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A disposizione di Cristo Servo della Chiesa   versione testuale
Cattedrale, 28 aprile 2019 - Ordinazione Diaconale






Carissimi ordinandi diaconi della Diocesi di San Zeno, in coincidenza con la seconda domenica di Pasqua, festa della divina Misericordia, per l’imposizione delle mie mani e la preghiera di ordinazione, tra pochi minuti sarà a voi partecipato il primo grado dell’Ordine sacro, il diaconato appunto e, come sua conseguenza intrinseca, il ministero diaconale. Ancora non siete diaconi. Lo sarete tra poco. Sarete come rigenerati nello spirito da quello Spirito Santo che Gesù ha comunicato ai discepoli nel cenacolo la sera stessa delle sua risurrezione: “Ricevete lo Spirito Santo!”.

Ma in pratica – mi sembra di coglierne a volo dall’assemblea l’obiezione – che cosa può fare un diacono ordinato in più rispetto a un qualsiasi cristiano impegnato nel dare testimonianza di fede in Gesù? L’obiezione regge ed è seria. La risposta è più complessa. E tuttavia in questa circostanza è quanto mai opportuno tentare di decifrarla. Lo Spirito Santo illumini me per illuminare voi attraverso di me.

“Essere” diaconi

Per dare un po’ di luce ai presenti mi rivolgo più direttamente a voi, con ognuno dei quali ho avuto modo di riflettere proprio sull’identità e sul ministero del diaconato durante il recente colloquio personale. Per la potenza dello Spirito Santo voi sarete trasformati nelle profondità del vostro essere spirituale in sacramento di Cristo Servo. In modo permanente, non provvisorio come avviene invece, ad esempio, nei riguardi di un presidente di una società, di un governo o della Repubblica con durata temporanea, quella stabilita dai parametri connessi. Fino all’ultimo respiro della vostra vita terrena sarete diaconi. Anche quando sarete ordinati presbiteri, non vi sarà tolta questa identità sacramentale, ma se ne aggiungerà un’altra, che ne è la pienezza espressiva, quella di essere sacramento, segno efficace, della presenza operante in voi di Cristo nella sua dimensione di Pastore. Di conseguenza, ancor prima di pensare a quali compiti e funzioni vi verranno affidati specifici del diacono, è necessario che prendiate coscienza della nuova identità di essere che, per dono della Misericordia di Dio, viene creata in voi. Voi sarete Cristo nel suo essere il Servo di Dio, sacrificato per la salvezza dell’umanità. Una gloria sovrumana e un impegno da vertigini. Un impegno ad essere trasparenza della sua presenza, come se il vostro io lasciasse il posto interamente libero a Cristo, secondo l’aforisma di Paolo: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20). Cristo nella sua dimensione salvifica di Servo. Questa dimensione di servi in Cristo Servo vi deve diventare connaturale, come substrato permanente del vostro essere un giorno pastori in Cristo Pastore. Ciò comporta una ascesi quotidiana, cioè un esercizio assiduo nella palestra dell’umiltà del cuore, a liberarvi dall’attaccamento morboso, dall’abbarbicamento al vostro io come quello di ogni persona umana intaccata dal peccato originale, tendenzialmente individualista, egoista e autoreferenziale. Sarebbe in netta e stridente contraddizione con il suo nuovo essere se il diacono, e a maggior ragione come suo sviluppo nel secondo e terzo grado dell’Ordine, il presbitero e il vescovo, si lasciasse dominare dalla libidine smaniosa di ostentazione delle sue capacità di management, e dall’ossessione di essere valorizzato adeguatamente. Il diacono fa l’esperienza di una singolare libertà, quella da se stesso e dai propri obiettivi sui quali chiunque pensa di realizzarsi. Talmente libero dentro di sé da far dono generoso della propria disponibilità incondizionata a qualsiasi servizio venga richiesto dalle circostanze, con lo stato d’animo del servo che non si ritiene necessario, indispensabile e insostituibile, ma semplicemente utile quando serve che ci sia, con tutta la sua carica di umanità, sorretta da grazie speciali di Dio. Allora la gente sperimenta in lui la presenza viva e autentica di Gesù Servo. Diacono è nome di servizio senza ricerca di gratificazioni e riconoscimenti, non di onore. La più bella gratificazione per un diacono è quella di aver servito senza che gli sia stato riconosciuto il merito, ma con la serenità in cuore di essere stato presenza premurosa e benevola di Gesù Servo; d’aver fatto sperimentare la delicatezza di una vicinanza benefica, senza essere ingombrante e senza mettere a disagio, che è segno di autenticità.

