Mercoledì 17 Luglio 2019
torna in home page
 NEW Diocesi Verona - Uffici di Curia - Sezione Pastorale - Ufficio Pastorale Liturgica e la Musica Sacra - Santi e Beati Veronesi - Sant'Angela Merici, vergine (27 gennaio) 
Sant'Angela Merici, vergine (27 gennaio)   versione testuale
Memoria obbligatoria






 Nota biografica

Desenzano sul Garda (Brescia), 21 marzo 1474 – Brescia, 27 gennaio 1540
 
Angela Merici fondò nel 1535 la Compagnia di Sant'Orsola, congregazione le cui suore sono ovunque note come Orsoline. Le sua idea di aprire scuole per le ragazze era rivoluzionaria per un'epoca in cui l'educazione era privilegio quasi solo maschile. Nata nel 1474 a Desenzano del Garda (Brescia) in una povera famiglia contadina, entrò giovanissima tra le Terziarie francescane. Rimasta orfana di entrambi i genitori a 15 anni, partì per la Terra Santa. Qui avvenne un fatto insolito. Giunta per vedere i luoghi di Gesù, rimase colpita da cecità temporanea. Dentro di sé, però, vide una luce e una scala che saliva in cielo, dove la attendevano schiere di fanciulle. Capì allora la sua missione. Tornata in patria, diede vita alla nuova congregazione, le cui prime aderenti vestivano come le altre ragazze di campagna. La regola venne stampata dopo la morte, avvenuta a Brescia il 27 gennaio del 1540. E' santa dal 1807. 
 

 
L'uomo spirituale è colui che si lascia guidare dallo Spiri­to del Signore risorto che costituisce il cristia­no. Pertanto la spiritualità non è qualcosa di aggiuntivo all'essere cristiano, piuttosto ne è il costitutivo, al punto da po­ter identificare il credente in Cristo con l'uomo (o la donna) spirituale. Essa non è una fu­ga dal reale, bensì l'esatto contrario, ciò che informa il vis­suto del discepolo che confrontandosi con la Parola di Dio cerca di vivere da cristiano. In questo modo la dimen­sione oggettiva della fede entra in contatto con la singola persona e con il suo vissuto, deter­minando una spiritualità specifica. Questa personalizza­zione della fede, non è una forma di soggettivismo, ma consiste nell'incarnare la Parola nella propria vicenda perso­nale, storica, contestualizzata, senza però esaurire il conte­nuto della fede cristiana. Tutta la spiritualità mericiana ha un sicuro fondamento teologale e trinitario. La Regola inizia «nel nome della beata e indivisibile Trinità. Non è solo una for­mula artificiosa usata abitualmente, ma è una spontanea e forte espressione di fede di derivazione liturgica, carica di dottrina, ed indica che la vita della Compagnia è affidata a Dio, comunione dinamica di tre Persone, comunione d'amore. Tale visione di fe­de impedisce un'osservanza puramente formale e giuridica della Regola, anzi, fa in modo che ogni atto diventi un segno di completa adesione alla volontà di Dio. La struttura gerarchica della Compagnia è cristocentrica: Cristo è il vertice cui tutto si rapporta e in cui tutto trova il suo punto di ri­ferimento. È Cristo che ha scelto Angela, ed ella ha delegato la sua autorità alle matrone ed alle colonnelle: “Obbedendo a loro, obbedirete a me; obbedendo a me, obbedirete a Gesù Cristo”. Tutto ciò nasce dalla convinzione che la Compagnia è stata voluta da Dio ed Egli mai l'abbando­nerà, perché la sua fedeltà non verrà mai meno. Que­sta sicurezza della protezione divina non è arbitraria e nep­pure nasce dall'orgoglio, bensì deriva dall'esperienza che An­gela fece di Dio. All'origine di tutto sta Dio e la sua chia­mata.
Angela visse in modo particolare il mistero della Chiesa-Sposa che è la nota fondamentale della sua spiritualità. Con­templò e testimoniò al mondo Cristo come lo Sposo, cioè co­me Dio che ha sposato l'umanità, la creatura ribelle che si era allontanata da Lui, per ricondurla alla pienezza della vi­ta, dandole una nuova dignità, un nuovo essere. Il fine ultimo, il desiderio supremo è quello di realizzare la comunione d'amore con Cristo, per rispondere così alla pro­pria vocazione. In Cristo lei stessa si sentiva creatura nuova, innestata nella vita divina come i tralci nella vite e se ella pro­vava questo, allora erano creature nuove anche tutte le altre Da questa relazione col Signore dipendono le relazioni con gli altri, fatte di amore e donazione. Amare il Signore e il prossimo diviene per Angela un unico atto d'amore. Il fine della consacrazione delle «figlie» di S. Angela non è l'apostolato o l'esercizio delle virtù morali, ma è un fine contemplativo: l'unione nuziale con Cristo. L'apostolato è una conseguenza, è la testimonianza naturale e spontanea di questo amore nuziale. Le vergini saranno perfette quando diverranno vere ed intatte spose del Figliol di Dio perché Cristo, “l'Amatore”, le ha chiamate a questo. L'uomo è tan­to più perfetto quanto più nell'amore esce da sé, si dona, vive nell'amato al punto che se inizialmente l'anima cercava il Signore, alla fine si trova ad essere totalmente immer­sa nell'amato al punto da non ritrovarsi più, da cadere in oblio. Tuttavia, pur vivendo con Dio un reale rapporto d'a­more che rende la persona con Lui un solo corpo ed un solo spirito in un unico, mistico abbraccio, permangono l'al­terità di Dio e la dimensione creaturale dell'uomo. Egli infatti, non viene divinizzato, bensì attraverso Cristo, Figlio di Dio disceso per sollevarlo e renderlo partecipe della vita divina, gli diviene possibile l'accesso al Padre. L'amore nuziale è l'espressione più alta dell'amore uma­no, in misura maggiore anche dell'amore materno, che è più naturale, in quanto la relazione sponsale impegna la volontà, esige un libero consenso; è un amore libero perché libero è l'amore di Dio che chiama la creatura ad essere sua sposa. La centralità di Cristo per l'Orsolina, secolare e religio­sa, richiede la libertà di Colui che per primo si rende di­sponibile e si offre contemporaneamente come Verità, co­me Bene, come Sposo della donna in cerca dell'umano. Il pensare il centro, suppone ed esprime il cammino della persona che riconosce in Gesù il proprio centro, liberamente lo accetta e se ne lascia progressivamente determi­nare. Di conseguenza si può comprendere il significato di quella che si può definire l'«eccentricità» dell'Orsolina: la persona è un essere che ha bisogno di un centro e lo trova fuori di sé. La persona cerca se stessa, cerca il suo umano e, per trovarlo, deve andare oltre se stessa, verso l'Assolu­tamente Altro da sé. La perfezione della vita cristiana non è data, in Angela, dalle virtù morali, ma dall'unione con Cristo, l'unico necessario, la ragione assoluta dell'esistenza. Le virtù morali diventano la strada attraverso la quale il legame sponsale con Cristo si realizza.
 
 
Liberamente tratto da: Angela Merici, L’intuizione della spiritualità secolare, di Alberto Margoni, Rubettino, 2000, pagine 69-75.
stampa  / segnala / condividi