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Le scuole europee
 LA CURIA - Sezione Pastorale - Servizio IRC - Diocesi di Verona - News - Le scuole europee. 
Le scuole europee   versione testuale
Un modello di educazione multilingue e multiculturale







La  religione  è  necessariamente  presente  nelle  scuole  europee  non  solo in ossequio al rispetto ed alla valorizzazione della libertà di coscienza e convinzione dello studente, ma ancor più in funzione della loro più alta finalità.  Non  vi  è  dubbio  infatti,  che  nel  preparare  lo  studente  ad essere  un  cittadino  che  conosce  ed  è  orgoglioso  della  propria  identità nazionale  e  di  europeo,  entra  quasi  con  prepotenza  la  dimensione religiosa.  Le  radici  giudaico  cristiane  della  civiltà  europea,  le  vicende interne   al   cristianesimo,   diviso   tra   la   Roma   cattolica   dei   papi, l’ortodossia orientale e la moltitudine di chiese protestanti, così come la lunga  convivenza  tra  chiese  ed  imperi,  regnanti  nazionali  e  Stati,  sia pure  in  una  alternanza  di  amore  ed  odio,  sono  tutti  innegabilmente fatti, che hanno forgiato le nazioni ed i popoli europei e continuano ad orientarne il cammino. Del pari rendere lo studente europeo capace di affrontare   le   sfide   di   una   società   globalizzata   e   nel   contempo multiculturale,  impone  con  altrettanta  forza,  una  attenzione  speciale alla dimensione religiosa. 
Il fattore religioso compare nel piano di studi di baccalauareato sotto  diverse  forme:  esso  entra  tra  i  saperi  negli  insegnamenti  storico-umanistici  o  socio-geografici,  ma  anche  nel  corso  di  morale  non confessionale.   Vi   è   poi   la   religione   nella   sua   dimensione   più spiccatamente  identitaria  fatta  di  pratiche  anche  quotidiane  (basti pensare  all’abbigliamento,  ai  simboli,  alla  alimentazione)  e  di  ritualità cultuale,  che  si  impongono  inevitabilmente  nell'incontro  tra  gli  alunni di  diversa  provenienza  e  si  manifestano  ancora  più  direttamente  nel calendario delle lezioni. Nelle scuole europee sono infatti giorni festivi comuni  il  Natale  e  la  Pasqua,  ma  anche  il  lunedì  di  Pentecoste,  le
festività di Ognissanti, ed ancora la Pasqua ortodossa ed in particolare il lunedì di Pasqua per le scuole con sezioni greche. I singoli Consigli di amministrazione  possono  poi  prevedere  altri  giorni  festivi  se  sono feriali per i calendari nazionali, come ad esempio l'Ascensione, prevista come festività in molte scuole tra cui la olandese di Bergen, Francoforte, le  due  di  Lussemburgo  ed  anche  Varese  e  Parma.  Da  ultimo  su domanda dei genitori il Direttore può autorizzare assenze ulteriori per “ragioni   personali”,   in   cui   possono   farsi   rientrare   a   pieno   titolo ricorrenze  o  celebrazioni  e  pratiche  religiose  particolari.  La  presenza maggiormente qualificante si realizza tuttavia nei corsi di religione. 
L'insegnamento  della  religione  nelle  scuole  europee  è  parte integrante del corso di studi di baccalaureato fin dalla sua prima origine e  gode  a  tutt'oggi  di  pari  dignità  rispetto  alle  altre  materie.  Tutte  le quattordici scuole di tipo I, ma anche quelle di tipo II, offrono corsi di religione e la possibilità di scelta tra una ampia gamma di confessioni.
Se  all'origine  l'insegnamento  confessionale  prevedeva  due  opzioni:  il rito cattolico e quello protestante, con il tempo la accresciuta sensibilità verso  i  culti  di  minoranza,  l'entrata  nella  Unione  europea  di  paesi  di diversa  tradizione  religiosa,  soprattutto  ortodossa,  e  la  diffusione  in Europa  di  religioni  e  fedi  di  provenienza  orientale  hanno  portato  ad introdurre   un   po'   ovunque   corsi   di   religione   ebraica,   ortodossa, musulmana,  per  venire  incontro  alle  richieste  di  genitori  ed  alunni.
