Giovedì 17 Ottobre 2019
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Il dono della sponsalita'   versione testuale





Carissimi,
con delicato rispetto e tanta simpatia mi faccio a voi vicino. In un momento della vostra vita particolarmente significativo e decisivo. State infatti maturando la scelta di celebrare il sacramento del Matrimonio che, da coppia di fidanzati, vi costituirà coppia di sposi. È una scelta che decisamente vi fa onore.
Se lo desiderate, magari per curiosità, potrete leggere queste modeste riflessioni che presento alla vostra attenzione e che forse potranno darvi qualche utile suggerimento. Prendete ciò che vi serve. Da un amico.
Partiamo proprio dalla denominazione: fidanzato/a. È una parola molto bella. Evoca anzitutto il senso della fiducia reciproca, del fidarsi uno dell’altro. Indica il senso più profondo dell’essere fidanzati. Solo quando puoi fidarti di una persona, potendo concederle un credito di fiducia, la fai entrare nella tua vita, perché su di essa puoi contare. Magari per un progetto di vita. Se poi la fiducia si consolida, spontaneamente i due si aprono alla confidenza. Sentono cioè il bisogno di comunicarsi nella reciprocità ciò che passa per la mente e per il cuore, anzi, ciò che sta a cuore. Con la certezza che il tutto rimarrà blindato, custodito e ben protetto dalla riservatezza. La fiducia e la confidenza sono la cifra essenziale del senso dell’amicizia che sta a fondamento delle relazioni tra fidanzati. Ed è appunto su questi due atteggiamenti di fondo che è quanto mai opportuno esercitarsi durante il fidanzamento. Il primo: conoscersi, evidenziando spontaneamente i pregi e le virtù, al punto da potersi fidare, Il secondo: confidarsi al punto da sentirlo come un bisogno del cuore, in forza della carica di affetto e di simpatia che si prova.
A questo punto potete dirvi reciprocamente, con sincerità: voglio sposarti! Sei troppo importante per me perché io abbia a perderti. Sei la persona che ho sempre sognato. L’unica adatta a me. Grazie di esistere. Di esserci. Per me. Mi sei caro/a. Se tu sei d’accordo e mi accetti come sono e come mi hai conosciuto e mi sono lasciato conoscere, voglio affidarmi a te. Ti consegno la mia persona, la mia vita. Voglio farmi dono a te. Ti dono me stesso/a. Impegnandomi ogni giorno a divenire il meglio di me. Per te. Per l’amore che porto a te.
Se siete giunti a questo livello di maturazione nelle vostre relazioni interpersonali conviene davvero che vi regaliate l’anello del fidanzamento, che ha lo scopo di sancire un cammino fatto e di impegnarvi a portarlo a compimento.
Ecco a che punto vi trovate della vostra vita. Eccezionale. Unico. Meraviglioso. Ora, in qualità di coppia di fidanzati, state chiedendo di entrare nel dinamismo di
una sponsalità che ha come punto di riferimento la relazione che esiste tra Gesù Cristo e la sua Chiesa. Anzitutto precisiamo che cosa significa il termine “sposo/a”. Si tratta della condizione di vita nella quale una persona consegna, cioè affida, se stessa ad un’altra persona di sesso differente, scelta nella piena libertà e con senso di grande responsabilità, per fare coppia. E che significa essere coppia? Essere uno il corrispondente dell’altro. Da cui deriva il termine sposo/a, che significa appunto essere la risposta all’altro, a ciò che manca all’altro e di cui l’altro ha bisogno vitale. Per questo tra i due si attivano le condizioni per realizzare una tale comunione di vita da poter dire: io sono in te, tu sei in me. Siamo una cosa sola, pur nell’alterità di persone. Siamo talmente relazionate da formare coppia. Perciò, io vivo per te, tu vivi per me!
È evidente che l’affidamento reciproco esige la fedeltà, di cui gli anelli nuziali sono segno. Del resto, che cosa sta ad indicare l’atto coniugale, preceduto e accompagnato da gesti di affettuosità di altissimo valore comunionale come gli atteggiamenti di delicatezza, lo sguardo da innamorati, la carezza, il bacio e l’abbraccio, se non una unità inscindibile tra due persone che non uniscono solo il loro corpo, ma si compenetrano come persone? Di fatto l’atto coniugale è il sigillo dell’appartenenza reciproca totale e irreversibile. Al punto che, in coincidenza con determinati periodi di fecondità, è aperto anche alla trasmissione della vita di un figlio, che altro non è se non l’amore sponsale fatto persona. Per questo non va mai banalizzato, trasformandolo in un atto di egoismo che ne è la contraddizione. Ha in sé una