Sabato 20 Luglio 2019
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Beato Giuseppe Nascimbeni (20 gennaio)   versione testuale
Memoria obbligatoria






Nota biografica

Nacque a Torri del Benaco il 22 marzo 1851, fu ordinato sacerdote nel 1874 dal Card. Luigi di Canossa, Vescovo di Verona. Fu mandato come maestro e cooperatore dapprima a S. Pietro di Lavagno e poi a Castelletto di Brenzone, dove fu parroco fino alla morte, avvenuta il 21 gennaio 1922. Appassionato per la gloria di Dio e la salvezza delle anime, fondò l'Istituto delle Piccole Suore della Sacra Famiglia perché le suore lo aiutassero a popolare il paradiso di santi. Contemplativo e attivo, sacerdote, parroco, fondatore, fu per tutti il Padre. Sua ispiratrice: la Sacra Famiglia. Suo programma: Caritas Christi urget nos. Sua forza: l'Eucaristia, la preghiera, il Rosario. Sua eredità: Pregare, lavorare, patire per la gloria di Dio e la redenzione del mondo. Fu beatificato a Verona da Giovanni Paolo II il 17 aprile 1988.
 
 

 
 
Don Giuseppe Nascimbeni ha a cuo­re, la solidità del vivere, il gusto del bene. Dal lavoro dei campi ha imparato a riconoscere le leggi della fecondità della terra: il seme buono gettato in terra buona produce molto frutto, ma occorre una mano energica che estirpi le erbacce, affondi il vomere con forza, dissodi le zolle ritornate al sole pregne di humus. La terra, con i suoi ritmi di germinazione e di crescita, gli ha insegnato, inoltre, a scandire la vita in tempi ordinati dall'orologio; preghiera e azione si alternano, si fondono, si potenziano reciprocamente: i tempi di Dio sono divenuti i tempi suoi, incalzanti, assoluti. A San Pietro di Lavagno prima, e poi definitivamente a Castelletto, si sente ed è il «padre», per tutti e di tutti: dei vicini, all'ombra della chiesa, intor­no al porticciolo sul lago; dei lontani, nei casolari sperduti sui monti, su su, fino a Prada. Don Nascimbeni li cerca con ine­sausto amore, lì raggiunge, li accosta: sostiene, incorag­gia, traccia il cammino, indica la meta con semplicità e fermezza, ai singoli, ai gruppi, all'intera famiglia parroc­chiale, alle suore.«Non fate niente di male, fate più bene che potete». L'occhio mira diritto al progetto di Dio: in ginocchio, per ore, di giorno e di notte, si lascia illuminare nel profondo terreno buono, seme abbondante, frutti copiosi in parole ed in opere. La casa canonica era di tutti; gli afflitti, i tribolati, i poveri ricorrevano a lui per consiglio, conforto e aiuto materiale.

«Signore, eccoti la mia vita, se Tu vuoi, per la salvezza eterna anche di un'anima sola». Questo atteggiamento, che può ritenersi il nucleo oblativo specifico della sua passione per l'uomo, si riverbera nella sua multiforme e fe­conda operosità, che, consapevole del male che incombe sulla coscienza d’ogni uomo e sulla storia, si adopera incessantemente a favorire l'apertura di tutte le strade del bene: «Facciamo il bene, facciamone molto, facciamolo con sollecitudine». Sua costante lezione in esempio e parole fu il motto: «Fare buon uso del tempo e metterlo a profitto subito: è questo un tesoro che non si trova che nella vita presente». «Figlio, va' oggi a lavorare nella vigna» (Mt. 21,28). «L'oggi» è ogni giorno, ogni momento, senza interruzio­ne. In ogni giorno l'effimero si potenzia di eterno, in virtù dell'Amore eterno incarnato crocifisso e risorto che redi­me, chiama, manda nella vigna. «Figlio, va'»! Il Padre «va», di giorno, di notte... E «mandato» per precedere con l'esempio. Nelle istruzioni conduce le suore a far visita in spirito alla ca­setta di Nazareth: Gesù, Maria, Giuseppe pregano, lavo­rano, sono attenti alle cose del Padre. La Sacra Famiglia è esempio di vita nascosta, occupata, devota. Qui il pic­colo diventa immenso e il grande si fa piccolo per la po­tenza del mistero.

Don Giuseppe Nascimbeni ha fondato la sua esistenza su questo lieto annun­cio, divenuto chiave di lettura del suo agire: «Ti benedi­co, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli» (Mt. 11,25).Piccolo e povero, «nell'oscurità e nell'oblio» dì un paesetto di provincia, ha mostrato come si accoglie l'iniziativa di Dio che si rivela, salva, viene incontro all'uomo, gli si mette al fianco, compagno nel cammino.

Durante il suo ministero ha gli occhi attenti e aperti su ogni realtà, sa trovare i modi, i mezzi dell'intervento e delle soluzioni; non teme il ri­schio, perché non conta su di sè, non propone se stes­so, non difende principi, programmi, iniziative personali, si sente un mandato (Gv 15,16) che opera in nome di Dio e per Dio in favore dell'uomo. Da qui nascono le opere di misericordia, annuncio dell'amore e della salvezza (Lc 4,18; 7,22), poggiando solo sulla Parola: «Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più pic­coli, l'avete fatto a me» (Mt 25,40).«Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede» (1 Gv 4,20). «La carità ci spinge» (2 Cor 5,14) diventa il motto per un'azione di promozione umana e sociale che coinvolge tutta la persona,

Monsignor Giuseppe Nascimbeni, ha vissuto la perenne attualità del Vangelo, di tutto il Vangelo. Dalle prime pagine dove si contempla il mistero dell'Incarna­zione nella Famiglia di Nazareth, luogo in cui Dio si fa visibile e comprensibile ai nostri occhi e al nostro cuore di carne, fino alle ultime dove Cristo è presentato nella consumazione di sè sul Calvario e nel permanere Risor­to, Pane spezzato, tra noi nell'Eucaristia.

Ogni stagione vale, perché c'è l'eternità come completamento. Il Cro­cifisso, stampato o scolpito, nei vari angoli di casa ma­dre delle suore, rimanda all'orologio: «Che ora è? E ora di fare il bene». Non c'è tempo da perdere per chi ha scoperto Cristo e il suo Vangelo ed è mosso dalla sua carità.

 

Liberamente tratto da: Zac-Tac, di Suor Anna Lucia Ballin e, Vangelo: attualità perenne, di suor Gianandreina Todesco, in, Da quel seme quanta vita, Castelletto del Garda, 1988, pagine 33-39.

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