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Il peccato è il pungiglione velenoso di ogni genere di morte   versione testuale
San Nicolò all'Arena, 15 giugno 2019 - Assunzione della Beata Vergine Maria







Ancor prima che Ferragosto assumesse una predominanza sociale, la Liturgia della Chiesa ha collocato la solennità dell’Assunta nel cuore del mese di agosto. Una sorta di Pasqua estiva. In quanto la solennità dell’Assunta manifesta la vittoria di Gesù Cristo non solo sulla sua morte, ma anche su quella di sua Madre, l’Immacolata.

Anzi, conviene precisare che se Maria è assunta, se cioè è entrata nella vita oltre la morte con la totalità del suo essere e con il suo stesso corpo incorrotto, trasformato dalla potenza della Risurrezione di Cristo, ad immagine del suo corpo glorioso, come annota l’apostolo Paolo nella lettera ai Filippesi (Cfr Fil 3,21), è proprio perché è Immacolata.

Quando denominiamo Maria Immacolata non affermiamo soltanto che è senza peccato, ma soprattutto che è ricolma di grazia, cioè di Dio: l’intero essere di Maria, spirito, anima e corpo, è abitato da Dio, mistero di amore trinitario; nessun lembo del suo essere è abitato da satana. E la ragione di questa sua straordinaria condizione di vita, che avrebbe contrassegnato il vivere di ogni persona umana se non fosse subentrato il peccato originale, è data dalla sua umiltà. Proprio l’umiltà ha predisposto l’intera sua persona a mettersi in totale disponibilità nei confronti dell’amore di Dio. Al contrario di quanto accadde nei progenitori, travolti dall’ebbrezza di diventare come Dio, in Maria mai prevalse il senso dell’autoreferenzialità, che rende ipertrofico l’io fino a crearsi una esistenza svincolata da ogni riferimento a Dio. Maria si è fidata di Lui ed è vissuta assecondando in tutto i desideri di Dio, mirando ad essere sempre a Lui gradita. In tal modo, Maria è per tutti noi l’icona di una religiosità che non si identifica con la pura obbedienza legalistica, ma si apre al respiro dell’amore. Grazie all’umiltà, Dio può inondare del suo amore purissimo l’animo umano ed esserne compiaciuto. Sicché, in quel “Dio ha guardato l’umiltà della sua serva” che caratterizza il canto del Magnificat, sta una chiave ermeneutica, eco di quel primordiale “Dio guardò a ciò che aveva fatto (la creazione dell’uomo). Ed ecco, era cosa assai buona, degna di Dio!” (Gn 1,31). L’uomo, maschio e femmina, è uscito dalla mani creatrici di Dio immacolato, del tutto incontaminato dal peccato, causato poi dalla superbia.

Il peccato è il principio di tutte le tragedie

Fin dalle origini, il peccato è la tragedia delle tragedie, perché principio di tutte le tragedie. Nessuna tragedia avrebbe segnato il percorso della storia umana se l’uomo non avesse peccato, se cioè non si fosse ribellato a Dio, avversandolo o agendo come se Dio non ci fosse.

Nella seconda lettura di questa messa della solennità dell’Assunta, l’apostolo Paolo chi ricorda che la causa più radicale, da lui definita pungiglione mortifero, di tutto ciò che sa di morte è il peccato, anzi, il sistema del peccato: ogni peccato fa sistema con tutti gli altri peccati che tengono imprigionata fin dalle origini l’intera umanità, decisa a vivere come se Dio non ci fosse, a prescindere dunque da Dio, che esista o no, con un ateismo pratico o teorico, la radice più bacata che affonda nella mente e nel cuore dell’uomo. Ecco a grandi linee il sistema del peccato: l’individualismo egoista, la superbia, l’arroganza, quella mancanza di coscienza etica, cioè civica, che è la matrice di tanti disastri ecologici e di tante tragedie che vanno dagli incidenti sulle strade e sul lavoro al collasso del ponte Morandi, in quanto è mancanza di senso di responsabilità; l’arrivismo, il permissivismo, la corruzione come furbizia, i facili tradimenti, le invidie e le gelosie, le sopraffazioni, l’insensibilità al grido silenzioso e disperato degli sconfitti dalla vita, le cattiverie malvagie, le maldicenze malevoli e maliziose, l’autoreferenzialità ombelicale, l’intolleranza, la politica come affermazione di potere invece che umile e competente servizio al bene comune, l’idra delle libidini, cioè delle bramosie insaziabili e voraci: potere, avere, piacere, fino alla sfrenatezza incontrollata di una sensualità che non si ferma di fronte alla dignità della persona, nemmeno davanti all’innocenza dei bambini e dei ragazzi, fenomeno questo che vorremmo estinto e non fomentato anche dai media.

