Vorremmo tutti poter ritornare nella stagione della giovinezza. Ovviamente, tutti noi che labbiamo alle spalle da tempo. Ne conosciamo le potenzialità per averle vissute da protagonisti. Se ci fosse dato di farvi ritorno, e un pizzico di nostalgia per la propria giovinezza sfumata da tempo è depositata in cuore, carichi però dellesperienza accumulata successivamente, con ogni probabilità la vivremmo con maggior saggezza. Peccato che certe cose si capiscano con la rilettura dei fatti, compiuta a distanza. Lesperienza ci assicura che la giovinezza non si qualifica per la sua spensieratezza, come se i giovani non fossero affatto travagliati da pensieri e preoccupazioni. Forse oggi soffrono per un rigurgito e un sovraccarico di pensieri, che alcuni tendono ad annegare nellalcol, nella droga, nel gioco, nel divertimento smodato, nelleuforia. La giovinezza è stagione di sviluppo globale della persona umana. Dal fisico, alla mente, ai sentimenti, alle abilità, alle relazioni. Anzi, occorre riconoscere che nella giovinezza tutto è esubero, sovrabbondanza, rigoglio, esplosione di vitalità. Qualche cosa di simile a quanto avviene per la natura botanica. Tutti abbiamo impressi negli occhi gli alberi in fiore in primavera: una vera esplosione di fioritura. È un incanto. Da fotografare. Si potrebbe dire che Dio si mostra estremamente prodigo nella sua natura. E così succede anche nei giovani. Il loro fisico è vigoroso. La mente prodigiosa: magari si inceppa nei ragionamenti ma in quanto ad intuizione e memoria è fuori serie. I sentimenti sono magmatici. Le abilità sono incalcolabili. Le relazioni tendono allinfinito, persino quelle virtuali. Davvero la giovinezza è invidiabile sotto questi aspetti. Se poi aggiungiamo che è la stagione in cui sboccia lamore affettivo; in cui i sogni si rincorrono e i progetti appaiono facilmente realizzabili; in cui non si ha paura di nulla e ci si tuffa nelle arditezze e nelle imprese audaci; in cui ci si sperimenta protagonisti, capaci di esercizio di libertà e di responsabilità… non si può che definire stagione dalle mille speranze e potenzialità. Viene spontaneo il verso del Leopardi: che cori, o Silvia mia!. È vero, è stagione che si consuma in troppa fretta, come puntualizza Lorenzo il Magnifico nei suoi canti carnascialeschi: Come è bella giovinezza, che si fugge tuttavia, eco di quanto la Sacra Scrittura dellAntico Testamento aveva già affermato: Giovinezza e capelli neri sono di un momento. Eppure è stagione reale. Determina il percorso della vita susseguente. Se è vissuta bene, nella saggezza, prepara un futuro splendido. Ovviamente, il senso del reale non ci permette idilli e illusioni. Se diciamo vissuta bene non intendiamo affermare che sia già squadrata e tutta perfezione. Chiunque è stato giovane sa per esperienza che i momenti in cui i freni funzionano a metà e le forze prorompenti dei motori vanno in accelerazione sono frequenti. Lesuberanza è tipica del giovane e non deve affatto scandalizzare gli adulti. Persino qualche sciocchezza, e anche qualche cosa di peggio, è comprensibile. Non per nulla la Sacra Scrittura, non esita ad invocare il perdono soprattutto per i peccati della giovinezza: Non ricordare, Signore, i peccati della mia giovinezza!. Ciò che non è affatto comprensibile è la violenza. Non è mai giustificabile. La violenza non è una proprietà della giovinezza. È figlia della demenza. Lascia dietro di sé distruzione e provoca altra violenza. A catena. Quando è compiuta da giovani cè di che interrogarsi: chi e che cosa ha caricato il loro animo di violenza, come una polveriera, fino al punto da giustificare aggressioni e atti vandalici contro cose e contro persone? Forse cè un mondo di adulti, non tutti ovviamente, che si fa scudo dei giovani per attuare le loro strategie perverse ed eversive? O si è ingenerato nei giovani lidea che per farsi notare come protagonisti della storia occorrano gesti insani? O è pura espressione delle leggi del branco cui dimostrare di appartenere con gesti audaci e distruttivi? Sono domande che inquietano. Anche se i violenti non sono la massa dei giovani. Sarebbe comunque interessante concordare una strategia dellisolamento di tali soggetti e dello snobbamento delle loro azioni. Ancora una volta si impone un concorde impegno di tutti per disinnescare per tempo le situazioni potenzialmente implosive. Se lo si fa nei confronti dei giovani è come salvare un potenziale di risorse, di incalcolabile valore, che può essere valorizzato in favore della società intera. Del resto, non sono forse le potenzialità, esuberanti, dei giovani, il capitale sociale che una società civile sta accumulando oggi per un suo promettente e splendido futuro? + Giuseppe Zenti