Premessa
Sono stato chiamato a questo piccolo contributo sulla figura del vescovo Giuseppe Carraro, nel contesto di questa celebrazione: lo faccio volentieri, senza presumere di dire cose nuove, avendo avuto per molti anni, pur nella mia condizione di religioso, l’opportunità di collaborare e di avere con lui una certa familiarità. Sono grato della fiducia goduta, ma sopratutto testimone della ricchezza spirituale e intellettuale di quest’uomo di Dio, e del suo impegno pastorale. Mi fermerò prevalentemente sul periodo di servizio a Verona, convinto che l’esperienza conciliare è stata decisiva per mons. Carraro per una novità di vita e di servizio episcopale.
A Verona, alla vigilia del Concilio
Il vescovo Giuseppe Carraro giunse a Verona nei primi mesi di pontificato di Giovanni XXIII, in conseguenza dello scambio di responsabilità tra vescovi che da anni si conoscevano, si stimavano e collaboravano nel Triveneto: questo a seguito del conclave che aveva scelto come papa il Card. Roncalli, e del trasferimento a Venezia di mons. Urbani. Il vescovo Carraro era alla terza diocesi (Treviso nel 1952, come ausiliare, titolare a Vittorio Veneto nel 1956). Giungeva come pastore a Verona, all’età di 60 anni, sette di episcopato, con una collaudata esperienza di governo. Eravamo alla vigilia di un passaggio epocale nella storia della Chiesa: dopo il lungo pontificato di Pio XII, segnato da una intensa azione ecclesiale e civile, l’azione del nuovo Papa avrebbe ben presto messo la Chiesa su un imprevisto cammino di “aggiornamento” (la parola usata da Giovanni XXIII, è entrata, da allora, nel vocabolario ecclesiastico internazionale). In brevi anni la vita delle comunità ecclesiali conoscerà nuovi orizzonti, con inattese fatiche. Si viveva un clima di vigilia, si stava per aprire un’era densa di avvenimenti, sul piano sociale, politico, ecclesiale, per l’Italia e per il mondo.
In questo contesto iniziava a Verona il servizio pastorale mons. Carraro: per vent’anni la Provvidenza lo avrebbe conservato ai veronesi, i vent’anni della preparazione al Concilio, della sua celebrazione, delle prime attuazioni. Un cammino non privo di difficoltà e contrasti, ma vera primavera per la Chiesa, come aveva intuito, già al suo tempo Pio XII, nel clima della ripresa post-bellica. Di fatto, l’ingresso ufficiale di Carraro a Verona (18 gennaio) precedette di pochi giorni l’annuncio del Concilio da parte di papa Giovanni (25 gennaio 1959). Non mancava di progetti e di convinzioni il nuovo Vescovo, ma si trovò da subito sollecitato dalla iniziativa del beato papa Giovanni.
Così l’avvio del ministero episcopale fu segnato dalla preparazione e dall’attesa del Concilio. A Verona tale attesa e preparazione il Vescovo la volle fatta con attenzione e cura, sia sul piano dell’ informazione che dell’ impegno spirituale. Fatto sensibile alle esigenze di rinnovamento, custode di forti e radicati principi, dotato di grande senso della propria responsabilità e del proprio servizio episcopale, il vescovo Carraro avvertì immediatamente la provvidenzialità dell’ evento, con vera, seppur insieme pensosa disponibilità.