Non mancano poi particolarità quali quella di Lussemburgo I che offre un  corso  di  religione  anglicana,  e  di  Bruxelles  III  che  ha  attivato addirittura  l'insegnamento  del  buddismo.  In  tutti  casi  si  tratta  di  un insegnamento  di  tipo  confessionale,  impartito  da  insegnanti  designati dalla  rispettive  autorità  religiose,  competenti  anche  per  la  definizione dei  programmi.  Va  tuttavia  sottolineato  che  tutti  gli  insegnamenti religiosi  impartiti  contemplano  comunque  la  conoscenza  delle  altre esperienze di fede, anche orientali o di nuova genesi come le cosiddette sette,   e   promuovono   un   approccio   critico   ed   un   attenzione   alle tematiche del vivere quotidiano e della socialità, nel pieno rispetto della libertà di coscienza di ogni allievo.
L'organizzazione  del  corso  di  religione  pone  in  vero  gravi difficoltà in tutta la rete delle scuole europee. All'origine dei problemi sta anche in tal caso l'allargamento dell'Unione europea a paesi non solo di  tradizione  religiosa,  ma  anche  di  lingua,  diverse  da  quella  degli originari  sottoscrittori  dello  Statuto  delle  scuole  europee.  Il  corso  di religione  era  infatti,  tradizionalmente,  tra  quelli  dati  in  lingua  madre, l'aumento   delle   sezioni   linguistiche   e   la   varietà   di   insegnamenti confessionali   attivati,   ha   posto   in   primo   luogo   un   problema   di dimensioni delle classi, soprattutto per i culti di minoranza. A ciò si è affiancata  in  modo  crescente  la  difficoltà  di  collocare  l'ora  di  religione nel  piano  studi  dei  singoli  studenti,  nonché  quello  di  reclutare  un numero di insegnanti sufficienti e soprattutto adeguatamente preparati. 
È  infine  divenuta  non  più  rinviabile  la  definizione  dei  programmi  di corso  e  delle  modalità  di  verifica  dell'insegnamento;  contrariamente  a tutte  le  altre  materie  infatti,  per  il  corso  di  religione  non  è  mai  stato approvato dal Consiglio superiore un Programma comune che definisca contenuto,   obbiettivi   e   criteri   di   verifica   dei   risultati   raggiunti nell'insegnamento.  La  necessità  di  porre  mano  ad  un  ripensamento  e  ad  una riorganizzazione  dei  corsi  di  religione  è  emersa  in  particolare  nella
primavera   2004,   nell'ambito   della   riforma   dell'orario   della   scuola primaria.  L'analisi  condotta  su  dette  scuole  ha  infatti  evidenziato  una grande  diversità  di  trattamento  del  corso  di  religione,  sia  rispetto  agli altri insegnamenti all'interno dei singoli istituti, che nell'organizzazione del   medesimo   corso   da   scuola   a   scuola.   Nella   composizione   ed organizzazione  delle  classi  la  soglia  minima  imposta  per  l'attivazione dei  corsi  dal  Consiglio  superiore ,  non  sempre  veniva  rispettata  e venivano  spesso  disapplicati  i  criteri  di  raggruppamento  per  classi  di età  successiva  o  per  classi  parallele  di  diversa  lingua,  previsti  per raggiungere  detta  soglia.  In  generale  i  gruppi  di  religione  e  morale risultavano  quindi  più  piccoli  e  molto  numerosi,  così  da  creare  nella pianificazione  degli  orari,  gravi  difficoltà,  aggravate  peraltro  dal  fatto
che le autorità religiose designano spesso per più scuole e diversi cicli, lo  stesso  insegnante.  La  lingua  utilizzata  nell'insegnamento  si  rilevò altrettanto varia: alcune scuole proponevano i corsi solo in lingua 1 (cd. veicolare) altre, in seguito ai raggruppamenti, in lingua 2 o addirittura in   quella   del   paese   sede   dell'istituto.   Sul   versante   della   qualità dell'insegnamento  e  del  contenuto  dei  programmi  la  situazione  si mostrò  ancor  più  grave:  spesso  gli  insegnanti  designati  dall'autorità religiosa ed assunti sotto la responsabilità del Direttore quali “incaricati di  corso” ,  non  possedevano  l'abilitazione  all'insegnamento  secondo  la normativa  nazionale  del  paese  sede  della  scuola,  né  una  adeguata formazione   e   competenza   linguistica,   didattica   e   pedagogica.   