Domenica 9 Agosto 2020
torna in home page
 NEW Diocesi Verona - Archivio News - 2020 - Le omelie Vescovo - Pastori appassionati del gregge del Pastore nel Pastore 
Pastori appassionati del gregge del Pastore nel Pastore   versione testuale
Cattedrale di Verona, 27 giugno 2020 - Ordinazione presbiterali






Anche quest’anno la nostra Diocesi di San Zeno (don Fabio di Lonato ci ricorda che la nostra Diocesi sconfina in provincia di Brescia!) ha il dono provvidenziale di ordinare, per l’imposizione delle mie mani e per la preghiera di ordinazione, cinque nuovi Presbiteri, destinati alla pastorale, nella sua molteplice e variegata espressione. Saranno dunque ordinati per essere pastori d’anime, caratterizzati dalla passione di essere in ogni situazione presenza e trasparenza del Pastore dei pastori, il Signore Gesù. Fatta questa premessa, si comprende la scelta delle tre letture improntate sulla figura del buon Pastore.

Cogliendo la propria identità di pastori dai testi biblici liturgici

Focalizziamo il testo del Vangelo di Giovanni al capitolo decimo. Si tratta dell’allegoria del Buon Pastore: “Io sono il buon Pastore ... conosco le mie pecore, cioè sono in relazione interpersonale con ognuna e le metto in relazione tra di loro ... ci capiamo reciprocamente … siamo sintonizzati ... le conduco ai pascoli idonei (il pascolo è Lui stesso) … faccio vita assieme ... do la mia vita”. Ogni espressione merita una singolare attenzione, un approfondimento nel tentativo di assimilarla personalmente. Ora questo Pastore è davvero una bella persona (Pastore kalòs! In senso morale ovviamente). La sua personalità si identifica con il suo essere Pastore.

Il testo di Ezechiele al capitolo 34 ci prospetta Dio pastore, prefigurazione tipologica di Cristo pastore in cerca della pecora smarrita, come evidenzia l’evangelista Luca (cfr. Lc 15). Il pastore è la persona meno al sicuro di tutti. Va in cerca, ovunque, anche di una sola pecora, a costo di spinarsi e sporcarsi. Per lui una pecora vale cento. Non è mai insignificante. Cerca con amore anche i refrattari, gli allergici della casa paterna, i senza Dio. E si premura di fasciare le ferite delle pecore accidentate. Gli stanno sommamente a cuore i vulnerati dal peccato, da esperienze negative e devastanti.

 

Qualche suggerimento spirituale e pastorale

Ed ora, cari ordinandi, estraendole dalle due letture citate, desidero offrirvi qualche rilievo, a modo di suggerimento, al fine di focalizzare la vita interiore del pastore d’anime. Rifacciamoci al testo della 1 Pt 5,1-3. Un testo parenetico, esortativo, con la forza dell’imperativo morale: “pascete il gregge che vi è stato affidato”, che è quello di Cristo. Anche quando non sarete più in grado di fare nulla come azione pastorale organizzata, ricordatevi che sarete pastori d’anime. Allora offrite la vita inerte per il gregge universale di Cristo. Non basta però pascere. Pietro aggiunge: “sorvegliate volentieri il gregge”, cioè state assieme volentieri non da angariati. Se amate la gente sarà sempre per voi un piacere stare con la gente. E se davvero amate la gente, non ve ne servirete mai per vergognoso interesse o per spadroneggiare, come ha esortato Pietro, magari solo per sentirvi qualcuno. A mano a mano che procederete nel cammino del presbiterato, dovunque sarete, sentirete sempre più il bisogno di essere un esempio da imitare, un modello di fedeltà al Pastore.

Siate pastori nel Pastore, a cui solo appartengono le pecore che ha acquistato con il suo sangue. Amatelo come Pietro, al punto da essere disposti a dare la vostra vita per Cristo, nel dedicarvi al suo gregge! Evitando ogni forma di autoreferenzialità. Pensate poi ai “vostri” giovani. Portali a Cristo e li farete felici. La vostra pastorale abbia un’impronta vocazionale per aiutare i giovani a capire per quale stato di vita sono venuti al mondo. E se riuscite ad intercettare, individuare germi di vocazione al presbiterato, favoriteli in ogni modo, sia con la vostra preghiera, sia con la guida spirituale. Sentitevi fortemente responsabili del domani della Diocesi che necessità di preti santi. Non disperdete nessuna vocazione per superficialità. Aiutate i giovani a tenersi liberi dal sistema del peccato, che è il peggiore dei Covid, cioè dell’egoismo, della superbia, dell’ateismo idolatra conclamato e pratico, della cattiveria, dell’insensibilità... Per questo, amate stare insieme con loro, sappiate ascoltare le loro voci interiori, i loro interessi, le loro ansie e paure. Cercate di capirli e di incoraggiarli. Vi auguro anche siate dei bravi confessori, per far scoprire loro e apprezzare la Misericordia sacramentale di Dio. Aiutateli ad essere in ricerca del Senso del vivere, come maestri di vita e testimoni, e fate intravvedere questo Senso completo di vita in Gesù Cristo, che nel dono del suo Spirito li tiene inquieti finché non si decidono di accogliere Lui come Signore e Amico del loro cuore.

