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I frutti della Comunione   versione testuale
intervento per Verona Fedele 07/06/2015






Il Catechismo della Chiesa Cattolica molto opportunamente evidenzia in frutti dell’Eucaristia-Comunione nel cuore dei credenti. Come a dire che se ricevuta nei modi più convenienti, con intensità di fede, l’Eucaristia diventa davvero nostro cibo spirituale che ci trasforma sempre più in Eucaristia, cioè in dono di amore.
Ne tratta nei paragrafi 1391-1401. Il primo frutto della Comunione (cf CCC 1391) è quello di far «accrescere la nostra unione a Cristo», secondo le parole di Gesù: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui». Proprio la Comunione «pane del nostro pellegrinaggio, fino al momento della morte, quando ci sarà dato come viatico, conserva, accresce e rinnova la vita di grazia ricevuta nel Battesimo» (CCC 1392).
Un secondo frutto significativo della Comunione è quello di tenerci separati e liberati dal peccato, purificandoci dai peccati veniali commessi e preservandoci da altri possibili peccati, ravvivando il nostro amore per lui, nel quale radicarci sempre più, e rendendoci capaci di troncare gli attaccamenti disordinati alle creature (cf CCC 1393-1394).
Un terzo frutto è quello di preservarci dai peccati mortali, considerati nel loro risvolto di consapevole e libera decisione di voltare le spalle a Dio (cf CCC 1395): la Comunione infatti ci tiene strettamente uniti a Cristo al punto da poter dire con Paolo: «Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (Gal 2, 20).
Un quarto frutto, importantissimo, della Comunione: «L’unità del Corpo mistico: l’Eucaristia fa la Chiesa» (CCC 1396), in quanto la edifica e la nutre. A tale riguardo il CCC cita opportunamente due testi. Anzitutto un testo biblico: «Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane» (1Cor 10, 17). E un testo patristico, splendido: «Se voi siete il Corpo e le membra di Cristo, sulla mensa del Signore è deposto il vostro mistero, ricevete il vostro mistero. A ciò che siete rispondete: “Amen”, e rispondendo lo sottoscrivete. Ti si dice infatti: “Il corpo di Cristo” e tu rispondi: “Amen”. Sii membro del Corpo di Cristo, perché sia veritiero il tuo Amen» (Sermo 272).
Un quinto frutto: «L’Eucaristia impegna nei confronti dei poveri» (CCC 1397). Anche a questo riguardo viene segnalato un testo di un altro padre della Chiesa; Giovanni Crisostomo: «Tu hai bevuto il Sangue del Signore e non riconosci tuo fratello. Tu disonori questa stessa mensa, non giudicando degno di condividere il tuo cibo colui che è stato ritenuto degno di partecipare a questa mensa» (Omelie sulla 1Cor, 27,4).
Infine, «L’Eucaristia e l’unità dei cristiani» (CCC 1398). Ancora una volta viene evocato S. Agostino che riconosce l’Eucaristia come «Sacramento della pietà, segno di unità, vincolo di carità» (Commento al Vangelo di San Giovanni, 26,6,13).
A questo punto il CCC riconosce che le Chiese orientali ortodosse mantengono la realtà sacramentale dell’Eucaristia, mentre delle comunità ecclesiali sorte dalla Riforma così si esprime: «Specialmente per la mancanza del sacramento dell’Ordine, non hanno conservata la genuina e integra sostanza del Mistero eucaristico» (cf CCC 1399-1400).
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