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Pasqua sorgiva della Speranza   versione testuale
intervento per Verona Fedele 05/04/2015






Poiché la speranza è il motore della vita terrena, perché, secondo la fede cristiana, ha la sua sorgiva oltre la storia, nella Pasqua di Cristo? Che carica di incisività positiva sul vivere dell’uomo si può realisticamente attendere dalla Pasqua? Pare che la speranza sia sepolta dagli eventi catastrofici, in gran parte orchestrati dalla malvagità dell’uomo: guerre assurde, eccidi allucinanti, persecuzioni sistematiche contro i cristiani e contro il cristianesimo, ingiustizie macroscopiche, degrado ecologico, povertà crescente che mina alla base la dignità delle persone. In definitiva, si ha l’impressione che il mistero dell’iniquità, come precisa Paolo nella seconda lettera ai Tessalonicesi, abbia il sopravvento e che il massimo che resta da fare alla gente per sopravvivere è di nutrirsi di illusioni, di miraggi. Ben che vada, di speranze a respiro corto, quelle che caricano l’animo per la durata di un giorno.
La Pasqua di Cristo rivela allora tutta la sua valenza di sfida: far uscire l’umanità dalla putrefazione del sepolcro e ricaricarla di speranze vere, perché tutte innestate nella Speranza unica che è il Crocifisso Risorto. Di fatto, per il cristiano la speranza non è un moto dell’animo, ma è la persona stessa del Crocifisso Risorto, nel quale ogni fallimento, e persino ogni peccato, viene riscattato e ogni nostro travaglio viene da lui assunto. Giorno dopo giorno ci porta lui verso il compimento del nostro essere, nell’oltre morte.
Di conseguenza, se l’oltre morte, con lui Risorto, è il traguardo della nostra vita terrena, e verso quel traguardo ci sospinge ogni giorno, ogni giorno risulta animato dalla speranza. Proprio il raggiungimento della vita eterna con il Risorto è la forza magnetica che ci fa muovere i passi verso il domani e il posdomani terreni, fino al domani eterno. Senza mai rimanere privi di carburante. È appunto questa tensione morale verso il domani eterno da risorti con il Risorto che qualifica l’oggi e lo rende significativo per se stesso e per la società, nella quale il credente si assume la responsabilità di essere un testimone della Speranza, pur nel ginepraio delle fatiche di ogni giorno, tra cui la fatica di essere cristiano coerente, in un mondo che va in direzione contraria e con un urto d’onda che fa paura.
Del resto, se i cristiani fanno spazio nel proprio cuore al Crocifisso Risorto, nel far propri i Suoi interessi, diventano uomini di Speranza. E lo diventano se, ad esempio, operano concordemente per la dignità della persona umana, vessata dall’indifferenza e dall’egoismo, dalla sopraffazione, dalla cultura dilagante del gender che, tra atti di inaudita e antidemocratica intolleranza, tenta di alterare il DNA identitario dell’uomo, nella quasi totale indifferenza.
Come vescovo prego perché tanti siano i cristiani carichi di Speranza da immettere nel tessuto sociale e culturale, come anticorpi e riserva di staminali per il suo rinnovamento. Con i migliori auguri a tutta la diocesi.
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