Ecco perché nel diacono non va cercato in primo luogo l’operare specifico, il campo delle sue azioni, che pure sono segnalate, almeno a grandi linee, ma va scoperto e riconosciuto l’essere da cui poi promana l’agire. Qualche cosa di simile a quanto avviene nei riguardi degli sposi e dei genitori. Anche gli sposi e genitori compiono azioni comuni a quelle di infinite altre persone, ma di fatto le compiono da sposi e genitori e non più da individui singoli. È nel loro essere coppia e nel loro animo che sono diversi. E il loro agire è espressione dell’amore reciproco e della responsabilità genitoriale, grazie proprio al sacramento del Matrimonio che li ha interiormente trasformati nel loro essere, da essere dei single ad essere coppia. Allora l’agire non è diverso esteriormente, ma interiormente; scaturisce da un animo differente nel suo essere, sorgiva di risorse interiori di carica umana straordinaria, attinte continuamente dal sacramento.

Le priorità del servizio del diacono ordinato

Carissimi ordinandi diaconi, non vi viene trasmesso essenzialmente un potere che vi abilita a determinate azioni di natura sociologica e funzionale, ma l’essere partecipi di Cristo Servo. Assumendo in voi la sua sensibilità e le sue priorità. Siate un eccomi dovunque il Vescovo e il buon senso segnalano l’utilità, senza progetti individuali che tendono a selezionare il posto giusto per realizzare le proprie capacità, strumentalizzando le situazioni a proprio vantaggio. Da diaconi annunciate Lui Parola di Verità e servite con fede consapevole l’Eucaristia, trattando Parola ed Eucaristia con venerazione adorante, mai con disinvoltura e superficialità: Parola-Eucaristia sono la medesima Persona di Cristo, Crocifisso e Risorto; è il Bene Sommo che Dio ha consegnato all’umanità. Credeteci fino in fondo. Da discepoli, non da funzionari. Servite Cristo nella Parola-Eucaristia e, di conseguenza e solo come conseguenza, servitelo nei poveri, facendovi promotori nelle comunità cristiane dove l’obbedienza vi assegnerà, di una forte e prioritaria sensibilità verso tutte le situazioni di criticità, dalle povertà materiali alle disabilità agli ammalati e anziani. Buttatevi dentro anima e corpo. A loro piena disposizione. Siate ministri di misericordia con la vostra sensibilità e dedizione alla carità verso tutti i bisognosi. Abbiate sempre un cuore grande, misericordioso. E allora sarete esempio trainante della comunità cristiana e in particolare di quanti si dedicano alla Caritas o alla San Vincenzo. Come a dire: tutti i bisognosi possano contare su di voi, senza supplicarvi. Per il loro bene lasciatevi anche crocifiggere. E lì, dentro le varie povertà, state certi che non solo servirete in nome di Cristo, ma troverete Cristo stesso da servire. Il medesimo che servite nella Parola-Eucaristia. Servendo la gente nelle sue povertà, crescerete in umanità in modo sorprendente.

In definitiva, nell’esercizio del vostro ministero diaconale abbiate sempre l’atteggiamento giusto, consono perfettamente con l’essere diaconi, quello di Maria, a completa e incondizionata disposizione del progetto di amore salvifico di Dio, lieti di essere stati scelti personalmente tra i collaboratori di Dio, partecipi dei suoi interessi, del suo Affare. In una cultura alquanto allergica nei confronti della fede in Cristo, alquanto intrisa di dubbi, perplessità, agnosticismo, scientismo, scetticismo fino al cinismo. Una cultura che ha bisogno di nuovi Tommaso che nell’esperienza diretta testimoniano come un certo scetticismo possa diventare luogo di ritrovata fede stupita: “Mio Signore e mio Dio”. 

Carissimi ordinandi diaconi, ringraziate Dio di questo carisma ministeriale che vi viene consegnato. E prendete coscienza che proprio nell’essere diaconi e nell’operare da diaconi voi sperimenterete la gratificazione che scaturisce al naturale da una vita messa a servizio di Dio, per il bene della Chiesa e dell’umanità. Diversamente, a che serve una vita, anche splendida, che non serve a nessuno se non al proprio egoismo? Sarebbe il più tragico dei fallimenti. La vostra sarà una vita da persone davvero realizzate. Una vita che serve. Appunto perché a servizio del Regno di Dio. Una tale vita provoca domande anche di carattere vocazionale. Dio ci conceda il dono di nuove vocazioni alla vita ordinata.

 

 

X Giuseppe Zenti

Vescovo di Verona

 

 

 
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