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La parresia di un nuovo anno pastorale   versione testuale
Centro Mons. Carraro, 11 settembre 2020






 

Alle nostre spalle sta un anno pastorale 2019/2020 martoriato, dopo un promettente avvio. Costretti a sospendere ogni attività pastorale a causa del lockdown e a cominciare da quel momento fatidico: il catechismo, la preparazione e la loro conseguente celebrazione dei sacramenti della prima Confessione, prima Comunione, Cresima, celebrazioni che saranno realizzate quanto prima, previa una adeguata preparazione. Pensiamo poi alla mancata celebrazione, o ridotta ai minimi termini, del Sacramento del Matrimonio, già precedentemente in stato di crisi. E i funerali! Che angoscia! E le feste patronali! E il mese di maggio, già sotto il regime del distanziamento ferreo! E i campiscuola, soste davvero provvidenziali, benedette, per i nostri adolescenti e giovani! Tutti saltati. Un discorso un po’ più complesso, sotto il profilo specificamente pastorale, andrebbe fatto sui Grest! L’insieme delle attività pastorali, consolidate nei decenni, ma costretti a lasciarle morire, darebbe comunque l’impressione di una vera Caporetto pastorale. Se poi, infine, concentriamo l’attenzione sulla celebrazione della Messa, davvero abbiamo subito delle sconfitte diaboliche. Con una sofferenza, da parte dei preti, del Vescovo, dei consacrati/e e dei laici stessi, molti dei quali hanno protestato, che ci ha fatto sanguinare. Abbiamo sofferto. E sospirato. Dapprima abbiamo celebrato come nelle catacombe, pur se in streaming – bisogna dire grazie a tanti preti che, anche con l’aiuto di esperti laici, vi si sono prodigati con genialità. Poi, finalmente la riapertura delle chiese, con tutte le pesanti condizioni imposte, che abbiamo rispettato, al punto che è difficile riscontrare un contagio a causa della partecipazione alla Messa nelle nostre chiese, poste in ferrea sicurezza, grazie al senso di responsabilità sociale che ci contraddistingue. Persino per le ordinazioni diaconali e presbiterali siamo stati costretti a ridurre la presenza in Cattedrale di oltre quattro quinti rispetto agli altri anni. Adesso ci viene offerta una ulteriore possibile dilatazione per le chiese più capienti che, se ne sono adatte, possono oltrepassare le duecento persone! Quando eravamo abituati a chiese strapiene, gremite! Potremmo continuare nell’elenco delle opportunità mancate sul piano pastorale.

Eppure, non tutto forse si è risolto in una disfatta, come se si trattasse di una azienda, in tale crisi da dover chiudere i battenti, lasciando sul lastrico proprietari e dipendenti. A ben osservare i fenomeni, sotto il profilo della fede, forse si è venuto a formare in questi mesi travagliati, quasi sette, una sorta di humus fecondo, che potrebbe preludere ad una rinascita di vera spiritualità, che sta nel profondo nostalgico metafisico delle persone più sensibili al senso dell’autenticità della fede, destinata a dare forma cristiana al vivere quotidiano. Si ha l’impressione che ci sia ricerca sincera di autenticità e di disponibilità a lasciar cadere modalità desuete e formali entro le quali si muovevano le attività pastorali. Dobbiamo allora fare piazza pulita, dopo averle ridotte in macerie, delle strutture pastorali precedenti? Sarebbe insensatezza. Tuttavia, la passione per la trasmissione dell’autenticità della fede cristiana, mette in moto la fantasia geniale della pastorale caratteristica della nuova evangelizzazione. E offre nuove opportunità, modulate sulla sensibilità nel frattempo modificata della nostra gente, a cominciare dai bambini, ragazzi, preadolescenti, adolescenti, giovani, famiglie. È a loro principalmente che dobbiamo guardare. Con speranza e fiducia. Come coinvolgerli nella più affascinante delle avventure che riguarda la scoperta e l’acquisizione del Senso del vivere, ritrovato proprio in Colui che è il Senso ultimo del vivere umano? Esplicitiamone il nome: Gesù, il nostro Messia, Salvatore e Signore! Tutto ciò che favorisce l’incontro con Lui è pastorale! Perché poi è Lui che ci fa essere Chiesa, che è il suo Corpo e la sua Sposa, il suo Popolo, il suo Gregge, di cui è Madre nello spirito la Vergine Maria.

Ecco allora, a grandi linee, la prospettiva per l’agire pastorale dell’anno che vorremmo avviare questa sera qui al Carraro alla presenza del Vescovo, di preti, diaconi, consacrati/e e laici soprattutto delle Consulte parrocchiali e dei Consigli pastorali delle Unità pastorali.

Ecco il focus e la password della pastorale di questo anno pastorale 2020/21: la Celebrazione della Messa, e conseguente adorazione eucaristica.

