Lezioni Master "Antropologia e Bibbia", Verona 2009
Il prof. Alessandro Ratti ha sviluppato i seguenti punti: 1. La Bibbia è letteratura George Santayana (1863 - 1952), filosofo spagnolo:«La Bibbia è letteratura, non dogma». (dallIntroduzione allEtica di Spinoza) «Io non sapevo che la Bibbia fosse poesia! Pensavo che non fosse altro che religione!» (Sinclair Lewis) «Le parole di Dio, espresse con lingue umane, si sono fatte simili al linguaggio degli uomini, come già il Verbo delleterno Padre, avendo assunto le debolezze dellumana natura, si fece simile agli uomini» (Cost. Dei Verbum, 13).
2. Limmaginazione plasmata dalla Bibbia e lasciata in dote culturale (dimenticata) alle letterature nate dalle sue radici. Da Dante a Bach, da Cervantes a Oscar Wilde, da Thomas Mann a Bulgakov, da Michelangelo a Chagall, la presenza della Bibbia nella cultura occidentale è talmente pervasiva da risultare un paradosso, ma è così. Il mondo del Vecchio e del Nuovo Testamento, che ha dato vita, personaggi, simboli e strutture narrative a duemila anni di storia dellarte spesso viene dato per scontato, considerato ovvio e di fatto ignorato. Anche - o forse, soprattutto - nei suoi capolavori.
3. La frattura italiana fra letteratura laica e letteratura religiosa. Dove è finita la Bibbia? Verso la fine della censura Scrive Clementina Mazzucco a proposito dello studio e della conoscenza della Bibbia oggi, in particolare dellassenza della Bibbia dalla scuola: Più di un secolo fa era lo storico della letteratura Francesco De Sanctis ad affermare: «Mi meraviglio come nelle nostre scuole, dove si fanno leggere tante cose frivole, non sia penetrata unantologia biblica, attissima a tener vivo il sentimento religioso, chè lo stesso sentimento morale nel suo senso più elevato». E per parte sua spiegava il grande effetto che provò lui e provarono i suoi allievi quando, volendo trattare della lirica, affrontò da profano («Non avevo mai letto la Bibbia, e i giovani neppure») anche la lirica ebraica (il libro di Giobbe, il cantico di Mosè, i salmi, i profeti): «Rimasi atterrito. Non trovavo nella mia erudizione classica niente di comparabile a quella grandezza». Più recentemente (1989) il semiologo Umberto Eco si è domandato sulle pagine di un periodico popolare: «Perché i ragazzi debbono sapere tutto degli dei di Omero e pochissimo di Mosè? Perché debbono conoscere la Divina Commedia e non il Cantico dei Cantici (anche perché senza Salomone non si capisce Dante)?»
4. La Bibbia, Grande Codice: un tutto narrativo da Genesi ad Apocalisse, nata e cresciuta con una certa forma non è casuale, ma struttura portante del suo significato e della sua rilevanza per le culture che affondano le loro radici nellimmaginario delle storie bibliche e da esse nutrite. Il linguaggio simbolico e narrativo è il linguaggio della Bibbia. Non è un linguaggio analitico quello impiegato dagli scrittori sacri per narrare le vicende di un popolo il cui Dio interviene continuamente negli avvenimenti umani. La storia della salvezza è raccontata e raccontabile. I generi letterari e la forma stessa della letteratura biblica sono essenziali per coglierne la portata rivelativa religiosa. Non si può prescindere dalla forma della Bibbia per ricavarne il significato.
5. La lettura tipologica della Bibbia cristiana: lintertestualità teologica La Bibbia di cui parliamo, quella che ha influenza sullOccidente, è la Bibbia Cristiana, letta fin dallinizio, nella sua totalità, secondo il principio della tipologia (che sul piano della critica letteraria corrisponde allintertestualità: la dipendenza di un testo dai suoi predecessori testuali). Tutto lAntico Testamento, nella lettura cristiana, punta verso Cristo e prefigura a venuta di Cristo [nella lettura ebraica: il Messia non ancora giunto]. Tutto il Nuovo Testamento rappresenta un compimento dellAntico e delle sue figure. LAntico dice il vero perché è confermato dagli eventi accaduti e raccontati nel Nuovo Testamento. Il Nuovo Testamento è vero perché già profetizzato dai sapienti dellAntico Testamento. S. Agostino: Novum in vetere latet et vetus in novo patet.