 Pascete il gregge in modo da averlo nella mente (nei pensieri) e nel cuore (negli affetti, nei desideri, nelle trepidazioni): ecco l’impegno del celibato, o meglio, della verginità consacrata. Vi consente di avere liberi cuore e mente per ogni persona, per ognuno dei vostri giovani, senza che siano presidiati e usurpati da una sola persona. Ricordate comunque che i vuoti del cuore e della mente sono fatalmente invasi da tornado affettivi e culturali devastanti. Evitate le distrazioni, che capitano anche tra sposi, al punto da dimenticare la reciprocità e persino i figli. I vostri giovani siano la vostra salvezza, costringendovi a fare i preti, mai gli avventurieri.

Pastori con il senso della corresponsabilità comunionale pastorale

Pascete il gregge insieme agli altri preti dell’Unità Pastorale e della Vicaria, non da pionieri in solitaria, autoreferenziali. E ricercate sempre la corresponsabilità dei laici.

Pascete il gregge con la passione per tutto il gregge, senza selezionare il piccolo gregge dei fans (il mito del nido caldo!). In ogni caso, educate i pochi ad essere missionari verso i molti, che sono la maggioranza dei battezzati. Fate riscoprire il valore dell’essere battezzati, del poter vivere nel grembo dell’amore trinitario di Dio, in Gesù. Mirate alla conoscenza personale, entrando in relazione spirituale pastorale. Li conoscerete un po’ alla volta, con le occasioni che si creano, a partire dagli animatori, sui quali è importante che investiate il meglio di voi stessi.

Ricordate tuttavia che pascere il gregge non è impresa vostra, ma del Pastore. Di conseguenza, non avete motivazioni per lasciarvi prendere dallo sconforto nel caso di eventuali insuccessi delle iniziative. Ciò che conta è che ognuno possa dire di aver fatto la sua parte. Per puro amore. Con spirito di tale gratuità da non mettere in conto nemmeno la gratificazione del successo.

Lasciarsi guidare dallo Spirito

Per essere pastori all’altezza del compito di pascere il gregge occorre essere uomini dello Spirito, grazie alla cui potenza trasformante sarete preti: “Lasciatevi guidare dallo Spirito” (Rm 8,14).

Va da sé che, per essere pastori significativi, è necessario che riserviate alla preghiera tempi proporzionati agli impegni: più impegni vi prendete, più pregate. Pregate per il gregge, insieme tra preti, almeno con l’ufficio delle letture e liturgia delle lodi. È più facile allora che, amando la gente con il cuore di Dio, vi fortifichiate in un amore paziente, quell’amore che, al dire di Paolo, “tutto copre, tutto spera, tutto sopporta”. Evitate rimproveri. Preferite incoraggiare. La gente è la vostra famiglia. Amatela come è e valorizzatela al meglio, come è.  Ma dedicate tempi adeguati anche allo studio della Parola di Dio, dei Padri della Chiesa in primis Sant’Agostino, del Magistero. A queste condizioni, tempi da buttar via nella dissipazione non ve ne restano proprio, nemmeno un frammento.

Vi suggerisco poi che anche nelle difficoltà confidiate nel Signore, Pastore dei pastori, che proprio grazie al vostro ministero diventa per tutti Eucaristia: “Il Signore è il mio Pastore ... se anche vado per valle tenebrosa non temo alcun male perché tu sei con me”, abbiamo cantato nel Salmo responsoriale.

E nel ministero di pastori, che coprirà il resto del vostro percorso terreno che vi sta tutto davanti, fate conto sull’aiuto della Vergine Maria. Pregatela filialmente ogni giorno. Nel vostro ministero date uno spazio adeguato alla devozione popolare mariana. È una straordinaria, ottima via a Cristo pastore, di cui voi con l’ordinazione presbiterale diventate il segno sacramentale. 

 

X Giuseppe Zenti

Vescovo di Verona

 

 

 

 

 

stampa  / segnala / condividi