Giovedì 17 Ottobre 2019
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La Cultura della Laicità   versione testuale





Sono grato al Rettore Magnifico di aver accolto un mio desiderio, quello di poter incontrare il mondo accademico, nella sua articolazione di docenti e di studenti.

Propongo qualche riflessione su un tema di grande attualità, soggetto a non poche ambiguità: la cultura della laicità. Spero che i successivi vostri interventi puntualizzino la mia esposizione, integrandola o correggendola.

Avvio la mia conversazione con due obiezioni:

-che diritto ho io, uomo rappresentante istituzionale di una religione come è quella cattolica, di trovarmi qui in questa agorà laica del pensiero?

-Come risolvere la dicotomia che si registra in parlamento tra cattolici e laici, dal momento che l’Italia è uno stato laico, al quale, ovviamente appartengono i laici e non i cattolici?

Poste in questi termini le due questioni non lasciano molto spazio per evidenti soluzioni, che saranno invece più a portata di mano quando avremo rimesso a fuoco la questione della laicità, a partire dai suoi esordi.

Come è noto, patria della laicità è la Grecia. Quella del periodo classico che, ad essere precisi, segna lo spartiacque tra la preciviltà e la civiltà, cioè tra la condizione dell’essere suddito (tipico dei periodi nei quali domina la monarchia, la tirannia, la dittatura, l’impero) e quella dell’essere cittadino (tipico delle stagioni di democrazia, con cui laicità si coniuga), membro di una polis, di cui avverte e assume le responsabilità in prima persona, ma unitamente a tutti i cittadini. Chi decideva di rimanerne estraneo e fare vita per se stesso era un idiotes (si autoprivava dei diritti: da cui "privato")!

Il popolo dei liberi (laòs) si ritrovava nell’agorà a discutere sulle sorti della città, in un dia-logos serrato ma sempre rispettoso, i cui risultati erano determinati su base democratica, cioè a maggioranza. Il tutto sul fondamento della condivisione di valori comuni miranti al bene comune.

Laicità sta dunque per l’insieme dei valori civici condivisi dai cittadini, magari su base costituzionale che delinea il volto di una popolazione.

Tali valori rappresentano il comune denominatore dell’essere cittadini di una nazione. Essi presuppongono un humus di coltivazione, dunque una cultura della laicità, nella quale i valori laici germinano e sono coltivati come sacri, cioè intangibili, riconosciuti e valorizzati da tutti.

I principali valori della laicità: il rispetto delle persone nella loro identità complementare e integrativa rispetto alle altre; il rispetto delle istituzioni che reggono il vivere sociale civile, dei ruoli e delle competenze; il rispetto della natura (ecologia), da valorizzare, non da sfruttare e alterare; il rispetto delle leggi del vivere democratico, rispettando ad esempio il sistema delle maggioranze, che tuttavia sanno debitamente tener conto degli apporti delle minoranze. Altri valori: la difesa dei più deboli chiamati comunque alla vita, riconosciuti nel loro essere soggetto umano allo stato di embrione… fino all’ultimo respiro naturale; la valorizzazione di ogni cittadino, messo nelle condizioni di essere il meglio di sé, nell’esercizio dei diritti-doveri: dal diritto all’occupazione al dovere di contribuire al buon governo. Inoltre la solidarietà (specialmente verso chi soffre di disagio e di disabilità), la libertà (le libertà costituzionali civili: di pensiero e di espressione, di associazione e di collaborazione), il dialogo come confronto costruttivo (dia-logos: intreccio di ragioni che nel loro essere complementari implementano conoscenze e risultati), la corresponsabilità, l’operosità, l’equità, l’onestà, la fedeltà, la verità del reale senza alterazioni e contraffazioni; la mondialità come apertura interrelazionale rispetto all’umanità intera e come accoglienza di chi è "esule" non pericoloso per una società; la giustizia e la pace. Se questi ed altri valori "umani" sono condivisi, non possiamo che riscontrarvi un’area non di conflittualità ma di possibile ulteriore confronto dialogico. È l’area comune a tutti i cittadini.

Questi valori "laici" possono trovare ulteriore rafforzamento nelle matrici ispirative consentite ad ogni cittadino, in base al principio laico della libertà e della responsabilità. Queste matrici ispirative sono molteplici: cattolica, riformista, liberale, liberista, socialista, marxista, costituzionale… Ognuna può dare una specificazione propria, peculiare, dà il proprio doc, complementare rispetto alle altre, come accade per i vari innesti che danno al portainnesto (valori della laicità) la possibilità di esprimere al meglio le proprie potenzialità.

Di conseguenza, uscendo dall’analogia del portainnesto e dell’innesto, in Parlamento non siedono laici e cattolici. ma laici (cioè cittadini) di diversa matrice ispirativa. Ognuno potenzia e qualifica ulteriormente i valori laici condivisi.

Il cristianesimo, ad esempio, innestandosi sull’umanesimo laico offre all’umanità il suo specifico contributo di umanesimo cristiano, senza con ciò contrapporsi ad altri apporti. Ovviamente, poiché la fede cristiana fa parte intrinseca della identità di un cittadino cristiano, la laicità non costringe a relegare tale identità nel privato ma ne favorisce la realizzazione anche pubblica, nel rispetto di tutti gli altri. Come avviene per una persona, un cittadino, che non è costretto a criptarsi in quanto filosofo.

Non ci resta che auspicare uno sviluppo adeguato della cultura della laicità, a cominciare dalle generazioni dei giovani, che nella laicità condivisa troveranno un humus fecondo e, nello stesso tempo, un sicuro baluardo di alta civiltà.

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