Martedì 22 Ottobre 2019
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Il giudizio misericordioso di Dio   versione testuale






Non c’è dubbio che tutta la vita terrena è concessa all’uomo per decidere, liberamente e responsabilmente, da che parte stare durante il percorso storico e, di conseguenza, nella vita oltre la morte: o dalla parte di Dio, la cui immagine e somiglianza porta impressa in sé, o contro di Lui. Per essere con Lui, Dio concede incessantemente l’opportunità della sua Misericordia che purifica, risana e riabilita ad essere figli nel Figlio: “Egli è paziente con voi, perché non vuole che nessuno si perda, ma che tutti abbiano modo di pentirsi” (2 Pt 3, 9b). Ecco la volontà salvifica universale di Dio: nessuno si perda! Lo sottolinea la prima a Timoteo: “Una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio è cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità” (1 Tm 2, 2-4).
Ma, a questo punto, Dio rispetta la libertà dell’uomo, consentendogli di determinare, in piena responsabilità di scelta, la sua destinazione conclusiva: di salvezza in Paradiso, di purificazione in Purgatorio, di dannazione in Inferno. Ed anche questo fatto è espressione di Misericordia: il rispetto assoluto della libertà di scelta di ogni persona. Per cui non costringe nessuno a stare con Lui controvoglia, né allontana qualcuno per destinarlo all’Inferno. L’uomo e solo lui in effetti è il giudice di sé. Nella oggettività della sua condizione interiore, “in rapporto a Cristo” (CCC 1022). Come a dire che l’essere Paradiso o Inferno dipende dal rapporto che ognuno ha con Cristo: se Cristo è il Signore del cuore umano, lì c’è Paradiso, in preludio e in anticipo nella vita presente e, in modo conclusivo, nella vita oltre la morte; se invece l’uomo rifiuta Cristo nel suo cuore, il suo modo di vivere nell’amore, allora già qui è inferno e lo sarà, se non si converte, oltre la morte. Ecco dunque il senso profondo del giudizio di Dio su di noi, oggi e nel momento di passare da questo mondo al Padre: il parametro è Gesù Cristo, accolto nella fede e nell’amore o rifiutato (cfr Mt 25, 31-46). In proposito, S. Giovanni della Croce precisa: “Al termine della vita, saremo giudicati sull’amore”: quanto amore di Dio c’è nel nostro cuore. Ciò significa che ogni giorno decidiamo della nostra condizione eterna.
Se “il giudizio”, cioè la presa di atto di ciò che siamo, avviene ogni giorno fino al giorno conclusivo del nostro itinerario-pellegrinaggio terreno, il “giudizio finale” sulla storia sarà manifesto solo alla fine della storia, quando sarà palese da che parte sta Dio; da che parte sta la verità e la giustizia; dove sarà posto il grano buono e dove sarà posta la zizzania (cfr Mt 13, 24-30): “Davanti a Cristo che è la verità sarà definitivamente messa a nudo la verità sul rapporto di ogni uomo con Dio. Il giudizio finale manifesterà, fino alle sue ultime conseguenze, il bene che ognuno avrà compiuto o avrà omesso di compiere durante la sua vita terrena” (CCC1039).
L’intera umanità, nessuno escluso, sottoposta al giudizio finale, preceduto dalla “risurrezione di tutti i morti, ‘dei giusti e degli ingiusti’”, gli uni per la vita eterna e gli altri per il supplizio eterno (cfr CCC 1038; cfr Mt 25, 46)), assisterà al trionfo della giustizia misericordiosa di Dio (cfr CCC 1021-1022. 1038-1041). E capirà dove sta il bene e dove sta il male e il loro approdo diversificato. Ovviamente da conoscere in anticipo.
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