli che hanno limitato le possibilità degli istituti (62%) e il sistema scolastico che non tutela gli insegnanti (30%). Conseguenza:
la mancanza di motivazione dei docenti (26%). Così la categoria rifila una bocciatura senza appello al ministro dell`Istruzione. Il 75% le rifila l`insufficienza (da uno a cinque). Il 17% un discreto giudizio (tra sei e sette). Solo l`8% la promuove a pieni voti (tra 8 e 10). La media complessiva è 3,6. Un "quattro meIl .
no meno , insomma.
Le sue riforme infatti non vanno giù al 75% dei docenti. Per l`aumento del numero degli alunni per classe (72%), la riduzione delle ore di insegnamento nella scuola primaria e secondaria di 1 grado (59%), l`introduzione del maestro unico-prevalente (54%), il nuovo assetto del secondo ciclo (31%), la bocciatura per un solo 5 in pagella (28%).
Ma i docenti vogliono una scuola di qualità e più meritocrazia. Due su tre infatti dicono sì alla pagella per gli insegnanti e a meccanismi premianti:
il 56% pensa sia giusto introdurre perfino differenti livelli di retribuzione in base al merito. Nonostante tutto, i prof continuano ad amare la cattedra, per lo stretto legame con gli alunni (57%). Diversamente, tra coloro che si dichiarano insoddisfatti della propria professione, la metà lamenta una retribuzione inadeguata e uno scarso riconoscimento sociale del ruolo di docente; il 27% gli scarsi mezzi e strutture per far funzionare la scuola, il 18% la precarietà.
A emergere è anche un profilo di profondo senso civico degli insegnanti che, nonostante tutto, non sono cinici e disincantati verso il Paese (67%). Rispetto alla media nazionale, sono più convinti che l`unità nazionale sia un bene irrinunciabile (69% contro il 48%), che i partiti svolgano una funzione importantissima per il Paese (65% contro 58%) e che lo Stato dovrebbe dare priorità assoluta allo sviluppo del Sud (72% contro 59%).
In generale si sentono adeguati alla professione più di altri lavoratori (67% contro il 37%) e, amando i giovani, riescono a intravedere nelle nuove generazioni un ruolo di futuri protagonisti dello sviluppo più della media (46% contro 34%). Un messaggio anche per il committente dell`indagine:
poca la fiducia nei sindacati, anche stavolta oltre la media:
35% contro 28%.
Secca la replica del ministero dell`Istruzione:
i dati dell`Ocse-Pisa «smentiscono il sondaggio», affermando un «aumento della qualità della scuola italiana, che dopo anni inverte un trend negativo. Evidentemente a qualche sindacato è venuto il mal di pancia e ha visto crollare tutti gli slogan di questi anni». Il ministero invita la Cisl a «fare autocritica e abbandonare posizioni vecchie».
ValentinaAprea del Pdl definisce «inqualificabile» il giudizio del segretario della Cisl-Scuola Francesco Scrima che parla di «politica sempre meno interprete dei bisogni dell`Italia».
Critici nel Pdl anche Paola Frassinetti, Mario Valducci. Per il Pd invece l`indagine «conferma ciò che tocca con mano chiunque giri per le scuole».
«Polemiche fuori luogo», risponde Scrima: «L`incertezza della fase politica può rendere particolarmente eccitabili: nessuna misurazone delle perfomance del sistema, solo un`indagine sugli insegnanti». E poi, quali meriti avrebbe il governo - dice la Cisl Scuola - se i dati Ocse si riferiscono ai primi mesi in cui era in carica? IL RAPPORTO 4, LE LAUREE? IN CALO Calano i laureati in Italia.A risentire più del fenomeno sono soprattutto le lauree mediche (-15,9%) e giuridiche (-6,5%) mentre fa eccezione economia e statistica (+4,8%). Lo spiega il Rapporto Stella, che ha analizzato I50mila laureati nel triennio 2007-2009 in di diversi atenei italiani.A un anno dalla laurea è poi emerso come l`occupazione sia passata dal 36,9% al 34,4% per i laureati triennali, dal 60 al 56,6% per i laureati magistrali e dal 53 al 49,6% per quelli a ciclo unico.A causa delle difficoltà a inserirsi nel mondo del lavoro, nel 2009 sono aumentati i laureati triennali che scelgono di proseguire negli studi. Per i laureati magistrali e a ciclo unico, invece, la riduzione di chi è occupato porta a un innalzamento degli intervistati catalogati come "non forza lavoro`. Dalle analisi, però, risulta che quasi il 4% dei laureati magistrali e più del 5% di quelli a ciclo unico sono comunque inseriti nel mondo del lavoro, anche se con uno stage non retribuito.