Domenica 21 Luglio 2019
torna in home page
 NEW Diocesi Verona - Archivio News - 2019 - omelie Vescovo - Preti vicini alla gente per tenerla unita a Gesù nell'abbraccio dello Spirito 
Preti vicini alla gente per tenerla unita a Gesù nell'abbraccio dello Spirito   versione testuale
Cattedrale di Verona, 8 giugno 2019 - Pentecoste – Ordinazioni Presbiterali






Carissimi, la Parola di Dio annunciata in questa Messa vespertina nella vigilia della Pentecoste è focalizzata sullo Spirito Santo. Nel contesto generale della celebrazione liturgica, dal libro della Genesi ci è dato di capire che lo Spirito Santo ci trasmette la salvezza dalla cultura di Babele, espressione della prevaricazione superba dell’uomo, che, qual nuovo Prometeo, mira ad essere protagonista unico della propria fortuna e del progresso, senza alcun riferimento, tanto meno dipendenza obbedienziale, nei confronti di Dio, trascinando in tal modo fatalmente l’umanità alla deriva.

Persino la Creazione, precisa Paolo nella lettera ai Romani, risente della cultura di Babele, dell’ateismo pratico, della ribellione e della sfida dell’uomo a Dio, al fine di sostituirlo. Paolo parla di “doglie del parto” della Creazione, che è in attesa della liberazione dell’uomo dall’incantesimo della cultura di Babele, al fine di lasciarsi interiormente trasformare dall’azione dello Spirito che in un clima di preghiera sintonizza il cuore dei credenti con i disegni di Dio, premessa di una ecologia dall’ampio respiro.

E la pagina del vangelo di Giovanni ricorda che lo Spirito è donato ed effuso non con il contagocce, ma in sovrabbondanza: “Se qualcuno ha sete venga a me e beva chi crede in me. Come dice la Scrittura: dal suo grembo sgorgheranno fiumi d’acqua viva”.

Dalla configurazione alla conformazione a Cristo Pastore

Carissimi ordinandi, con l’imposizione delle mie mani e con la solenne preghiera di ordinazione, il medesimo Spirito Santo opera in voi una trasformazione radicale che vi configura a Cristo Pastore radicandovi in Lui, al punto da essere partecipi della sua identità di Pastore, al fine di realizzare in voi la sua pastoralità. Di qui la strettissima e inscindibile simbiosi tra ciò che vi viene trasmesso, cioè la configurazione a Cristo Pastore, e ciò che, con la sua grazia sacramentale, siete chiamati ad esprimere nell’esistenza ministeriale, cioè la conformazione a Cristo Pastore.

Proprio la vostra nuova identità oggettiva di pastori configurati con Cristo Pastore sacramentalmente e l’impegno soggettivo a conformarvi la vita sotto il profilo etico morale imitativo, vi segnalano precisi ambiti di preferenze e stile di ministerialità.

Anzitutto, lo Spirito che viene effuso in voi per farvi pastori d’anime, vi sospinge e vi abilita a cogliere i gemiti del cuore umano assieme a quelli della creazione. Di conseguenza, state vicini alla gente. In mezzo alla gente. Per impregnarvi dell’odore delle pecore. A tutte le persone che incrocerete fate gustare le primizie dello Spirito che sono in voi, aiutandole a sintonizzarsi sui suoi desideri, che rendono loro possibile una vita nuova, sana, vigorosa, non ammorbata e ammuffita da crisi di noia della vita, rispettosa della natura che è creatura di Dio. Amate davvero la nostra gente con l’amore che, al dire di Paolo nella lettera ai Romani, è effuso in voi per mezzo dello Spirito Santo (Cfr Rm 5,5). Amatela come è. Senza selezioni. Non venite a lamentarvi con me di avervi affidata una comunità non all’altezza delle vostre attese. Venite piuttosto a confidarmi ciò che lo Spirito sta compiendo di buono, pur nel travaglio delle vostre fatiche apostoliche. Soprattutto state in mezzo ai ragazzi, preadolescenti, adolescenti e giovani, che sono il vostro ambito preferenziale di amore pastorale. Con animo da pastori pronti a dare la propria vita per il gregge, secondo l’aforisma di Agostino: “È ministero di amore pascere il gregge del Signore” (“Amoris officium pascere dominicum gregem”). Non è certo, oggi, un ambito di soddisfazioni a grappolo quello giovanile. È un mondo complesso. Ma non è detto radicalmente negativo. Solitamente Dio, nel dono del suo Spirito, fa germinare fiori straordinari nel deserto. Importante è trovarsi lì per garantirne lo sviluppo, al momento opportuno per dare loro ciò di cui hanno bisogno: non cibi taroccati e avariati di cui abbondano le mense del mondo, ma Gesù Pane di Verità, Gesù Eucaristia, Gesù Misericordia del Padre. Accompagnateli per mano alla Messa e alla Confessione e fatele gustare come un incontro desiderato perché straordinariamente capace di far rinascere e maturare il senso del vivere. Parlate loro di Gesù con verità, con passione, con fierezza. Al di là di una certa allergia provocata dai media e dalla cultura dominante, per molti di loro Gesù è l’argomento più nuovo e più affascinante. Fondate la passione pastorale sulla convinzione che la dimenticanza di Dio è innaturale nell’uomo, come lo fu quella espressa dal figlio prodigo che ha trovato se stesso solo quando ha deciso di far ritorno a casa per buttarsi nell’abbraccio del Padre. Ce lo ricorda Sant’Agostino: “Ci hai fatti per Te, Signore, e il nostro cuore vive nell’inquietudine finché non si decide a ritrovare la sua pace in Te!”. Come il Macedone apparso in sogno a Paolo anche i giovani di oggi vi gridano: “Vieni da noi e portaci la salvezza!”. Questo tempo è un momento opportuno, un vero Kairòs, per far conoscere Gesù. Come si suol dire, state sul pezzo. Con amore paziente e benevolo, con un linguaggio capace di intercettare le profondità dei loro pensieri e dei loro desideri. Troverete delle sorprese del tutto inedite. Come direbbe San Giovanni Paolo II, questo è un tempo  propizio, meraviglioso, per essere preti, testimoni dell’agire dello Spirito, senza mai lasciarsi distrarre dalle banalità che lo Spirito aborrisce perché rendono l’uomo di Dio più uomo del mondo che di Dio.