I programmi venivano definiti dalle singole autorità confessionali locali e restavano sottratti ad ogni verifica, tanto preventiva quanto successiva: né  il  Direttore  né  gli  ispettori  esercitavano  infatti  ispezioni  e  controlli come  per  le  altre  materie.  Di  fronte  a  tali  problematiche  nel  2006  il Consiglio superiore ha dato mandato al gruppo di studio incaricato di procedere   alla   revisione   ed   armonizzazione   dell'orario   del   ciclo primario,  di  riflettere  sulle  modalità  pratiche  di  organizzazione  del corso di religione e di ricercare un armonizzazione con gli altri corsi, mandato   poi   esteso   anche   in   relazione   al   ciclo   secondario.   Tale proposito   di   riforma   è   stato   approvato   e   sostenuto   anche   dalla Commissione   europea   che   in   più   occasioni,   nel   rispondere   ad interrogazioni  parlamentari  ha  manifestato  la  preoccupazione  per  la qualità  dell'insegnamento  del  corso  di  religione,  non  garantita  nello stato  attuale.  Alta  qualità  invece  necessaria  a  conservare  “une  place  de choix aux valeurs éthiques au sein des Écoles européennes”, a raggiungere la giusta  conoscenza  delle  questioni  religiose  ed  una  formazione  morale degli  alunni,  essenziale  ad  affrontare  le  sfide  future  ed  un  mondo multietnico .   Il   gruppo   di   lavoro,   anche   attraverso   incontri   con rappresentanti  delle  confessioni  più  rappresentative,  ha  elaborato  così un documento dal titolo “Organisations des cours de religion et morale aux cycles   primaire   et   secondaire   dans   les   Écoles   européennes”,   il   quale, sottoposto a dibattito e ad un primo esame del Consiglio superiore nel gennaio  2008  è  stato  poi  definitivamente  approvato  nella  riunione  del 20-21 gennaio 2009. 
Il  documento  finale  intitolato  “Le  cours  de  religion  aux  cycles primaire  et  secondaire  dans  les  Écoles  européennes”  (Réf.:200-D-356-fr-4) pone  una  soluzione  alle  tre  questioni  cruciali  dell'organizzazione  del corso di religione. In relazione alla composizione ed organizzazione dei gruppi  di  studio  si  prescrive  il  rispetto  della  soglia  minima  di  sette alunni  prevista  per  tutte  le  altre  materie,  e  l'utilizzazione  della  lingua veicolare  (lingua  1).  Se  a  tali  condizioni  la  soglia  minima  non  è raggiunta si applicherà il raggruppamento di più classi anche di diversa età.   Solo   nell'impossibilità   di   attivare   il   corso   della   confessione richiesta secondo i predetti parametri, ogni scuola, nella sua autonomia, potrà cercare idonee soluzioni quali ad esempio l'uso della lingua 2 o di quella del paese sede, oppure la diminuzione del numero di lezioni nel ciclo  secondario  o  ancora,  ma  eccezionalmente,  la  creazione  di  gruppi multiconfessionali  quali,  ancora  ad  esempio,  protestanti  e  cattolici.  Il reclutamento degli insegnanti di religione è stato riformulato in modo da    conciliare    l'alta    qualità    della    docenza    con    la    conformità dell'insegnamento   impartito   alla   dottrina   di   fede   della   rispettiva
confessione e con l'approvazione dell'incaricato da parte delle autorità confessionali. A tal fine gli insegnanti di religione devono possedere i titoli richiesti per insegnare e preferibilmente le qualifiche previste per l'insegnamento   della   religione   secondo   le   norme   del   paese   sede. Laddove  tengono  il  corso  in  una  lingua  diversa  dalla  propria,  devono averne  piena  padronanza.  Il  reclutamento  avviene  normalmente  su proposta delle autorità religiose, che sono invitate a fornire una lista di candidati   appropriati,   cui   il   Direttore   possa   attingere   applicando comunque le ordinarie regole di ingaggio del personale incaricato; su di esso  incombe  infatti  la  responsabilità  finale  della  valutazione  e  della scelta. Il controllo sull'insegnamento e la verifica dei risultati raggiunti è ripartito tra l'autorità scolastica e quella confessionale. Il Direttore e gli ispettori  possono  osservare  le  lezioni  e  supervisionarne  gli  aspetti didattici e pedagogici, mentre compete alla autorità religiosa prendere parte   alle   lezioni   come   osservatori,   in   accordo   con   la   direzione scolastica,  per  verificare  la  coerenza  di  contenuto  e  metodo  con  i dettami   della   propria   fede.   