Giovedì 17 Ottobre 2019
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L'emergenza educativa   versione testuale





Sono orgoglioso di incontrami oggi con i miei docenti di religione cattolica.
Precisiamo subito il senso di questo incontro: non si tratta tanto di considerare il vescovo come datore di lavoro di fronte ai suoi dipendenti, quanto in qualità di successore degli apostoli, garante dell’autenticità del patrimonio della Verità consegnato da Cristo alla sua Chiesa: “Chi ascolta voi ascolta me”. Dunque anche dell’autenticità di ciò che sotto il profilo culturale un docente di religione cattolica, incaricato dal vescovo della propria diocesi, trasmette ai propri alunni.
In altri termini un docente è sempre anche un discente, attento a sintonizzarsi costantemente con le fonti matrici, di cui il vescovo, successore degli apostoli, come membro del collegio dei vescovi, è garante. Di qui la necessità della formazione permanente che mentre tiene agganciato il contenuto da trasmettere con l’attualità culturale, impedisce processi degenerativi inevitabili in tutte le discipline e in tutte le professionalità se non sono costantemente rimesse a fuoco e aggiornate.
Mi sto rivolgendo da vescovo a professionisti della trasmissione della cultura, esperti di quell’area culturale, come è l’insegnamento della religione cattolica, che per natura si fa raccordo tra varie discipline scolastiche e persino esigenza di dialogo con la varietà delle culture caratteristiche dell’oggi planetario. Di conseguenza sono consapevole di entrare in comunicazione con persone che nella stessa professionalità portano scolpita l’attitudine alla pedagogia intesa come arte della trasmissione dei valori con la forza della convinzione, della razionalità argomentativa, accompagnata ovviamente da quell’afflato persuasivo che è dato da una sorta di feeling.
Oggi, in fedeltà al programma, focalizziamo l’argomento della “emergenza educativa”, come da tempo va ribadendo il santo padre Benedetto XVI. Se si trattasse di uno slogan ad effetto per catturare l’attenzione di una stagione non perderei né il mio né il vostro tempo in disquisizioni accademiche.
Quando si parla di emergenza educativa si sottendono almeno due elementi: la necessità di educare e la sua attuale carenza.
Necessità di educare. L’educazione intesa come percorso di sviluppo armonico di tutte le potenzialità insite nella persona umana, nella sua differenziazione identitaria (educare: passare dalle potenzialità alle attuazioni e fruttificazione dei talenti), non è un fatto automatico, per dinamismo interno obbediente a leggi intrinseche come avviene per il metabolismo. Lo sviluppo armonico delle potenzialità si attiva e si attua solo come effetto di determinazione precisa (se lo si vuole) e di sinergie di apporti educativi. Diversamente la persona rimane allo stato brado, su cui scorazzano tutti gli agenti del mondo arazionale o irrazionale, amorale o immorale (strategicamente organizzati), con le conseguenze che sono sotto gli occhi: non essere educati è peggio che essere male educati; vuol dire essere diseducati, destrutturati: si prendono pieghe sbagliate che segnano la vita intera… sbagliata rispetto a che cosa, se è vero che pare la strada maestra? Difficoltà di convincere che si è fuori strada, che la strada percorsa conduce al burrone. In realtà fa da trend! Da cui un senso di impotenza e di rassegnazione, di fallimento e, per altro verso una certa giustificazione, come omologazione con la cultura dominante: infondo, che male c’è? Mentre i risultati umani sono palesi: persone demolite nella loro identità e dignità; società individualistiche e conflittuali. Se sempre l’azione educativa è stata necessaria, oggi è urgente. Siamo infatti in situazione di emergenza...


 

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