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Nelle nostre enormi ricchezze di umanità, di libertà, di comunicazioni anche economiche, noi poveri uomini, in alcuni momenti, ci sentiamo tremendamente soli. “La nostra solitudine è perciò la regina della nostra angoscia poiché gettati allo sbaraglio... Siamo costretti ad affrontare l’impossibile” (Papa Benedetto XVI) Siamo soli di fronte alle nostre sofferenze nonostante i parenti ed amici siano vicini, ma a soffrire siamo soli; così come siamo soli davanti alla nostra morte. In quel momento siamo noi soli a dover morire. Anche Gesù ha provato questa tremenda esperienza, abbandonato sulla croce, ha subito la prova della solitudine. Si rivolse al Padre: “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato”? Ognuno di noi dovrà passare attraverso questa porta che segnerà la separazione definitiva con il mondo, la vita, gli amici, i parenti; saremo costretti ad abbandonare tutto e tutti. Quel momento sarà tragico, pauroso, senza ritorno. Ci saranno compagni solitudine e paura. Anche Gesù è entrato da quella porta: “Discese agli inferi”, ma subito, di là della porta, è risorto e attende ciascuno di noi per allungare la sua mano ad ognuno che entra per la risurrezione. Egli ha sconfitto la morte e quindi ogni solitudine e paura. Egli è là ad attendere “tutti coloro che muoiono in Cristo”. Oltre la morte vi è la vita di Gesù Cristo risorto e tutti i suoi amici lo vedranno. Non sarò più solo, vi sarà l’Amico confidente che mi accompagnerà verso la sua Casa, la Gerusalemme Celeste. Papa Benedetto XVI scrisse: “Il morire non è più la via della paura e glaciale solitudine, giacché le porte dello Sceol sono state sfondate.. . .I battenti della morte si sono aperti e restano spalancati, quando nella morte pulsa la vita, quando vi ha preso dimora l’amore”. (Papa Benedetto XVI) in Introduzione al cristianesimo pag. 245, ed Queriniana. Verona, 10/03/09
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