6. La Bibbia e la letteratura. Percorsi di creazione, sub-creazione e rivelazione Gianfranco Ravasi, in Italia, è certamente uno dei principali studiosi e divulgatori del collegamento profondo tra Bibbia e letteratura. Seguiamone il pensiero. La Bibbia si apre sul libro della Genesi: Dio crea il mondo con la sua Parola. Il logos divino dà forma e significato alla realtà. La parola è la radice della creazione ove espleta una funzione «ontologica». Infatti, si può quasi affermare che entrambi i Testamenti si aprono con la Parola divina che squarcia il silenzio del nulla. Bereshît... wajjômer ‘elohîm; jehî ‘ôr, Wajjehî ‘ôr, «In principio, Dio disse: Sia la luce! E la luce fu» (Genesi, 1, 1.3). Così si schiude la prima pagina dellAntico Testamento. Nel Nuovo Testamento lideale apertura potrebbe essere quella del celebre inno che funge da prologo al Vangelo di Giovanni: En archè en ho Lògos, «In principio cera la Parola» (1, 1). Lessere creato non nasce, perciò, da una lotta teogonica, come insegnava la mitologia babilonese (pensiamo allEnuma Elish), bensì da un evento sonoro efficace, una Parola che vince il nulla e crea lessere. La Parola divina è, però, anche alla radice della storia, come sorgente di vita e di morte: «Mandò la sua Parola e li guarì, li scampò dalla fossa (...). Egli invia la sua Parola e li fa perire (...). Mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose e la notte era a metà del suo corso, la tua onnipotente Parola dal cielo, dal tuo trono regale, guerriero implacabile, si slanciò (...) portando, come spada affilata, il tuo ordine inesorabile» (Salmi, 107, 20; 147, 18; Sapienza, 18, 14-15).
7. La dimensione mitica della Bibbia e il recupero della forma narrativa della verità Qui cè uno snodo importante fra larte della Parola Biblica e della letteratura contemporanea. Mentre, per gli antichi, la storia e il racconto non possono che essere linterpretazione autorevole e divina della realtà, dischiudendo attraverso il logos il significato profondo degli eventi, e in tal modo comunicando narrativamente i valori morali che costruiscono la società e gli individui, tutto questo, nellaccezione contemporanea della letteratura, è andato perso. La letteratura - come anche larte visiva, nel mondo postmoderno - ha perduto la sua funzione di incarnare e applicare le meta narrazioni, credute e continuamente bisognose di essere ridette e rivissute. La letteratura contemporanea si ritira nel soggettivo del privato, dellesplorazione interiore dei sentimenti e dei flussi di coscienza, del divertimento; cerca di lasciare il campo del mitico - per il quale si sente ormai inadeguata - , non si sente più capace dellespressione narrativa della verità. Se non cè più una verità, come si fa a raccontarla? Ma è poi davvero possibile questo sforzo? Eppure non possiamo non chiederci se lessere umano possa, senza contraccolpi, ritrovarsi privato delle metanarrazioni o dei miti a cui conformare le proprie credenze personali e sociali? (e si badi non solo credenze religiose, ma le proprie convinzioni su ciò che ha valore e su ciò che non ne ha, su ciò che conta e su ciò che non conta, su che senso ha il mondo….cf. a questo proposito R. BARTHES, Miti doggi [or. 1957]).
II parte: SAGGI di LETTURA 1. Ravasi e i modelli dellinflusso biblico sulla letteratura: 1) reinterpretativo, 2) degenerativo, 3) trasfigurativo (Cf. G. RAVASI, Il grande Codice culturale dellOccidente in Vita Pastorale nov. 2007, sezione Dossier.
1) La Bibbia reinterpretata, è quanto provano a fare i lavori letterari (o cinematografici) basati sul racconto biblico letterale, mettendolo in scena in costume, interpretando attraverso la ri-narrazione attualizzata la stessa storia originariamente affidata alla Scrittura Sacra. Si rischia sempre il romanzo-biblico (vedi: Giuseppe e i suoi fratelli di Thomas Mann; Per amore solo per amore di P. Festa Campanile, ma anche, in un certo senso, il Quo vadis di H. Sienkiewicz) o la sacra rappresentazione.
2) La degenerazione, non è solo la parodia, ma lo stravolgimento di racconti, significati e personaggi biblici per dire altro, uninterpretazione di opposizione e di decostruzione religiosa, dettata o da pregiudizi ideologici, o da vera e propria contestazione del significato biblico, fino allo sgomento o inquietudine.
3) Il modello trasfigurativo è il più sottile e interessante dei possibili modelli di influsso della Bibbia sulla letteratura. La trasfigurazione si riferisce alle opere spirituali, in cui non sono presenti, in modo riconoscibile, storie o personaggi biblici, ma che sono rette da strutture e significati profondamente consonanti e ispirati alla rivelazione biblica. a) Tolkien: antropologia biblica riscritta e rivissuta. La trasfigurazione della Bibbia nellarte (Ravasi) b) Lerede attuale della letteratura fantastica di Tolkien e Lewis: J. K. Rowling c) E in Italia? Il caso Pinocchio.
► qui il testo delle lezioni Bibbia e Letteratura del prof. A. Ratti