Non a caso, il nostro incontro di questa sera, qui al Centro Carraro all’aperto, per note motivazioni, che apre il nuovo anno pastorale è marcato dalla celebrazione dell’Eucaristia. Tutto ciò che la fantasia pastorale, la buona volontà di tutti e le ispirazioni dello Spirito Santo metteranno in moto, tutto abbia come focus la Messa! Per sua natura la Messa è il focus della vita cristiana o, per dirla con il Concilio Vaticano II, è la fonte, il culmine, la radice e il cardine della vita cristiana. Facciamo convergere tutto lì. A cominciare dalla catechesi, che se non conduce all’Eucaristia celebrata e adorata, è un aborto. Suggerisco con cuore aperto di Vescovo, primo responsabile della pastorale, di fare catechesi possibilmente in chiesa. Lo sappiamo, troppi, la stragrande maggioranza di nostri bambini, ragazzi, preadolescenti e giovani, non hanno più varcato le porte della chiesa. Ne stanno smarrendo la mappa. Con la catechesi in chiesa si ha l’opportunità di far respirare il clima dell’essere in chiesa, con ciò che la caratterizza, cioè con la presenza della Parola di Dio sull’ambone, dell’Eucaristia sull’altare e nel tabernacolo, del fonte battesimale, dei confessionali, delle icone di Maria e dei Santi. Questo anche per la catechesi degli adulti. E anche per quanti riusciranno a fare la catechesi in famiglia, iniziativa certo lodevole: non manchino incontri in chiesa!

La prima urgenza della pastorale evangelizzante oggi è quella di riportare i fedeli alla Messa domenicale, come nella propria casa domenicale! Proprio nell’Eucaristia attingono la Parola della Verità, in un mondo in cui respirano opinioni e influencer, banalità e miraggi di false gioie. Tutti abbiamo bisogno di nutrire la mente di Verità, che poi altro non è se non Gesù stesso. Ma la Parola è interamente finalizzata al Pane Eucaristico, di cui svela il contenuto salvifico e santificante. Il Pane Eucaristico è per noi il segno sacramentale di un amore sconfinato e ineffabile, che porta a compimento quanto Gesù ebbe a confidare a Nicodemo: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio Unigenito”. Possiamo completare: “fino a dare al mondo il suo Figlio Eucaristia!”. È il vertice e la fonte permanente dell’amore di Dio per l’uomo. Per questo, dopo aver istituito l’Eucaristia nell’ultima Cena poteva dire ai suoi apostoli nel Cenacolo: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come (poiché) io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo sapranno tutti che siete miei discepoli se avete amore gli uni gli altri” (Gv 13,34-35). Ecco che cosa si attinge nella partecipazione dalla Messa, con umile fede. Si diventa persone conquistate dall’amore eucaristico, che dà senso al vivere personale e abilità al senso della corresponsabilità concreta nei confronti del vivere sociale: se saremo testimoni di amore eucaristico, nella solidarietà con le famiglie in disagio o in grave situazione economica per mancanza di lavoro, saremo evangelizzatori credibili. Alla Messa si capisce che non si può più vivere per se stessi, ma in Cristo, per gli altri, al fine di essere segno del suo amore. E si avverte il bisogno di tenerci purificati da ogni inquinamento di autoreferenzialità, virus letale per il vivere in famiglia, in parrocchia, nei gruppi, nella società.

Facciamo allora appassionare e innamorare della Messa le famiglie, con i bambini, i ragazzi, i preadolescenti, adolescenti e giovani. Catechiste, Animatori e Presbiteri si premurino di invitarli e di accoglierli con benevolenza.

 È evidente che nuova dovrà essere la modalità di partecipazione alla Messa predisposta per loro, perché se ne appassionino e non la subiscano annoiati. Si sentano protagonisti, non di una scena teatrale, ma di un incontro vero con il Signore, nella comunità. Ai nostri preti, alle nostre catechiste, ai nostri animatori non mancano inventiva e coraggio. Da veri testimoni della fede in Gesù Cristo Eucaristia.

Se faremo dell’Eucaristia il focus e la password della nostra pastorale, tutto andrà nuovo, cioè tutto mirerà a rendere nuovi la mente e il cuore dei credenti, a cominciare dagli stessi presbiteri, anche inventando modalità espressive pastorali nuove, più rispondenti al reale dell’evangelizzazione efficace.

E poiché la Messa richiede la presenza di un prete per renderla realtà, tutti concordi chiediamo per l’intercessione di Maria nuove vocazioni al Presbiterato e grazie speciali perché nostri preti siano impregnati di spiritualità eucaristica.

In questa Messa concelebrata al Centro Carraro, come fosse la nostra Cattedrale a cielo aperto, invocando anche la materna protezione della Vergine Maria, mettiamo nelle mani del Mistero dell’Amore Trinitario di Dio, che nell’Eucaristia ha la sua massima manifestazione di amore per l’uomo, il nuovo anno di pastorale, pur se a percorso da gimkana. Ci ispiri Lui, ci apra le porte dei cuori, ci infonda parresia nell’evangelizzazione. Renda fecondo di grazia il nuovo anno di pastorale.

 

X Giuseppe Zenti

Vescovo di Verona

 

 

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