Mercoledì 17 Luglio 2019
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San Gaspare Bertoni, sacerdote (12 giugno)   versione testuale
Memoria obbligatoria






Nato a Verona il 9 ottobre 1777, a 18 anni risponde alla chiamata al sacerdozio, ma proprio mentre inizia il corso di teologia la sua città subisce l'invasione straniera. Il giovane chierico si distingue per l'assistenza ai malati e ai feriti, entrando a far parte dell'«Evangelica Fratellanza degli Spedalieri». Ordinato sacerdote il 20 settembre 1800, gli viene affidata la cura spirituale della gioventù. Nel maggio 1808 viene chiamato a dirigere spiritualmente la nascente Congregazione delle Figlie della Carità, fondate da santa Maddalena di Canossa; guida anche la serva di Dio Leopoldina Naudet, fondatrice delle Sorelle della Sacra Famiglia. Con alcuni compagni formati nei suoi Oratori, nel 1816 dà inizio " presso la Chiesa delle Stimmate di San Francesco " all'istituto religioso dei «Missionari apostolici in aiuto dei vescovi», detto poi delle «Stimmate di Nostro Signore Gesù Cristo». Provato da continue malattie, muore a Verona il 12 giugno 1853. Giovanni Paolo II lo proclama santo il 1° ottobre 1989. La memoria liturgica si celebra il 12 giugno.
 
 
Sulla via della Croce: "Alla scuola di Dio"
Il martirio della carne viene al Bertoni da una forma tumorale alla gamba destra, che diventa poi piaga purulenta. Servono 300 operazioni, per ripulire, suppurare... e con una chirurgia che non conosce anco­ra l'uso dell'anestesia e si serve solo dei "ferri" arro­ventati del mestiere. Le ricadu­te nella malattia e le convalescenze sono lunghe e dif­ficili.  Egli, sempre sereno, senza mai una recriminazione, anche nella forzata inattività, si affida totalmente nelle mani di Dio, pronto a ricevere tutto ciò che la Provvidenza voglia donargli. Egli è lì, sof­ferente, ma tranquillo, si ritiene un "servo inutile". La malattia, dice, è come un riposo, che Dio gli concede ed a cui egli sì af­fida con filiale abbandono Sorride e fa sorridere, anche nelle situazioni più tragiche, per alleviare la tensione, per sciogliere l'ansia in chi lo circonda. Egli è solito ripetere, già fra i mille dolori che gli martoriano il corpo: "Dei, Signore, dei che gavì rason, dei, che me' 1 merito, e merito de peso" ("Batti, Si­gnore, che hai ragione, batti poiché me lo merito e merito anche di peggio"). Le ultime parole, sono: "Ho bisogno di pa­tire!"
La città in una stanza: "Angelo del consiglio"
San Gaspare attira tutta la città ad affluire nella sua stanza. Accoglie chiunque gli chieda un consiglio. Elargisce pareri sulle "cose dell'anima" come sugli affari pubblici o do­mestici. E' uno sfi­lare di gente del popolo e di grandi personaggi, di no­tabili politici e di religiosi, di giovani e di anziani, di magistrati e di alti prelati di sovrani e ministri. Intorno a lui si alimenta un focolaio di santità che divampa in tutta Verona, che incendia d’abnegazione e attenzione agli "ultimi" gli animi di uomini e donne straordinari, con le pere di servizio evangelico fondate da don Nicola Mazza, don Antonio Provolo, il Beato Carlo Steeb, Santa Maddalena di Canossa, Teodora Campostrini, il beato Antonio Rosmini.
Il messaggio di San Gaspare per l'uomo d'oggi
Agli uomini del sospetto, San Gaspare lancia l'invito ad una fiducia radicale nella vita. Una fiducia dalle solide radici: ancorata in Dio. "Fidati di Dio che è un bel fidarsi". E' l'atteggiamento umanis­simo e tutto biblico del bambino che si addormenta sereno fra le braccia della madre. Non è fatalismo, passività rassegnata o abulica inazione: egli è un "mistico dell'attività". Crede nel "lasciare fare a Dio" ed antepone, alle limitate prospettive umane, il grande progetto di Dio del quale si fa entusiasta ed infaticabile testimone. Il segreto della sua profonda serenità è la fiducia in Dio che gli fa seguire e mai anticipare la Sua volontà. La sua fiducia radicale in Dio diventa vivo desiderio di seguire Cristo e Cristo Crocifisso. Egli accoglie con serenità le croci che la vita gli offre, perchè sa che anche le più pesanti sono state già sperimentate, attra­versate e superate dal Dio Crocifisso.
San Gaspare porta impresse nella sua carne i segni della Passione. Questo cammino di passione lascia interdetti gli uomini del 2000. Oggi, dopo aver messo alla porta della nostra cultura l'idea e la realtà della Croce, questa rientra dalla finestra sotto forma d’angoscia, nevrosi, infelicità. Nella croce è rappresentato il faticoso cammino della morte quotidiana ai nostri egoismi e paure. Attraverso la croce passa il cammino verso la pienezza dell'uomo.
Consapevole che "non ha Dio per Padre chi non ha la Chiesa per Madre", San Gaspare si è appassiona­tamente aggrappato alla Chiesa con un atteggiamento di dedizione filiale. Con questo suo atteggiamento filiale, san Gaspare provoca a superare "l'allergia" istituzionale e l'anarchia "gruppettara" che serpeggia in molti (Cristo sì, Chiesa no; rifiuto ed indifferenza verso la gerarchia; comunità "autogestite"...) e propone di considerare la Chiesa nella sua totalità di spirito e di struttura: non solo come realtà sociologica, ma come mistero di comunione con il Padre.  
Apertura, solidarietà con l'altro, decentrarsi da se stessi per incentrarsi nel prossimo: questa è un'altra sua proposta avvincente. Egli, un contem­plativo nell'azione, un "monaco in casa ed apostolo fuori", consegna l'armonia del vivere cristiano agli schizofrenicamente scissi fra teoria e prassi, tra fede e vita, tra Dio ed i fratelli bisognosi. Egli invita a compiere con decisione "le opere di misericordia con le quali i fratelli vengono in soccorso l'uno dell'altro,
"In fondo al proprio niente si trova Dio: è l’invito a prendersi in mano in modo realistico ed adulto, andando oltre la teatralità dei sogni di "superuomini" (il mito di Prometeo). San Gaspare ha compreso il segreto della vera grandezza dell'uomo e lo rilancia: "da ché vorrò essere qualche cosa sarò nulla e dal momento in cui acconsentirò ad essere nulla diverrò davanti a Dio capace di tutto".
Liberamente tratto da: Voglia di santità don Gaspare Bertoni, di Luisa Muzii, Roma 1989, pagine 56-74
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