duplice finalità: unitiva, di rafforzamento della comunione di coppia e procreativa, cioè di trasmissione della vita, nel segno della paternità e maternità responsabile. Ecco perché durante il periodo del fidanzamento il buon senso stesso, ispirato all’amore, chiede di astenersi da atti di coniugalità che esprimono appartenenza definitiva, mentre il fidanzamento è ancora stagione di maturazione e di effettiva libertà di scelta. Sicuramente costituisce un sacrificio. Anche eroico, soprattutto perché controcorrente. Ma contribuisce molto a maturare senso di rispetto e, non di meno, quel senso dell’attesa che di fatto dilata gli spazi dell’amore. Sarebbe proprio un bel regalo che vi fate in vista del Matrimonio. Da sposi invece è un vero dono che fa di voi una comunione di vita, al punto che all’io e al tu, al mio e al tuo, si sostituisce con naturalezza il “noi” e il “nostro”.
Questa nuova realtà che sarete, cioè l’essere coppia di sposi, avverrà sotto lo sguardo di Dio, Mistero di Amore trinitario. Anzi, è Lui che vi unisce in modo tale che da due single, come siete entrando in chiesa, ne usciate coppia. Lui è il vostro impareggiabile alleato, interessato divinamente alla miglior riuscita della vostra nuova realtà. Lui guarda a voi con l’entusiasmo con cui per la prima volta ha avuto di fronte a Sé la prima coppia: Adamo ed Eva. È come se in voi dicesse ancora: “facciamo l’uomo, a nostra immagine e nostra somiglianza. Maschio e femmina li creò”. Di fronte a voi rimane in atteggiamento di stupore. E attende trepidante la vostra buona riuscita di coppia. Per questo vi fa dono del sacramento del Matrimonio. Attraverso il sacramento del Matrimonio Dio vi immette nel flusso purissimo di amore trinitario che, a livello del mistero della salvezza, si concretizza nel flusso di amore tra Gesù Cristo e la sua Chiesa.
Sta proprio qui il vero segreto della sublimità del Matrimonio cristiano. Voi infatti non solo vi sposate in una chiesa, ma nel Signore. Vuol dire che Lui sarà il Signore del vostro amore. Lui vi fa partecipi della qualità di amore che Lui riserva alla sua Chiesa per renderla santa e splendente. E voi sarete il segno visibile e reale di questo amore. In altre parole: quando tu ami il coniuge, di fatto ami la Chiesa di Cristo; anzi, in te è Cristo che ma la sua Chiesa di cui il tuo coniuge è membro. Quando ti lasci amare dal coniuge, di fatto ti lasci amare da Cristo; in te è la Chiesa, di cui sei membro, che si lascia amare da Cristo. Ecco il grande mistero dell’amore sponsale consacrato dal sacramento del Matrimonio. Ancor di più: tu puoi dire di avere fede in Cristo se entri nel suo circuito di amore, amando il coniuge come Io ama Cristo e lasciandoti amare dal coniuge come la Chiesa si lascia amare da Cristo. Non resta che contemplare e vivere un tale Mistero. Ve Io auguro di cuore.
Sorprendetevi pertanto nelle attenzioni e nei gesti di amore. Autentico perché fattivo. Gioioso perché vero. Generoso perché umile. Fatevi il più bel regalo per le nozze: quello di una personalità eccezionale nella sua statura umana e cristiana. Gareggiate nello stimarvi a vicenda, portandovi in palmo di mano, e nel fare ciò che è gradito all’altro. In modo che abbiate sempre da ringraziare il Signore di avervi fatti incontrare. E sarete le persone più felici di questo mondo. Ricordati infatti che tu sei venuto al mondo per lei; tu sei venuta al mondo per lui. Per fare storia significativa con te. Ecco a quale evento di grazia vi state preparando. Fate perciò un bel cammino spirituale insieme e sotto la guida del parroco che presiederà le vostre nozze in Cristo.
Il tempo del fidanzamento indirizzato al matrimonio è tempo di grazie speciali, che voi accoglierete con animo aperto e grato. Magari con qualche preghiera fatta insieme, con qualche pellegrinaggio ad un santuario mariano, con la lettura segnalata di testi biblici e del magistero che hanno attinenza con il Matrimonio; soprattutto con qualche bella Confessione che vi rende arioso l’animo, e con la partecipazione alla messa domenicale nella quale chiedere la grazia di maturare in voi il dono della sponsalità. Come se lo aspetta il Signore. Possa il Signore contare su di voi per il suo progetto di amore. E possa compiacersi di voi.
La Vergine Maria vi accompagni maternamente per mano al gran giorno del Matrimonio. Colmandovi delle sue benedizioni. E anch’io vi benedico. Di cuore.

+ Giuseppe Zenti

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