Giovedì 17 Ottobre 2019
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Comunione fra laici, consacrati,diaconi e presbiteri nel segno della corresponsabilità   versione testuale





Carissimi, nella Messa del Crisma dell’anno scorso abbiamo concentrato l’attenzione sul senso e sul valore della comunione fraterna presbiterale. Quel tema si è poi tradotto in traccia di riflessioni e di approfondimenti lungo tutto l’anno, scandendovi gli incontri di congrega, i ritiri spirituali e la due giorni di formazione per vicarie. Ovviamente non attenuiamo l’attenzione su questo argomento che mira a dare qualità alla vita del presbitero e che pertanto va tenuto sempre presente. Soprattutto sarà particolarmente evidenziato e ravvivato nel contesto dell’Anno Sacerdotale indetto dal Santo Padre con inizio il 19 giugno prossimo, solennità del Sacro Cuore di Gesù e giornata di santificazione sacerdotale.

In questa Messa del Crisma vogliamo invece riflettere sulla “comunione tra laici, consacrati, diaconi e presbiteri nel segno della corresponsabilità”. Questa sarà la base del tema del prossimo anno pastorale 2009-2010, in continuità ideale con la tematica precedente. Ci sospinge ad evidenziare  l’identità e il ruolo dei laici battezzati il testo dell’Apocalisse appena ascoltato: “A Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno, sacerdoti per il suo Dio e Padre, a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen” (Ap 1, 5b-6), cui fa eco nella liturgia un versetto della prima lettura, dal terzo Isaia: “Voi sarete chiamati sacerdoti del Signore, ministri del nostro Dio sarete detti” (Is 61, 6). E non usciamo dal seminato se vi aggiungiamo un testo notissimo, ma sempre illuminante, della prima di Pietro: “Avvicinandovi a lui, pietra viva,… quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo… Voi invece siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa. Un tempo voi eravate non-popolo, ora invece siete popolo di Dio” (1 Pt 2, 4-5. 9-10). 

Quanti riferimenti al Concilio Vaticano II e alla “Christifideles laici” vengono evocati con immediatezza nei testi sopra citati, tutti da studiare, meditare, contemplare, attuare! Come pure in numerosi studi e interventi maturati in questa area. Abbiamo ancora presenti, ad esempio, le parole forti e significative del Card. Tettamanzi all’apertura del 4° Convegno Ecclesiale italiano, in Arena: “È venuta l’ora nella quale la splendida ‘teoria’ sul laicato espressa dal Concilio possa diventare una autentica ‘prassi’ ecclesiale. E l’ora è aperta, conserva tutta la sua urgenza, ma va accelerata nel senso di cogliere l’intera ricchezza di grazia e di responsabilità per la missione evangelizzatrice della Chiesa e per il servizio al bene comune della società”. Noi poi, Chiesa di Verona, possiamo fare esplicito e fecondo riferimento al libro sinodale, che teniamo sottocchio, in particolare dai numeri 22 a 59.

Da quanto accennato, un dato balza all’evidenza: tutti sono concordi nel far risaltare la sublimità dell’identità del battezzato, membro della Chiesa popolo di Dio, e perciò laico, etimologicamente. Ovunque emerge la qualifica di popolo sacerdotale, profetico e regale! Nella Parola di Dio e nel Magistero che ne è l’autorevole interprete, la figura del laico battezzato non ha zone di oscurità. Piuttosto, “il contesto socio-culturale di oggi rischia di favorire un certo soggettivismo e una certa dispersione, che porta a saltare facilmente la fatica della mediazione e della partecipazione corresponsabile” (L.S. 24). (segue nell'allegato)
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