Come   ogni   altro   incaricato   di   corso l'insegnante di religione è comunque soggetto ad una valutazione finale degli organi scolastici, di cui l'autorità religiosa è informata e su cui, se del  caso,  è  consultata.  La  definizione  del  programma  del  corso  di religione è rimasta invece questione in gran parte aperta. Il documento approvato  richiama  infatti  la  necessità  di  redigere  dei  programmi approvati,  che  consentano  una  armonizzazione  dell'insegnamento  in seno al singolo istituto e tra le diverse scuole, ed ancora la necessità di attenersi  nella  redazione  al  piano  generale  predisposto  dal  Consiglio superiore,  che  prevede  in  particolare  la  indicazione  degli  obbiettivi dell'insegnamento, del contenuto nei singoli anni, oltre alla definizioni dei  principi  metodologici  e  della  modalità  di  valutazione  dei  risultati raggiunti.  Malgrado  tali  richiami  si  rimette  però  alle  singole  autorità religiose  la  proposizione  dei  rispettivi  programmi  e  si  prende  atto  del fatto  che  le  stesse  hanno  proposto  un  tavolo  di  lavoro  comune  con  la partecipazione  di  rappresentanti  delle  scuole  europee,  per  procedere
alla  elaborazione  di  programmi  unitari  per  singola  confessione,  validi per l'intera rete. Nei fatti insomma, allo stato il documento di riforma si limita  a  prevedere  l'obbligo  per  il  singolo  insegnante  di  fornire  una programmazione  del  corso  e  di  tenere  un  aggiornato  registro  della materia.   Va   tuttavia   rilevato   che   la    mancanza   di   programmi confessionali  approvati  dal  Consiglio  superiore  non  equivale  a  totale anarchia  nell'insegnamento  delle  singole  fedi.  Come  già  rilevato  dai rappresentanti  delle  confessioni  nella  riunione  dell'11  ottobre  2008,  in sede di confronto con il gruppo di lavoro incaricato della revisione, le denominazioni  religiose  tradizionalmente  attive  e  di  maggioranza,
possiedono e si attengono già a programmi comuni alle singole scuole, così   è   per   la   religione   cattolica   la   quale   utilizza   da   sempre   un programma  unitario  per  tutte  le  scuole  europee,  già  presentato  al Segretario  generale  e  noto  a  tutti  i  direttori,  esiste  parimenti  un “syllabus”  per  la  religione  protestante  ma  anche  per  quella  ortodossa, sopratutto greca, che ne ha già predisposto la versione inglese. Non vi è  dubbio  comunque  che  la  elaborazione  di  un  programma  comune approvato     dal     Consiglio     superiore,     consentirà     la     perfetta armonizzazione   del   corso   di   religione   rispetto   agli   altri,   con   il superamento  delle  difficoltà  registrate  per  altre  confessioni  quali  ad esempio quella ebraica che dispone al momento solo di un programma generale elaborato dal Concistoro centrale israelita del Belgio, cui sono apportate  aggiunte  in  funzione  delle  specificità  locali  ed  attuali , resterà   invece  completamente   in   capo   alle   singole   denominazioni
confessionali l’onere di dotarsi di un adeguato numero di insegnanti in possesso dei richiesti e necessari titoli abilitativi; problema di non facile
soluzione per quei culti di più recente presenza, tra cui l’islam, che nel 2007 per tutte le scuole del Belgio, che da sole raggruppano a Bruxelles
oltre il 40% degli iscritti alla rete, poteva contare si due soli insegnanti di religione islamica. 
 
 
Rita Benigni
(ricercatore di Diritto canonico ed ecclesiastico nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Roma Tre)
Stato, Chiese e pluralismo confessionale Rivista telematica (www.statoechiese.it) giugno  2010                          ISSN 1971- 8543 
 
Estratto dall'articolo in allegato

 
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