Una vita secondo lo Spirito favorita dall’otium sanctum

Va da sé che, per essere davvero testimoni dello Spirito, occorre che teniate interiormente purificato, come acqua cristallina, il vostro amore verginale messo ogni giorno a dura prova in un contesto culturale inquinato di egoismo, di depravazione sessuale, di mondanità e di materialismo consumista. E al fine di rendervi sostanzialmente immunizzati dalla cultura della mondanità che intacca tutti gli sprovveduti, parlo a voi ma in voi all’intero Presbiterio, riservatevi del tempo congruo settimanale, otium sanctum lo definisce Sant’Agostino, per la preghiera anche personale oltre che liturgica, per l’adorazione, per riflettere e lasciar decantare il marasma di preoccupazioni, sentimenti, emozioni, progetti. Non siamo di robot. E riservate parte dell’otium settimanale alla fraternità presbiterale che fa bene a voi e ai confratelli con i quali condividete il ministero.

Lo Spirito vi sintonizzi sempre più con le esigenze del ministero che assumete, consapevoli che non andate a preti per realizzare una vostra sensibilità, i vostri sogni, ma per rendere presente il vostro Vescovo pro tempore, con i suoi indirizzi e la sua sensibilità pastorale finalizzati al consolidamento e allo sviluppo del Regno di Dio, là dove l’obbedienza vi indirizzerà. Di conseguenza, la stessa solenne promessa di obbedienza al Vescovo ordinante e ai suoi successori, che deporrete nelle mie mani tra poco, vi impegna ad ascoltare ciò che il Vescovo segnala e a sintonizzarvi con lui sempre di più e volentieri, dandogli un credito di fiducia quando non si capisce fino in fondo l’obbedienza, pur presentando le proprie obiezioni e persino le eventuali riserve, ma mai in atteggiamento di contestazione o di insubordinazione in nome della coscienza formata sui parametri di una compiaciuta autoreferenzialità.

Non nego, con sofferenza, che anche la nostra diocesi avrebbe bisogno di più preti per rispondere alle richieste della gente. Tuttavia, ha necessità soprattutto di preti santi, di forte carica spirituale, innamorati di Cristo e del suo Regno, della sua Chiesa; radicalmente di Dio per essere totalmente dei fratelli che su tali preti possono far conto per la loro salvezza eterna. Non vi meravigliate allora se dico che tre preti santi valgono più di trenta preti mediocri.

I preti santi di oggi sono un appello affascinante e irresistibile per i giovani, perché si interroghino sulla propria identità vocazionale e stimolo a scoprire dentro di sé un eventuale DNA di vocazione al presbiterato. Ricordate sempre che la più efficace pastorale vocazionale è l’intero nostro Presbiterio, nella misura della sua fedeltà alla sua natura comunionale fraterna ed evangelizzante. Assieme alle famiglie cristiane proprio il Presbiterio è il terreno più fecondo di vocazioni alla santità sponsale, consacrata e ordinata.

Carissimi ordinandi presbiteri, vi attende una grande impresa, mai fallimentare: la Signoria di Dio. Qualunque cosa possa accadere nel dispiegarsi della storia dei prossimi decenni che vi vedranno protagonisti, umili, intelligenti e generosi, della pastorale della nostra Diocesi, distinguetevi per fede adulta, filiale amore alla Chiesa, carica di umanità vibrante, audace parresia nell’azione missionaria evangelizzatrice, senso di comunione fraterna, singolare attenzione premurosa nei riguardi delle vocazioni, docilità allo Spirito. Con Maria e sul parametro della sensibilità di Maria che invochiamo per voi come Madre del vostro sacerdozio ministeriale.

Permettetemi di concludere con una breve invocazione allo Spirito per il mio Presbiterio: “Spirito del Padre e del Figlio, abbraccio del Padre e del suo Unigenito, infiamma il cuore di tutti i miei preti, in modo che nessuno si adagi in una vita di mediocrità e di compromessi. Fa’ sperimentare loro l’ineffabile gioia di evangelizzare con parresia, di far conoscere e amare Gesù e in Lui il Mistero dell’Amore Trinitario. Inondali della tua felicità. Perché siano fieri di essere preti oggi”.

 
 
 

X Giuseppe Zenti

Vescovo di Verona

 
stampa  / segnala / condividi