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Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio   versione testuale






 

Cattedrale, 8 settembre 2020
Natività della Beata Vergine Maria

 

La natività di Maria, per la nostra Diocesi Madonna del Popolo, dal punto di vista liturgico è festa. La Liturgia dà infatti importanza a tale evento che fa parte della storia della salvezza. In effetti, quella di Maria non è una nascita comune, pur se ogni nascita è importante. È interamente proiettata al suo provvidenziale compito di Madre del Figlio di Dio fatto uomo, da sempre previsto nell’eterno progetto di Dio. Ce lo ricorda Paolo nel breve tratto del capitolo ottavo della lettera ai Romani proclamato nella prima lettura: “Da sempre Egli, Dio, ci ha conosciuti”. Nessuno di coloro che sono venuti al mondo fino ad oggi e di quelli che verranno al mondo, sfugge alla conoscenza di Dio. Ed è una conoscenza che porta il sigillo della sua approvazione e del suo amore. A maggior ragione il sigillo di approvazione e di amore è stato da sempre apposto sulla venuta al mondo della Vergine Maria. Quella nascita era connessa esattamente con quel progetto di salvezza che viene snodato dall’apostolo Paolo in funzione di tutti i salvati, che hanno deciso di aderire pienamente e radicalmente a tale progetto, cioè di amare Dio: “Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio; Dio li ha predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo; li ha chiamati; li ha giustificati; li ha anche glorificati”.

E Maria ci accompagna per mano in questo cammino di salvezza, non di rado travagliato, nell’esperienza di vita concreta, quella che anche Maria ha compiuto. È venuta al mondo per questo: per dare la vita umana al Figlio di Dio e accompagnare maternamente noi, l’umanità intera, di tutti i tempi, a Cristo Salvatore. A cominciare dall’impegno battesimale di diventare conformi all’immagine del suo Figlio, e Figlio di Dio ancor prima. Come a dire, il compito e impegno a diventare sempre più Cristiani, per amore di Dio, senza forzature e paure, lasciandoci conquistare da Cristo, assimilandone la sensibilità, vivendo Lui, come poteva confidare l’apostolo Paolo. Diventare sua immagine, in modo credibile, così da farlo conoscere e amare da tanti altri. Lasciarsi chiamare a vivere il suo regno, cioè l’insieme della sua mappa di vita. Affidando a Lui le proprie fragilità, incoerenze, peccati, per essere da Lui giustificati, cioè resi giusti agli occhi di Dio, grazie alla sua misericordia, trasmessa efficacemente a noi nel Battesimo, nella Confessione, nell’Eucaristia e in tutte le opere di Misericordia compiute da noi stessi. Il tutto, direzionati sul traguardo della vita terrena da credenti Cristiani. Quella infatti è la ragione dell’essere venuti al mondo e il senso del vivere sulla terra. Proprio in vista di quel traguardo, l’eredità eterna, il cielo, il paradiso, siamo venuti al mondo, analogamente a Maria, oggi non solo risorta, mediante il mistero dell’Assunzione, ma anche glorificata, cioè nella pienezza assoluta del suo essere in tutte le sue potenzialità, quale nessun altro, eccetto Cristo suo Figlio.

Carissimi, non siamo arrivati alla vita come prodotto del caso; siamo stati chiamati alla vita da Dio, per il tramite dei genitori, perché la nostra vita, quella di tutti e di ciascuno, fosse significativa, carica di una specifica missione, realizzata da figli nel Figlio, continuamente giustificati, cioè riscattati dal sistema del peccato. E sempre con l’obiettivo fisso nella mente e nel cuore per il quale siamo venuti al mondo: raggiungere la glorificazione finale (escatologica), e non per fare una vita spensierata e godereccia. Non dimentichiamo che il nostro esistere, fin dai suoi primordi, anzi da prima del tempo, dipende interamente ed esclusivamente da Dio, mentre l’esito finale dell’esistere dipende da noi. In concreto, dipende da quanto amore siamo disposti a riservare a Dio e dalla determinazione, consapevole e libera, di prendere la forma di Cristo, di vivere Lui. Queste scelte sono in mano nostra. In definitiva, da che parte vogliamo stare? Dalla parte di Dio che ci ha progettati per Lui o dalla parte del maligno?

Davanti a noi sta l’esempio di Maria, ma anche del suo sposo Giuseppe, sulla cui figura si sbilancia l’attenzione dell’evangelista Matteo: “Così fu generato Gesù Cristo. Sua Madre, Maria essendo promessa sposa di Giuseppe …”. Giuseppe, figura di penombra, è nato per avere un ruolo importante, proprio nel suo essere nascosto, dietro le quinte, in silenzio: l’essere custode del segreto arcano della divina maternità di Maria e custode anche giuridico della Sacra Famiglia di Nazareth. Uomo giusto, viene definito, nel suo ruolo complesso. Attento ai cenni di Dio e sempre ad essi obbediente. Ha accettato, non senza fatiche, di operare senza apparire. Stando al suo posto. Dando il meglio di sé. Nell’umile fede di pio ebreo. Senza cedimenti ad impennate di autoreferenzialità.

Carissimi, la festa della nascita di Maria, Madonna del Popolo, il suo esempio di vita, unitamente a quello del suo sposo Giuseppe, ci ricorda che ognuno di noi nasce non per se stesso, ma per un compito, una missione nella storia, in cui immettere il nostro contributo personale, perché la storia sia migliore. Non ci resta che rendere grazie a Dio per il dono anche della nostra vita, oltre che quella di Maria. Ci rimane il rammarico, carico di tristezza e di sofferenza, per quella fiumana di persone, già chiamate alla vita, distrutte nel grembo della madre, non di rado con una superficialità allucinante. Quale strage di innocenti! Quale strage di possibili menti straordinarie, di geni, di risorse sociali, di potenziale umano. Quale impoverimento per l’intera umanità! Chiamati alla vita, non hanno visto la luce. Senza il loro consenso, oltretutto. È stata loro tolta la possibilità di costruirsi una vita nel segno della propria responsabilità. La Vergine Maria, Madonna del Popolo, illumini la coscienza di tutti per far capire quanto è preziosa la vita di ogni persona, agli occhi di Dio, e per il bene essere dell’umanità. Ogni nascita va attesa. Va accolta con premura. Va amata e messa pedagogicamente nella condizione di realizzarsi al meglio di sé, fino alla santità e alla glorificazione, come è nei sogni e nei progetti di Dio.

 

X Giuseppe Zenti

Vescovo di Verona

 
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