Il peccato è la causa vera dell’infelicità dell’umanità di tutti i tempi

Ce ne libera solo Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo nel grembo di Maria

Dite se si può star bene in questa cultura di peccato, in questo sistema di peccato, inteso come un agire che impedisce all’uomo di vivere da uomo, in quanto uccide nel cuore dell’uomo la sua umanità, lo rende disumano, inumano? La cultura del sistema del peccato ritiene quello che abbiamo definito peccato come l’espressione sbrigliata, più avanzata ed estrema della libertà umana da qualsiasi vincolo, principalmente religioso, oltre che etico. In realtà, la libertà così intesa è schiavitù dell’istinto più malvagio e della cultura di peccato che si respira; fa morire l’umanità nell’uomo; lo rende irresponsabile di fronte alla società e alla natura sempre più minacciosa, perché sfidata, in stato di ritorsione devastante; e crea un substrato culturale che fa inabissare la società in un sistema di conflittualità e di autoreferenzialità che preclude ogni forma di intesa sul bene comune dell’intera società e la destina all’implosione.

Chi ci può liberare dall’assurda impotenza di sciogliere queste funi d’acciaio che ci tengono prigionieri del sistema del peccato? Colui che è risorto e già ha fatto partecipe della sua risurrezione sua Madre, Maria e farà risorgere noi: Gesù Cristo, il Crocifisso Risorto, al quale ci conduce per mano la Vergine degli Angeli, la Madre dell’umanità peccatrice, l’Immacolata, Maria.

Gesù ha dato la sua vita per liberare l’umanità dal sistema del peccato, detto diversamente il potere delle tenebre. Ha vinto il potere delle tenebre con una vita tutta fedeltà al Padre e tutta benevolenza verso l’uomo peccatore, al quale ha insegnato la strada della civiltà nel dono di sé e non nel sacrificio degli altri, offrendogli la medicina della Misericordia. E da Risorto annienterà anche l’ultimo nemico dell’uomo, qual è la morte (1 Cor 15,26), il cui pungiglione è il peccato (1 Cor 15,56).

Altro tema che ci lascia con il fiato sospeso: la morte! Quella fisica, sempre un dramma e una tragedia, benché non sempre sia la peggiore, preceduta abitualmente da una morte interiore, ancor più morte sotto il profilo della coscienza umana, oggetto di non poche opere liriche. È il nodo scorsoio. Che cosa causa la morte interiore che provoca tanta sofferenza ed infelicità? È appunto il sistema di peccato, che corrode e altera il senso stesso dell’umanità in una cultura definita del post umanesimo o trans umanesimo. Di fatto inocula nella società stessa i veleni della morte, che si constatano in troppi comportamenti asociali o antisociali, come il pungiglione velenoso di uno scorpione nel corpo di una vittima.

Preoccupa la cultura del sistema del peccato. Anche perché, tolta la coscienza del senso del peccato, tutto è possibile: il vivere sociale civile non ha più argini e gli stessi paletti imposti dalle legislazioni vengono facilmente bypassati.

Carissimi, in questa solennità dell’Assunta siamo interpellati a fare le nostre scelte libere e responsabili: da che parte siamo intenzionati a stare? Prede e gregari del sistema del peccato con le sue insidie, suggestioni e seduzioni, con le sue devastazioni sociali, o compagni di viaggio, da figli devoti, di Maria, la Vergine fedele a Dio, la Madre di Cristo, della Chiesa, dell’umanità, l’Immacolata, l’Assunta, la tota pulchra, l’icona della bellezza interiore fatta persona?

 

X Giuseppe Zenti

Vescovo di Verona

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