Martedì 15 Ottobre 2019
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San Zeno, Vescovo, Patrono della Chiesa Veronese   versione testuale
Solennità - 12 aprile (spostato al 21 maggio)

Il messaggio di S. Zeno

Natura e pregi della fede

La fede è la prima delle virtù cristiane ed è anche il primo dei problemi dell'uomo. Essa, dice S. Zeno, non è comunicata da parole umane, ma sorge dall'in­timo dell'uomo sotto l'impulso della divina grazia. Infatti, se dipendesse dalle parole di chi insegna, essa verrebbe meno al ces­sar dell'insegnamento, o quando questo mutasse. Non dipende nemmeno dalla Scrittura perché la fede può sussistere senza la Scrittura, questa invece non ha valore senza la fede. Non dipende dalle discussioni, perché dice S. Zeno, «erra di grosso chi giu­dica fede le mere dispute sulla Scrittura».Anzi, se le discussioni si fanno con malizia, son più adatte a spiantare la fede che a suscitarla. Il rapporto fra disputa teologica, esposizione scritturale, catechesi e fede è simile a quello che esiste fra l'occhio e la luce. La luce illustra le cose, ma a vederle è l'occhio: questo ha bisogno della luce per vedere; ma se è cieco non valgono mille lampade e mille soli a fargli scor­gere un oggetto. La Scrittura può far la sua proposta alla coscienza, ma non può vedere: è la fede che apre l'intimo dell'anima. Di qui avviene che una persona di limitata cultura che non sa discutere, può avere una grande fede come e talora più di un dotto; e viceversa si può trovare qualche teologo di gran fama del tutto incredulo. L’intenzione di S. Zeno però non è quella di esaltare la fede e disprezzare le discussioni e le ricerche, ma quella di distinguere le due cose, perché si sappia apprezzare la fede dei semplici e si abbia la dovuta stima per le discus­sioni senza scambiarle con la fede. L’insegnamento zenoniano richiama al senso soprannaturale della fede: gli insegnamenti sono necessari come la luce, ma per vederci occorre l'occhio. La fede è dono di Dio, come la vita, l'esistenza stessa. Perciò bisogna mettersi davanti a Dio e chiedere a Lui che doni la fede a noi e agli altri: la fede, quest'occhio meraviglioso, fatto per vedere cose che stanno di là di queste realtà terrestri che ogni giorno ci impressionano.

Insufficienza della giustizia

La sapienza del diritto e delle leggi romane hanno segnato un progresso dell'uomo: ma bisogna riconoscerne anche i limiti, e l'insufficienza. Gli stessi romani, ci tramanda­rono questa paradossale equivalenza: “ il massimo di giustizia equivale al massimo d’ingiustizia”. Il filosofo Seneca diceva: “ È ben misera giustizia o bontà quella che si misura a termini di legge”. E spiegava quante cose non comandate dalla legge positiva dobbiamo fare per essere buoni. San Zeno rileva l'insuf­ficienza della giustizia umana con ragionamento radicale, in qualche punto perfino ironico.La giustizia umana, dice, scioglie le liti così bene da seminarle; impugna le sue stesse leggi con altre sue leggi. Distrugge un diritto con altro diritto. Chi non potrebbe vedere che essa non ha mai fatto nulla di retto? E volete sapere quanto sia giusta? Si reputa infelice, se non riesce a rovesciare la verità. Spesso col pretesto della propria difesa o della propria cura con sottilissimi argomenti legali si preme a tal punto che qualche innocente o privo di difesa deve per­dere a norma di legge quello che ha; il che è peggiore di ogni atto di violenza: poiché quello che viene rubato a forza, qualche volta si può ricuperarlo; ma non si può ricuperare ciò che si perde per i garbugli delle leggi». Ma allora, si dirà, di che giustizia parla S. Zeno? Il concetto di giustizia cri­stiana va di là da quello che comunemente s’intende per giustizia. La giu­stizia cristiana non esclude le leggi, ma non sta nelle leggi. Essa parte da una fonte più profonda, dall’intima e convinta volontà dell'uomo di ricono­scere la dignità degli altri e di aiutare l’altro secondo ogni possibilità. Ha la sua radice nell'amore, nella carità. La legge è la determinazione destinata ad essere ben presto sorpassata, ed è possibile di torsione e travisamento. Invece la giustizia cristiana parte da ciò che l'uomo è davanti a Dio e da ciò che l'uomo grazie a Dio deve fare per gli altri. Non vi è vera giustizia senza amore: anzi la giustizia non è che una tappa nel cammino dell'amore. Da sola è radicalmente insufficiente. Chi crede di raggiungere la giustizia solo cambiando leggi o sistemi di leggi, è un illuso perché la giustizia annulla le proprie leggi con altre sue leggi: e ciò non farebbe se queste non fossero insufficienti. Il concetto di giustizia cristiana oltrepassa i termini di quella giustizia comunemente espressa nelle leggi, essa s’immedesima con l'amore. Perciò l'elemosina può diventare atto di giustizia, la rinuncia al fasto o all’esagerata ricchezza per soccorrere i poveri è atto di giustizia, l'uso dei propri beni in servizio della comunità umana (quella che si dice funzione sociale della proprietà) è atto di giustizia, perché sono tutte cose richieste dal sincero amore che ci deve legare fra noi. E questo s’ispira all'amore di Dio che ci dona generosamente i suoi beni. Senza amore non vi è vera giustizia ma solo legalismo. Vi sarà vendetta, oppressione o rivolta, ma non giustizia, se non si pone come punto di partenza e come traguardo l'amore.

Liberamente tratto da: Il messaggio di San Zeno, di Angelo Orlandi, in San Zeno, la figura, il magistero, il culto, Verona 1988, pagine 25-34.

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