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Diventare il meglio di sé nella propria specifica vocazione alla santità   versione testuale
Basilica di san Zeno, 09 novembre 2018 - Veglia preghiera giovani






Il contesto della preghiera giovani è molto propizio per entrare nel mondo di Dio, artefice del nostro essere, verità della nostra singolare persona. In un clima di preghiera si capisce meglio la nostra identità non clonabile, nella sua autenticità, e la nostra missione nella storia. Come a dire che nel clima di preghiera ci troviamo nella condizione migliore per capire chi siamo, per quale stato di vita vocazionale siamo fatti e che cosa ci stiamo a fare in questa vita.

E qui ci troviamo ad un bivio che ci costringe a scegliere l’obiettivo da perseguire ad ogni costo. Quello imposto dalla cultura idolatra pagana che fa degli affari e del successo un obiettivo assoluto, benché disponibile a pochi? Questo obiettivo, comunque, in genere fa alienare se stessi nei beni accumulati e nei successi raggiunti, sicché ci si sente importanti non perché persone, ma perché al di sopra della mischia, grazie alle ricchezze e ai successi agguantati. È tutta gente invidiata che andrebbe invece compatita. Oppure scegliamo l’obiettivo di realizzare nella docilità allo Spirito il progetto di amore su cui Dio ha pensato e realizzato ognuno? Questo obiettivo è possibile a tutti indistintamente. Ed è identificabile con l’autenticità del nostro essere.

Diventare il meglio di sé nella propria specifica vocazione alla santità

In ogni caso, la scelta è in mano a ciascuno di noi, durante tutto il percorso della vita, nel quale, come sappiamo per esperienza, siamo soggetti alle fluttuazioni dei condizionamenti culturali, sociali, umorali. Ovviamente, la nostra attenzione in questo momento non si focalizza sull’obiettivo dell’occupazione professione, che certo non è di poco conto, in quanto condiziona il percorso di studi e gli stati d’animo.

La nostra attenzione si fissa invece sul grande “affare della vita”, che riguarda la propria identità vera e il compito vocazionale assegnato da Dio per la vita intera, come risposta alla realtà che ti ha fatto essere Dio, facendoti dono della vita e implementandolo con il dono della fede battesimale. Ecco in generale il compito vocazionale della vita conseguente alla scoperta della propria identità, che si specifica diramandosi in “vita sponsale coniugale familiare; vita di verginità consacrata al Regno di Dio; vita sacerdotale”!

Già il porsi l’interrogativo è atto di saggezza e di vero amore a se stessi. Hai una sola vita. Merita di essere valorizzata al meglio. Ne scopri l’identità nel clima di confidenza con Dio in Gesù, in un dialogo personale: “Signore, grazie che ci sono! Svelami chi sono io in Te. Fammi capire per quale stato di vita mi hai pensato, progettato dall’eternità per realizzarmi al meglio di me nel tempo! Aiutami ad accettarmi volentieri per quello che mi hai fatto e anche per quello che nei miei limiti e nelle mie incoerenze sono. E ti ringrazio di avermi creato quello che sono”. Chi infatti potrebbe obiettare a Dio: perché mi hai fatto così? Perché mi hai fatto maschio e non femmina; femmina e non maschio? Perché mi hai fatto nascere da questi genitori e non da altri? Saggezza ci dice di prendere atto della realtà che sono e di ringraziarne ogni giorno Dio.

Certo, nella scoperta di se stessi subentra la libertà, da tenere liberata dai condizionamenti, quello di fare come fanno tutti intruppati nel branco, dalle paure, dai miraggi. Occorre un grande amore a se stessi. Se vuoi bene a te stesso, diventa il meglio di te stesso! Nella direzione vettoriale della tua identità vocazionale! Che coincide con la strada della tua santità.

Portare a Gesù è la vocazione-missione del Presbitero

In questo contesto, ecco la vocazione al presbiterato. Qui davanti a noi stanno sei giovani, i nostri “magnifici sei”, vostri coetanei, vostri compagni di viaggio. Persone come voi, prima di essere persone speciali, chiamate da Dio per una missione speciale: essere presbiteri per il prossimo domani. Certo anche loro con le loro paure e trepidazioni, come del resto le ha sperimentate lo stesso profeta Geremia: “Sono inadeguato alla missione; sono giovane e inabile a parlare”. E il Signore assicura: “Ci sono io, ti mando io. Io parlo attraverso di te”.

Con il rito che tra poco si svolgerà, questi sei giovani chiedono davanti alla Chiesa di poter accedere al percorso di preparazione al sacerdozio ministeriale, ammessi tra i candidati agli Ordini sacri, con lo stato d’animo di un fidanzamento con Gesù, in vista di una vita irreversibilmente e totalmente con Lui, in Lui. Già me ne hanno fatto esplicita richiesta attraverso una lettera personale, molto bella, ognuno con il timbro della sua personalità. Tra poco, in un dialogo con me, espliciteranno la loro richiesta, seria e meditata, perché sia sorretta dalla grazia di Dio invocata dalla nostra Chiesa e da questa assemblea di giovani in particolare.

Questi giovani stanno intuendo che il Signore Gesù li desidera totalmente suoi, con Lui, per condividere il suo grande Affare, per il quale vale la pena di impegnare, fino al sacrificio di sé, l’intero proprio essere per tutta la vita. L’Affare è il Regno di Dio che coincide con la presenza di Gesù nel cuore dell’uomo. Portare a Gesù! Questo è il vero obiettivo del ministero del prete: portare la gente, soprattutto i giovani a Gesù; farli entrare nel cuore di Gesù, perché Gesù entri nel loro cuore, dopo averlo scoperto come il Messia, il Salvatore, il Signore: “Abbiamo trovato il Messia” annuncia Filippo a Natanaele. E anche Andrea, fratello di Pietro, incontrandolo gli dice: “Abbiamo trovato il Messia!” e l’evangelista Giovanni annota: “E lo condusse da Gesù!”. Quando una persona ha di fatto incontrato Gesù come Senso del proprio vivere, se ama qualcuno per davvero, lo porta da Gesù. È la più grande fortuna. Una vita senza Gesù è priva di Senso. Ecco perché l’allergia nei suoi confronti, fatta scattare come una guerra dichiarata dalla cultura atea e idolatra, va considerata come il peggiore dei danni perpetrati nei confronti delle persone che vengono private del Senso stesso del vivere umano, a cominciare dai giovani che del Senso del vivere hanno necessità vitale.

Per questo il prete è prete a tempo pieno, a mente piena, a cuore pieno: pieno solo di Gesù per guidare chiunque incontra a Gesù. Aiutando nel contempo le persone che ha condotto da Gesù a farsi esse stesse guide amiche nel portare altri - familiari, colleghi, amici - da Gesù. Penso specialmente agli animatori e animatrici: se siete credibili perché coerenti, sarete una benedizione per i vostri adolescenti. Anche perché, una volta incontrato, conosciuto, vissuto Gesù, la vita degli stessi adolescenti è un’altra cosa rispetto a quella plagiata dalla cultura delle banalità e del grigiore.

 

Carissimi giovani, sono davvero tanto contento di vedervi numerosi a questo momento di preghiera. Aiutatevi ad essere veri discepoli di Gesù, qualunque sia la chiamata allo stato di vita: familiare, consacrata, ordinata. Lasciatevi scegliere da Lui. Proprio come stanno facendo questi sei nostri amici speciali.

X Giuseppe Zenti
Vescovo di Verona 

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