Giovedì 22 Agosto 2019
torna in home page
 NEW Diocesi Verona - Archivio News - 2019 - omelie Vescovo - Ringraziamento per la Venerabilità di don Luigi Bosio, don Giovanni Ciresola, suor Edvige Zivelonghi e per la beatificazione di Benedetta Bianchi Porro 
Ringraziamento per la Venerabilità di don Luigi Bosio, don Giovanni Ciresola, suor Edvige Zivelonghi e per la beatificazione di Benedetta Bianchi Porro   versione testuale
Cattedrale, 27 gennaio 2019






 

Carissimi, per l’intero popolo di Dio della diocesi di San Zeno oggi è grande festa. E per evidenziarne l’importanza ci siamo raccolti numerosi in Cattedrale. Concelebriamo infatti la Messa di ringraziamento per un grappolo di riconoscimenti, ben quattro, da parte dell’Autorità della Chiesa sulla via della santità nei confronti di altrettanti figli spirituali di spicco: la venerabilità di don Luigi Bosio, di don Giovanni Ciresola, di suor Edvige Zivelonghi e la prossima beatificazione di Benedetta Bianchi Porro. Un mosaico della santità nella loro composizione di tasselli differenziati per personalità e per stato vocazionale: due presbiteri, una suora, una laica.

Ma al di là della differenza di personalità e di stato di vita vocazionale, quale elemento li unisce tutti e quattro? La tensione spirituale a vivere nella santità, intesa come un vivere nel mondo senza essere del mondo; per incarnare il Vangelo,  per essere cioè uniti a Cristo al punto da poter dire con l’apostolo Paolo: “Per me il vivere è Cristo” (Fil 1, 19), il Crocifisso Risorto. Di conseguenza il loro vivere Cristo li ha abilitati a vivere fondamentalmente senza compromessi, senza inquinamenti, senza contaminazioni con quella mondanità che è sostanziata di progetti e scelte improntati su un orizzonte puramente terreno, come se Dio non esistesse, alla ricerca di una esistenza spensierata, frivola, arrivista, interamente intenta a creare il mito di sé, egoista, edonista, insensibile all’altrui sofferenza, cattiva e superba. In effetti, il termine stesso, santo, nella sua etimologia dalla lingua greca “aghios” evoca appunto la non contaminazione con la terra, con la mondanità.

La santità come docilità allo Spirito

La Parola di Dio proclamata in questa Liturgia eucaristica della terza domenica del tempo ordinario ci offre una preziosa chiave di interpretazione del principio attivo stesso della santità e del fine, cioè della destinazione, del vivere santo di un battezzato.

Il Vangelo di Luca narra l’autorivelazione di Gesù come il Messia profetizzato da Isaia nella sinagoga di Nazareth: “Lo Spirito del Signore è sopra di me … Oggi si è compiuta in me questa Scrittura!”. Ecco chi è il Principio attivo della santità vissuta dai credenti in Cristo! È lo Spirito Santo, Spirito della Santità di Dio stesso Mistero di Amore Trinitario incontaminato, l’eterno e ineffabile abbraccio di amore tra il Padre e il Figlio, per dirla con Sant’Agostino.

Nessuno è nato santo, nemmeno quanti la Chiesa ha proclamato santi. Ma, in logica di crescita con il Sacramento fontale della purificazione dal peccato originale e della alimentazione spirituale qual è il Battesimo, i santi, proclamati o anonimi, si sono lasciati santificare dallo Spirito, divenendo testimoni plausibili della sua potenza capace di trasformare le persone da peccatori a santi, fino alla loro completa e assoluta disponibilità alla sua azione divina, specialmente nel momento del venir meno delle forze fisiche. A tale proposito, mi perdonate se cito il venerabile Luigi Bosio, mio padre spirituale per oltre 20 anni che mi ha appassionato alla divina liturgia e a Sant’Agostino, e lo cito con la consapevolezza che egli non suscita invidia e gelosia da parte degli altri, in quanto ogni santo parla sempre a nome di tutti, di cui si fa interprete autorevole. Giunto quasi alla fine della sua vita, esausto nelle sue forze fisiche ebbe a confidarmi e soleva dire ad altri: “Humanum dico: Come è crocifiggente non riuscir più a fare niente! Divinum dico: Ma come è beatificante lasciar fare tutto a Lui!”. Parole che valgono per lui, ma interpretano bene anche lo stato d’animo e la sofferenza del venerabile Giovanni Ciresola, suo grande amico spirituale, e della stessa suor Edvige segnata dalla tubercolosi; valgono tuttavia in modo straordinario per Benedetta Bianchi Porro, vissuta a lungo nella paralisi che progressivamente le ha impedito qualsiasi movimento per anni, nel fior della sua giovinezza e nell’età matura. Tutti e quattro hanno permesso allo Spirito Santo nel crogiolo della loro sofferenza di forgiare di loro un capolavoro della grazia, la santità.

