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Una nuova Pentecoste per rinnovare il mondo. Gli ambiti in cui lo Spirito Santo è protagonista   versione testuale
Cattedrale di Verona, 31 maggio 2020 - Solennita' della Pentecoste






 

Se c’è una festa liturgica unica nel suo genere è la solennità di Pentecoste, culmine e scopo del Mistero Pasquale. Interamente finalizzata a trasmettere lungo lo scorrere del tempo le risorse di salvezza spirituale scaturite appunto dal Mistero pasquale, indirizzate allo smantellamento del regno delle tenebre, cioè del sistema del peccato (ateismo, egoismo, individualismo, superbia, cattiveria, smania delle varie forme di libidine …), e alla edificazione della santità universale. Ecco allora l’intima e inscindibile connessione tra Pasqua e Pentecoste: la Pentecoste porta a compimento la Pasqua. Le letture appena proclamate segnalano alcuni ambiti nei quali lo Spirito Santo, da protagonista, porta a destinazione nel cuore degli uomini che ne sono predisposti quanto Gesù Cristo ha realizzato con la sua morte e risurrezione.

Partiamo dalla pagina del Vangelo. Corrisponde alla edizione della Pentecoste, intesa come effusione dello Spirito Santo sulla Chiesa nascente, nell’evangelista Giovanni. Vengono segnalati principalmente tre ambiti in cui lo Spirito opera da protagonista. Anzitutto è il protagonista del dono della Pace, sintesi di tutti i beni scaturiti dal Mistero della Pasqua, corrispondenti ai più profondi desideri, metafisici, di ogni persona umana: là dove ci sono situazioni di pace o di rappacificazione, sicuramente c’è lo Spirito Santo. Secondo ambito specifico dell’agire dello Spirito Santo da protagonista è quello della trasmissione del perdono dei peccati. Gesù ne fa una sorta di equazione: Ricevete lo Spirito Santo. A chi perdonerete i peccati saranno perdonati”. Dove ci si lascia svincolare dal sistema del peccato, lì c’è lo Spirito Santo. Il terzo riguarda la missione: “Come il Padre, grazie alla presenza dello Spirito nel grembo verginale di Maria, ha mandato me, anch’io mando voi, carichi della sua potenza”. Se un compito specifico dello Spirito Santo è quello di trasmettere la salvezza operata dal Crocifisso Risorto, di conseguenza ad ogni “mandato”, vescovo, presbitero, diacono, consacrato/a, laico che sia, compete la medesima missione, almeno quella di propiziare la trasmissione della salvezza dal sistema del peccato, pur nella diversità di carismi e ministeri.

Altro ambito appunto di competenza dello Spirito da protagonista è quello dei carismi e dei ministeri. Ce ne svela l’origine e gli obiettivi l’apostolo Paolo nella sua prima lettera ai Corinti. Afferma: “Vi sono diversi carismi, diversi ministeri, diverse attività … A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune”. Carismi sta per doni, talenti; ministeri sta per servizi, cioè carismi messi a disposizione del bene comune che corrisponde alla sua edificazione comunionale armoniosa; attività sta per l’agire quotidiano conforme alla volontà del Padre. Il criterio etico morale supremo è dato proprio dal senso del bene comune, a cui è indirizzato ogni operare umano.

Battezzati tutti mediante un solo Spirito, tutti siamo membra del Corpo di Cristo che è la Chiesa, a sua volta funzionale alla salvezza del mondo. Di conseguenza, tutti siamo dei responsabili del bene spirituale e materiale della gente, alla quale offrire il pane della Parola di Dio, l’Eucaristia, la Misericordia sacramentale, e il pane necessario per una vita dignitosa. Va da sé che ogni volta che agiamo in questo modo ci dimostriamo docili allo Spirito Santo, trasparenza della sua presenza di amore premuroso. Quando invece viviamo da latitanti queste attenzioni, facciamo un grave torto allo Spirito Santo. Di conseguenza, chi è ricco di fede, nutrita di Parola di Dio e di Eucaristia, la condivida con chi, specialmente in famiglia o tra gli amici, ne ha poca. Chi è ricco di tempo libero, di pazienza, di cultura … metta tutto a disposizione di chi ne necessita. Chi è ricco di denaro ne faccia parte con chi si trova alla disperazione, senza lavoro. Ne proverà vera gioia interiore, che è uno dei frutti dello Spirito Santo. La logica che sottostà è di natura evangelica: “C’è più gioia nel dare che nell’avere” (At 20,35). Chi fa del bene, anche a costo di qualche sacrificio, deve sentirsi orgoglioso di operare per il bene comune, come tanti medici, infermieri, professionisti, persone anonime, mamme e papà di famiglia, preti e consacrati, missionari e benefattori.

Infine, la prima lettura dagli Atti degli Apostoli, che narra l’evento della Pentecoste, mette in risalto la potenza miracolosa dello Spirito Santo che crea situazioni di comprensione tra persone di diversa origine, cultura, religione, sensibilità. Tutte le persone presenti all’evento della Pentecoste, delle più svariate nazionalità, si sono capite. Grazie al linguaggio della medesima fede che riconosceva e cantava le grandi opere di Dio. La Pentecoste in effetti è l’antibabele. Là dove gli uomini si erano allontanati tra di loro per superbia e arroganza, creando divisioni di mente e di cuore, la Pentecoste li ha fatti riunire ed essere un cuor solo e un’anima sola. Obiettivo da raggiungere oggi in famiglia, nelle comunità cristiane e di vita religiosa, nelle associazioni, tra politici e amministratori. L’unica condizione, ma è radicale e sa di vero miracolo, è l’umile docilità allo Spirito Santo.

Allo Spirito affidiamo la nostra storia aggrovigliata, segnata da una invisibile presenza scatenata di satana. Lui ne è l’ammiraglio e non permetterà che finisca in un globale fallimento.  L’ultima parola sulle vicende umane sarà la vittoria del Risorto, con il suo Mistero Pasquale, su satana, con il suo mistero di iniquità.

 

Ed ora un fraterno augurio di Buona Pentecoste, sostanziato da due immagini dello Spirito Santo. Al dire di Sant’Agostino lo Spirito Santo è l’ineffabile abbraccio del Padre e del Figlio! In quell’abbraccio ci siamo dentro tutti! Al dire di Dante, lo Spirito Santo è il sorriso dell’amore tra il Padre e il Figlio. Anche noi siamo dentro quel dinamismo di amore sorridente, che ci rende capaci di un sorriso. Con la compiacenza della Vergine Maria.

 

X Giuseppe Zenti

Vescovo di Verona

 

 

 

 

 

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