Mercoledì 17 Luglio 2019
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San Facio, artigiano (18 gennaio)   versione testuale
Memoria obbligatoria






Nota biografica

Facio, detto anche Fazio, nacque a Verona nel 1200 in una famiglia molto religiosa. Fu affidato, ancor giovane, a un maestro orafo affinché nella sua bottega apprendesse la professione. Le grandi doti lavorative, il buon carattere e la giovane età lo resero, a soli ventisei anni, famoso in tutta la città. Giunsero però le invidie degli altri orafi e le angherie furono tali che Facio decise di trasferirsi a Cremona. Tornò nella sua città dopo qualche tempo, con il proposito anche di riconciliarsi con i propri nemici, ma il clima non era cambiato e anzi alcuni gli procurarono ingiustamente il carcere. In occasione di una guerra, su richiesta dei cremonesi che lo consideravano ormai loro concittadino, venne liberato e fece quindi ritorno nella città lombarda. In un clima finalmente sereno, l’arte orafa cedette il posto all’apostolato. Il cuore generoso lo portava ad aiutare quanti erano nel bisogno e fondò a tale scopo la Confraternita laicale dello Spirito Santo, aprendo nella sua casa un ricovero che col tempo diverrà l’Ospedale Maggiore della città.
Il vescovo di Cremona, stimandolo anch’egli moltissimo, lo elesse visitatore generale dei monasteri della diocesi, fatto eccezionale per un non consacrato. Ricoprì la carica col massimo impegno fino alla morte. Nel 1240 il Beato fondò un ospedale a Soncino, al cui fianco venne aperta la chiesa dello Spirito Santo, in seguito dedicata al suo nome (oggi ha il titolo di Sant’Antonio Abate).
Morì a Cremona, acclamato da tutti santo, il 18 gennaio 1272.
Nel necrologio del capitolo della cattedrale, in cui Facio è detto “frater”, vi è una relazione sulla sua morte molto dettagliata. Pochi anni dopo un prete di nome Giovanni scrisse una vita in latino, apportando in appendice una lunga lista di miracoli, con molti testimoni, che il popolo di Cremona otteneva grazie alla sua intercessione. La prima biografia a stampa venne scritta nel 1606 da Leonardo Gregorio.
Il beato Papa Pio IX ne confermò il culto nel 1873. Le reliquie, più volte oggetto di ricognizione, dapprima venerate nella chiesa a lui dedicata, sono oggi nella cripta della cattedrale di Cremona nel cui tesoro sono conservati alcuni preziosi manufatti della sua attività di orafo.
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