La santità come dono al Corpo di Cristo

E la pagina di Paolo ai Corinti ci ha svelato il Mistero della Chiesa come Corpo di Cristo, arricchito di carismi e di ministeri, elargiti dallo Spirito per la sua armoniosa edificazione nella santità. Grazie alla loro docilità allo Spirito, i santi sono il dono più grande dello Spirito alla Chiesa Corpo di Cristo. I Santi sono straordinaria riserva di staminali spirituali rigeneranti; espressione della santità della Chiesa e nel contempo membra sane perché risanate e rinvigorite dalla Parola, dall’Eucaristia, dal Sacramento della misericordia. La Parola, l’Eucaristia e la Confessione! Come non ripensare al venerabile Luigi Bosio e al venerabile Giovanni Ciresola! Le loro erano parole misurate, centellinate nell’omelia! La loro presidenza dell’Eucaristia coinvolgeva l’assemblea liturgica in un’atmosfera di fede! E il confessionale, con le lunghe file di penitenti che attendevano! L’abbraccio paterno della Misericordia! Che esperienze del divino, del Mistero dell’Amore Trinitario misericordioso! Hanno segnato la nostra vita spirituale.

Mi sia consentito infine di evidenziare altre tre caratteristiche che accomuna i quattro. Anzitutto, emanavano felicità! Si partiva da loro felici! Persino, anzi, con accentuazione nel caso della beata Benedetta, l’ultimo cenno di vita è stato il suo abituale sorriso, segno della sua serenità e della sua pace interiore, motivo per cui soprattutto ha affascinato schiere di giovani. In secondo luogo, hanno saputo prendersi tempi adeguati per curare la loro interiorità, la loro spiritualità. A tale riguardo ricordo ancora a quarant’anni di distanza l’esortazione paterna e decisa del venerabile Luigi Bosio a me in un momento in cui ero troppo affaccendato: “Ricordati che non chi si ferma è perduto, ma chi non si ferma”. Infine una tenerissima devozione a Maria percepita misticamente presente come Madre, ad ogni palpito di cuore.

Carissimi, questi nostri quattro fratelli nella fede, per i quali oggi rendiamo grazie a Dio, sono per ognuno di noi un appello alla santità. Alla santità contagiosa che abita un cuore “bruciato dalla febbre della santità”, per dirla ancora con il venerabile Luigi Bosio. Quella santità che il Concilio Vaticano secondo ha evidenziato come chiamata universale: siamo venuti tutti al mondo per essere santi, per vivere da santi!

Del resto i Santi sono la salvezza dell’umanità, destinata a non andare del tutto alla deriva grazie alla micro santità della ferialità, più diffusa di quanto non si pensi, anche in atti di amore eroico e nascosto. I Santi della micro santità feriale sono una carezza di Dio ai disperati; sono una folata di brezza rigenerante per i rinunciatari e sfiduciati; sono ossigeno in una società soggetta ad asfissia valoriale. Di Santi ha necessità oggi la Chiesa e l’umanità che ha bisogno di essere salvata dal naufragio della disumanità a cui la condanna inesorabilmente l’affondarsi nella mondanità atea e insensata.

 

Di conseguenza, soprattutto da parte delle famiglie, culla della vita e humus naturale di educazione alla santità, occorre attivare la voglia di santità, a partire dalle giovani generazioni, in un contesto di esistenza adagiata nelle banalità, nella mediocrità, e persino nella devianza. Santità vuol dire tendere a diventare con la grazia di Dio il meglio di sé, vivendo in modo gradito a Dio, l’unica strada della felicità. Così il Padre si compiacerà anche di noi, come si è compiaciuto del Figlio e come, in Gesù Cristo, si è compiaciuto dei venerabili don Luigi Bosio, don Giovanni Ciresola, suor Edvige Zivelonghi e della beata Benedetta Bianchi Porro. L’autorità della Chiesa ne ha riconosciuto e sancito pubblicamente l’eroicità delle virtù teologali e cardinali esercitate in modo esemplare, dandoci in tal modo la certezza che sono in Paradiso. Dal Paradiso ci ottengano da Dio, concordemente, grazie di santità familiare, consacrata e ordinata. E grazie speciali di nuove vocazioni alla vita sacerdotale, consacrata e familiare. Vocazioni sante. E mai meno che sante!

 

X Giuseppe Zenti
Vescovo di Verona 

 

 

stampa  / segnala / condividi