Martedì 15 Ottobre 2019
torna in home page
 NEW Diocesi Verona - Uffici di Curia - Sezione Pastorale - Ufficio Pastorale Liturgica e la Musica Sacra - Santi e Beati Veronesi - San Pietro da Verona, sacerdote e martire (4 giugno) 
San Pietro da Verona, sacerdote e martire (4 giugno)   versione testuale
Memoria obbligatoria

Pietro Rosini, nacque a Verona intorno al 1205 da una famiglia aderente all'eresia catara , manichei, conosciuti col nome di Patarini, una delle eresie cristiane maggiormente diffuse in quegli anni.
La predisposizione allo studio che Pietro aveva dimostrato fin da piccolissimo, fecero sì che il padre si convincesse ad assecondarla, inviando il figlio all’Università di Bologna per completare la propria formazione culturale.
A Bologna il giovane studente ebbe modo di venire in contatto con l’ambiente dei Frati Predicatori, e soprattutto di conoscere personalmente il fondatore stesso dell’Ordine Domenicano appena approvato
dalla Santa Sede, Domenico di Guzman che in quel tempo, nel 1221, era ospite del convento di San Nicolò, e decise di entrare a far parte dei Domenicani .
Nel 1232 papa Gregorio IX lo invia in Lombardia, dove l'eresia catara era largamente radicata e praticata, con mandato e compito di reprimere l'eresia non tanto come giudice istruttore nei processi, quanto come missionario apostolico incaricato di rilanciare con la sua foga oratoria la dottrina cattolica.
Fece il suo ingresso nel monastero di Sant'Eustorgio e subito fondò un'associazione di militanti detta "Società della Fede" o dei Fedeli, impegnata nella lotta contro i catari.
Pietro e i domenicani ottennero presto risultati grazie anche all'appoggio dei rappresentanti del Comune.
Sempre nel 1232 Pietro da Verona fondò un'altra confraternita ispirata al culto mariano "La Società della Vergine", con chiaro intento polemico contro quegli eretici che negavano la perpetua verginità di Maria, confraternita che si adoperò per un capillare impegno di predicazione e diffusione della corretta dottrina.
Nel 1240 venne nominato Priore del monastero domenicano di Asti,, e l’anno seguente di quello di Piacenza, nei quali s’adoperò con energia per indirizzare i frati e i novizi nello studio puntuale e ininterrotto delle Sacre Scritture e fece rifiorire l'osservanza della regola non risparmiando ai frati la correzione anche dei minimi difetti.
Nel biennio 1244-45 predicò ancora a Firenze, esaminò la vita e le regole dei Servi di Maria, fondati nel 1233 da sette mercanti fiorentini, e li difese presso Innocenze IV che era in dubbio se approvarli o meno.
Predicò anche a Roma, nelle Marche e nella Romagna.
La mattina prestissimo Pietro da Verona si confessava e celebrava la Messa.
Poi trascorreva molte ore nel confessionale, e si adoperava a comporre liti, e consolare gli afflitti e i dubbiosi.
Verso sera prendeva la sua unica refezione consistente in legumi conditi con olio.
Non beveva vino. Di notte, dopo un breve risposo, si dava all'orazione e allo studio per essere in grado di confondere più facilmente gli eretici.
Per rendere più fruttuosa la sua predicazione faceva ricorso anche ai più aspri flagelli.
Nel 1249 svolse opera di pace a Rimini.
Nel 1251 fu mandato in qualità di inviato pontificio a estirpare l'eresia con un sinodo a Cremona, nello stesso anno, fu eletto priore del convento di Como e inquisitore pontificio sia a Como che a Milano.
La sera antecedente il giorno della morte, Pietro dichiarò ai confratelli di Como che, il giorno dopo, sarebbe andato a Milano.
Tutti lo supplicarono di non effettuare, con Fra Domenico, quel lungo viaggio a piedi. La febbre quartana che lo divorava non gli avrebbe consentito di raggiungere Milano in tempo utile per compiere il suo ufficio d'inquisitore.
"Voglio andarmene - rispose loro il priore -. Se non arriverò domani sera a Sant'Eustorgio, mi riposerò a San Simpliciano".
La strada era allora fiancheggiata quasi tutta da boschi e da paesi in cui si annidavano molti eretici.
Non fu difficile quindi a Pietro da Balsamo, detto Carino, e al suo compagno Albertino Porro di Lentate, assoldati dai manichei e dai ghibellini, assalire lo scomodo inquisitore nella macchia di Farga, presso il Seveso, verso mezzogiorno.
Costretto con la forza a penetrare nel bosco, Pietro, colpito da Carino alla spalla e alla testa con un falcastro, una sorta di coltellaccio diritto, a lama larga e punta quadrata, cadde a terra con il cranio spaccato.
"Padre - esclamò egli allora - nelle tue mani raccomando il mio spirito". Prese quindi a recitare il Credo, ma ebbe appena il tempo di terminarlo perché fu ucciso con una pugnalata nel petto.
Era il 6 aprile 1252, Giovedì Santo.
I due assassini si diedero subito alla fuga lasciando Fra Domenico gravemente ferito, fu trasportato da pietosi viandanti nel convento delle Benedettine di Meda, dove morì cinque giorni dopo.
Pietro da Verona fu portato in processione a Milano. Quando vi giunse era già calata la notte.
Trovandosi Sant'Eustorgio nella parte opposta della città, il corpo del santo, come aveva predetto, fu collocato nell'abbazia di San Simpliciano.
Trasportato il giorno dopo a Sant'Eustorgio, vi fu seppellito, alla presenza di una grande folla.
Innocenzo IV canonizzò S. Pietro Martire a Perugia il 25-3-1253, neppure un anno dopo la morte. Le reliquie dell'invitto campione della fede sono conservate nella ricchissima arca scolpita da Balduccio da Pisa (1399), e posta nel mezzo della cappella Portinari, gioiello del rinascimento, eretta da Michelozzo a pianta quadrata, sormontata da cupola.

A Verona gli fu dedicata, fin dal 1307, la basilica che diciamo di S. Anastasia, dal titolo di una chiesa preesistente, fatta costruire dal re Teodorico; nel lungadige poi, non lontano da S. Stefano, si può ancora vedere la facciata di una piccola chiesa, edificata sulla casa natale e dedicata a S. Pietro martire, compatrono di Verona.
stampa  / segnala / condividi