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Carissimi, la Chiesa di Cristo vive della fede di cui Pietro è la personificazione e di quella fede che in Paolo ha trovato un singolare interprete e un inimitabile appassionato profeta. In questo pontificale prendiamo in considerazione la figura e il compito affidato da Cristo a Pietro, come è narrato dalla pagina di Matteo appena proclamata. Questa sera, nella chiesa di S. Paolo in Campo Marzio, nella celebrazione eucaristica che apre l’anno paolino, ci soffermeremo sulla figura e la missione di Paolo. Partiamo, ovviamente, dal testo di Matteo 16, 13-19. Un brevissimo cenno di contestualizzazione. Gesù si è immerso nelle folle e ha trasmesso loro i segreti del Regno. Attraverso il suo agire, anche prodigioso, e il suo dire, spesso rivestito di parabole. Dapprima lo seguono in massa: “grandi folle comunciarono a seguirlo” (Mt 4, 25). Ma progressivamente quella sequela, di fronte alle esigenze prospettate da Gesù, si è diradata. I risultati si rivelavano alquanto ristretti, se non deludenti. Pertanto, ripartendo da un luogo appartato come era Cesarea di Filippo, Gesù preferì dedicare maggior tempo alla formazione dei discepoli da lui scelti, perché stessero con lui e poi mandarli ad annunciare e testimoniare il Vangelo. Di qui la domanda, non casuale, posta ai discepoli: “La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?”. È vero che la gente riconosceva in Gesù un grande profeta. Lo ascoltava volentieri. Ma poi, di fatto, sceglieva di vivere alla giornata, seguendo le tradizioni della religiosità ebraica. Più oltre faticava a spingersi. Salvo momenti di entusiasmo suscitati da qualche episodio che sapeva di prodigio. Mentre Gesù intendeva educare i discepoli ad una radicale adesione a Lui, come condizione di vita feriale. Doveva Lui essere il centro del loro cuore. E perciò il criterio delle loro scelte. Non a caso lo stesso evangelista Matteo, dopo aver evidenziato la chiamata di Gesù: “Seguite me, vi farò pescatori di uomini”, annota e sottolinea la risposta dei primi due discepoli, tra cui appunto Pietro, seguiti da altri due: “Ed essi, subito, lasciate le reti seguirono Lui!” (cfr Mt 4, 18-22). Proprio con coloro che, dopo aver lasciato tutto, lo stavano seguendo, e non lo avevano lasciato solo, a differenza delle folle, occorreva un approfondimento di rapporto interpersonale. A partire dalla comprensione di chi era Colui che stavano seguendo come risposta ad una sua chiamata. Perciò: “Voi, chi dite che io sia?”. Lo chiede non perché lui non lo sapesse. Ma perché essi si esponessero nella reale comprensione della sua identità autentica. Poiché solo a questa condizione essi non si illudevano e Gesù non falliva la sua missione: almeno alcuni erano consapevoli della sua identità e, di conseguenza, della sua missione. Come è noto, e lo abbiamo appena riascoltato, è Pietro l’incaricato del Padre a svelarne l’identità: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. Intuizione straordinaria, umanamente non sostenibile. Al punto che Gesù stesso lo fa rilevare: “Il Padre mio te l’ha rivelato”. Dunque nella identità personale di Gesù, come Messia e come Figlio unigenito del Padre, si entra esclusivamente per via rivelativa e non per metodo empirico. Ora l’identità, quella invisibile, sta davanti a tutti e tutti interpella: “Chi sono io per voi?”. Se i discepoli, attraverso Pietro, lo riconoscono e lo accolgono per quello che di fatto è, Messia e Figlio del Dio vivente, possono decidersi per un discepolato radicale. Una tal Persona meritava la sequela. E rivolto a Pietro, in qualità di capocordata dei discepoli e loro portavoce: “Tu sei Pietro! E su questa pietra edificherò la mia Chiesa”. Parole di eccezionale portata. Sottoposte alle forche caudine delle esegesi e delle ermeneutiche più disparate e contraddittorie. Come se Pietro fosse il sostituto di Cristo. Pietro non sostituisce Cristo che rimane unica Roccia su cui è edificata la sua Chiesa o, come aveva già precisato lui stesso alla conclusione del discorso della montagna, si edifica la casa antisismica, capace di sfidare i tempi delle avversità e delle persecuzioni. Pietro è reso partecipe della solidità dell’essere Roccia tipico di Cristo, in quanto se Cristo è la Roccia della Verità (“Io sono la Verità”), Pietro è la personificazione della fede autentica in Colui che è personalmente la Verità. Non vi è contrapposizione tra l’essere Roccia in riferimento a Cristo e l’essere roccia in riferimento a Pietro. Uno richiama l’altro. Di fatto Pietro incarna in sé, con quella professione di fede cristologica, l’icona del vero credente. Non più fluttuante nella serie delle opinioni, come una zattera in balia delle onde. Con Pietro, la fede non è ondivaga. È granitica. È oggettiva. Non manipolabile. Neppure dalle variabili storiche. Sfida gli evoluzionismi. Attraversa la storia, per dare all’uomo di tutti i tempi la possibilità di avere quella certezza della rotta che sola è in grado di condurlo nel porto della salvezza. Ne va della storia della civiltà, al cui progresso la Chiesa petrina dà un sostanziale contributo proprio nel segnalare a tutti, senza imposizioni, la stella polare, Gesù Cristo, Figlio del Dio vivente, il Crocifisso Risorto, Speranza dell’umanità, per ribadire il tema del Convegno nazionale ecclesiale ospitato nella nostra città. A ben pensare, una autentica civiltà ha bisogno di riferimenti oggettivi, di valenza universale, per non cadere nel qualunquismo dilagante dell’impero delle opinioni soggettive che conducono a quel relativismo, noetico ed etico, che di fatto sfilaccia lo stesso vivere sociale civile. Per questo nella solennità dei Santi apostoli Pietro e Paolo, appunto con la celebrazione eucaristica rendiamo grazie a Dio di averci fatto dono del ministero di Pietro, roccia di riferimento della nostra fede ecclesiale oggettiva, e di averci fatto dono di papa Benedetto che si contraddistingue proprio nel suo compito di essere pietra nella Pietra Verità che è Cristo. Del suo alto magistero, sicuro e saggio, ha bisogno l’umanità di oggi, per non inabissare nel non senso. E siamo riconoscenti a lui, con la vicinanza degli affetti filiali comunionali e con la preghiera, che, in un contesto di fede apostolica, in lui ci fa riconoscere il Pietro di oggi. |