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Il rito del sacramento della Cresima   versione testuale
intervento per Verona Fedele 29/03/2015






Ci sono almeno due termini per indicare il sacramento di cui ci stiamo occupando: Confermazione e Cresima. Il primo termine evidenzia il suo rapporto con il Battesimo (cf CCC 1289), che viene ratificato e portato a compimento nelle sue potenzialità, grazie appunto ai doni dello Spirito che mira a fare di un battezzato un cristiano adulto, maturo, testimone del Cristo Pasquale, come membro corresponsabile della Chiesa. Il secondo termine mette in luce il senso del rito dell’unzione: termine che ha la sua matrice greca in “crisma”, che significa olio. Dallo stesso termine deriva Cristo e, di conseguenza, cristiano (cf CCC 1289). Perché? Con l’unzione mediante l’olio (consacrato solennemente nella Messa crismale: cf CCC 1297), si precisa che il soggetto su cui è stato versato l’olio appartiene a Dio, di cui è come intriso: porta nella sua identità personale il sigillo di appartenenza a Dio (cf CCC 1295). Diventa cioè un suo consacrato. E perciò totalmente suo. Totalmente a sua disposizione per i suoi progetti. Non si appartiene più. Si espropria per una missione che Dio gli affida, carico del buon profumo di Cristo (cf CCC 1294). Confermazione dunque è termine di aggancio con il fonte battesimale; Crisma è termine che rimanda alla missione.
Ma procediamo passo dopo passo nella celebrazione del rito sacramentale. Proprio perché è Confermazione, inizia con il rinnovo delle promesse battesimali con la professione della fede apostolica (cf CCC 1298).
Segue il rito dell’imposizione delle mani, di datazione apostolica, con il quale viene solennemente invocato lo Spirito sui cresimandi. Il gesto sacramentale viene esplicitato nel suo significato e valore dalle parole sacramentali che lo accompagnano: «Dio onnipotente, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che hai rigenerato questi tuoi figli dall’acqua e dallo Spirito Santo liberandoli dal peccato, infondi in loro il tuo santo Spirito Paraclito: spirito di sapienza e di intelletto, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di scienza e di pietà, e riempili dello spirito del tuo santo timore. Per Cristo nostro Signore» (CCC 1299).
Ora la presenza dello Spirito, garantita dall’imposizione delle mani e dalla preghiera che l’accompagna si fa concretezza per ogni cresimando. Il celebrante, infatti, dopo che il candidato gli ha proferito il suo nome battesimale, per ricordare il legame della Confermazione con il Battesimo, segna la fronte del cresimando con l’olio del crisma tracciando un segno di croce e accompagna il gesto con le parole: «Ricevi il sigillo dello Spirito Santo che ti è dato in dono» (cf CCC 1300). Il cresimato si premura di manifestare a voce distinta la sua accoglienza del dono con senso di gratitudine e di fede acclamando il suo “Amen”. Si conclude con un segno di pace, che evoca la Pasqua di Cristo da cui è sgorgata la pace.
In ogni celebrazione della Cresima si rinnova l’evento della Pentecoste sia per i cresimandi sia per la comunità cristiana di appartenenza. Una preparazione adeguata non richiede esclusivamente la conoscenza intellettuale degli elementi essenziali; esige soprattutto un allenamento – nutrito di preghiera, di accostamento al sacramento della Confessione e dell’Eucaristia e di atti di carità – ad essere disponibili alla grazia dello Spirito, per non ridurre la celebrazione del sacramento ad un puro rito sacro.
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