Martedì 13 Novembre 2018
torna in home page
 NEW Diocesi Verona - Archivio News - 2018 - omelie - La santità è iscritta nel DNA di ogni persona umana 
La santità è iscritta nel DNA di ogni persona umana   versione testuale
Cattedrale di Verona, 1 novembre 2018 - Solennità di tutti i Santi






Carissimi, mi permettete una curiosità. Qual è l’etimologia del termine “santo”? Più che estraendone la matrice dalla lingua latina, risulterà più immediatamente comprensibile se lo evochiamo dalla lingua greca, nella quale il corrispondente di “santo” è “aghios”. Aghios significa letteralmente: “Senza terra”, cioè non abbarbicato alla terra, in definitiva non mondano. Mondano è colui che è convinto che la sua esistenza sia delimitata dalla nascita alla morte fisica. Dopo di chi non esiste più nulla. Di conseguenza è in cerca ansiosa di cogliere dalla vita tutto ciò che la vita gli può offrire in termini di soddisfazioni e di piaceri. Interamente imperniato sul proprio io. Il contrario è l’“aghios”, impegnato a vivere con coerenza e professionalità sulla terra, ma non considera la terra la sua patria definitiva, è bensì proteso, vivendo da cristiano sulla terra, alla vera Patria che è il Paradiso. In definitiva il Grembo dell’Amore Trinitario di Dio.

È quanto, in sintesi, ci ha ricordato papa Francesco nella sua lettera apostolica sulla santità: Gaudete et exultate, titolo estratto esattamente dalle parole conclusive del Vangelo delle Beatitudini appena proclamato. Ci ricorda la chiamata universale alla santità. Come a dire che la santità è iscritta nel DNA di ogni persona umana e coincide con la realizzazione delle potenzialità di cui Dio ci ha arricchiti con la nascita, per non restare degli incompiuti o dei distrutti come persone, nella linea dell’etica e della morale. Facendo maturare in noi le esigenze dell’etica e della morale cristiana realizziamo il nostro essere di persone umane, in relazione di amore, come Relazione di Amore è il Mistero Trinitario di Dio.

 Di fatto, già sulla terra predisponiamo lo stato di vita permanente nel dopo morte, almeno in preludio: di realizzazione delle potenzialità, cioè della nostra identità, conformi al progetto di amore di Dio, o di rifiuto di realizzarsi in conformità al progetto di Dio, volendosi realizzare sui parametri della propria superbia autoreferenziale.

In tal modo qui in terra anticipiamo il nostro essere paradiso eterno, vivendo da paradiso per noi e per gli altri, concretamente vivendo il vangelo delle Beatitudini, passando abitualmente dalla situazione di purificazione, o inferno eterno, creando qui in noi e negli altri condizioni di inferno, di infelicità per egoismo superbo.

Non sarà dunque Dio che a suo capriccio ci destina al luogo del Paradiso, inferno o purgatorio, come un Minosse dantesco. Lui ci vuole tutti con sé: in ciò consiste il Paradiso, non in un luogo fisico. Ci ha fatti per questo, ma non obbliga nessuno ad essere ciò che uno non vuol essere.

Rimaniamo pertanto persino sconcertati dal fatto che Dio, autore della libertà dell’uomo, si lascia condizionare, fino a restare impotente, dalla libertà dell’uomo, e la rispetta a tal punto da non impedire all’uomo di vivere per sempre nell’infelicità per rifiuto libero e cosciente di Dio, fonte della felicità. Per superbia.

Del resto qual è in definitiva la ragione per la quale Dio ci ha chiamati alla vita? Perché decidiamo con assoluta libertà da che parte stare per l’eternità. E la Parola di Dio ci segnala qual è la password del Paradiso: l’umiltà che ci fa decidere di stare con Dio. Al contrario, la password per l’inferno è la superbia che ci fa decidere di stare con satana che della superbia è il padre. Lasciandoci assolutamente liberi, Dio però ci assicura aiuti in abbondanza per essere paradiso. Anzitutto lasciandoci padroni della nostra libertà, ma nel contempo, ispirandola al suo vero bene. In secondo luogo offrendoci esempi stimolanti di vita significativa, riuscita perché sintonizzata con Dio grazie alla fede. Soprattutto ci fa dono della sua Parola di Verità, dell’Eucaristia, del suo perdono sacramentale, della possibilità di entrare in dialogo con Lui mediante la preghiera.

La solennità liturgica di tutti i Santi ci ricorda dunque che la santità non è una eccezione per pochi prediletti, ma è una singolare chiamata di Dio rivolta a tutti. A tutti Dio assicura gli aiuti necessari per una vita santa. Dio infatti, come si esprime l’apostolo Paolo, vuole che tutti siano salvi e giungano alla conoscenza della verità, senza alcuna eccezione. Ed è in trepidante attesa della nostra libera decisione! Il suo dunque è un appello forte a deciderci da che parte vogliamo stare. Con le decisioni etiche e morali prese nei comportamenti di tutti i giorni. Con i quali dichiariamo di voler essere paradiso o inferno. Per noi stessi e per gli altri che condividono le nostre giornate.

 

 

X Giuseppe Zenti
Vescovo di Verona 

stampa  / segnala / condividi