Martedì 13 Novembre 2018
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Democrazia e giustizia sociale: realtà smarrite   versione testuale






Sono venuto volentieri a questo convegno su “Democrazia e Giustizia sociale: realtà smarrita”, per ascoltare l’amico vescovo Mario Toso, il professor Stefano Zamagni, dal quale c’è sempre qualche cosa di significativo da imparare, e la professoressa Laura Zanfrini, che mi hanno presentato come persona assolutamente esperta sull’argomento.

Pur essendo stato affidato a me il delicato compito di rivolgere una parola di saluto a questa nobile e qualificata assemblea, nutrito di qualche breve riflessione inerente all’argomento a modo di introduzione, non c’è pericolo che io usurpi materiale ai tre oratori su un tema che, per quanto analizzato, e i tre lo faranno di certo par loro, lascia sempre spazi inesplorati.

Democrazia e giustizia sociale. Anzitutto democrazia. È generata abitualmente dalla volontà di un popolo di riscattarsi dalle infinite forme di tirannia e di dittatura di ogni tempo, con le sue allucinanti e disumane crudeltà.

È raro che una democrazia nasca per pura evoluzione. Generalmente è una conquista bagnata di sangue. Basta a confermare l’asserto il riferimento alle dittature sorte, sviluppate e tramontate nel secolo scorso, tra le quali si erge come un mostro dalle mille teste il Nazismo.

Dal bagno di sangue perpetrato dal suo sventurato alleato, il Fascismo, come reazione concorde e quasi plebiscitaria del Popolo italiano, è nata la nostra Carta costituzionale, che non esito a definire la migliore forma di democrazia, perché parlamentare e non presidenziale, assai più rappresentativa del popolo. Certo, una simile tipologia di democrazia è senza dubbio la più difficile da governare, come documenta la sua storia di conquiste e di criticità croniche nell’arco della sua vita di ben settant’anni. Del resto, per esprimere tutte le proprie potenzialità, una democrazia parlamentare necessita di una formazione permanente al senso democratico, cioè alla responsabilità civile, sociale e politica da parte di tutti i cittadini, per non dover in un giorno funesto ritornare ad essere sudditi telecomandati, privi del dono più sublime concesso all’uomo, la libertà.

E la giustizia! Figlia della democrazia che unisce inscindibilmente diritti e doveri per garantire a tutti la dignità di cittadini. La giustizia infatti riconosce come proprio fondamento epistemologico il principio di etica universale: “unicuique suum tribuere” (attribuire ad ogni persona ciò che le spetta di diritto), che mira ad evidenziare il valore assoluto di ogni persona, in qualunque condizione essa si trovi o possa venirsi a trovare, mettendola nella condizione di realizzarsi al meglio di sé, nel rispetto delle norme che regolano il vivere sociale. E a mettere ogni persona nella condizione di dignità, colmando le disequità, come le definisce papa Francesco.

La degenerazione della democrazia e, conseguentemente della giustizia, fatalmente produce anarchia, generatrice matrigna della tirannia e della dittatura.

Di fronte al sospetto che, come viene insinuato dalla tematizzazione proposta per la riflessione di questa serata, democrazia e giustizia siano oggi realtà smarrite, c’è di preoccuparci. Se di fatto siamo giunti al livello di guardia nella non coscienza dello stato di criticità, è necessario quanto meno correre ai ripari prima che la situazione tracimi devastante, con una terapia d’urto di valori civici, a partire dal superamento del ceppo batterico letale nei confronti del senso democratico, dato principalmente dall’individualismo, dall’egoismo arrivista, dall’idolatria del potere, sostituendolo con il senso della responsabilità verso la cosa pubblica, cioè la casa comune, in definitiva il bene comune. Tutte le Istituzioni sociali e civili vi sono coinvolte, perché non accada che le coscienze, assopite dal disinteresse per la cosa pubblica, non si lascino anestetizzare dalle svariate forme di demagogia che, in un clima di anarchia o di semianarchia, preludono alla dittatura, dapprima quella ideologica del pensiero unico e poi, fatalmente, quella politica.

Il senso democratico e il senso della giustizia esige che tutti i cittadini assimilino il senso del bene comune, per il quale anche gli stessi partiti, nei quali si esprime una partecipazione democratica alla politica, debbono convergere. In sistema. Chiunque gioca allo sfascio, chiunque sta creando caos, chiunque ingenera disfattismo, chiunque è disinteressato e apatico nei confronti del bene comune e vive per se stesso contribuisce a porre le premesse per le dittature.

 

Senza voler rubare il mestiere a Cassandra, vorremmo tuttavia che si prendesse coscienza a livello dell’intera popolazione, almeno dell’Italia e dell’Europa, del momento critico e rischioso nei riguardi della democrazia e in essa della giustizia. Non vorremmo che, ammaliati dalle demagogie cariche di promesse illusorie ed evanescenti, spalancassimo festosi i portali all’avvento di dittature ammantate di democrazia, come accadde ai Troiani quando nel tripudio hanno introdotto nella città il cavallo dei Greci inventato dall’astuto Ulisse, ritenuto un dono della dea Pallade. Allora da cittadini responsabili decadremmo a livello di sudditi; e da soggetti di diritti e di doveri dovremmo piegarci ad essere soggetti di soli doveri. A testa bassa. Privati della libertà. Quod Deus avertat!

 

X Giuseppe Zenti
Vescovo di Verona 

 
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