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La Pasqua ha a che fare con la vita   versione testuale
Cattedrale, 21 aprile 2019 - Pasqua di risurrezione






Narra l’evangelista Giovanni che ci fu un gran correre il mattino della Risurrezione di Gesù. Dapprima la Maddalena che, dopo aver constatato il sepolcro vuoto, spaventata del fatto avvolto nell’oscurità e in sospetto di un possibile trafugamento del corpo di Gesù, di corsa va ad avvisare gli Apostoli. Di corsa Pietro e Giovanni si recano al sepolcro. Giovanni corre più veloce di Pietro, perché più giovane e perché ricarico di un amore straordinario per Gesù.

Ed ecco la tomba. Lì davanti. Non più sigillata. Spalancata. Vuota. Giovanni cede il passo a Pietro che doveva essere il primo testimone, data la sua funzione di garante della fede, come era stato costituito da Gesù stesso a Cesarea di Filippi, in qualità di pietra della fede e con l’investitura del compito di “confermare i fratelli nella fede”, fatta da Gesù nell’ultima Cena.

Ma chi ha connesso il vedere il vuoto di una tomba, non più occupata dalla salma di Gesù, con il fatto della risurrezione, in conformità alla promessa di Gesù: “dopo tre giorni risorgerò”, è l’apostolo che ha il cuore pieno di amore per Cristo, Giovanni, in quanto proprio l’amore gli ha fatto vedere l’invisibile, gli ha svelato ciò che l’occhio non poteva constatare: “Vide e credette”. Vide con il cuore e ne fu certo: “Gesù è risorto!”.

Le ricadute della Risurrezione sui discepoli di Gesù

Grazie poi alle apparizioni, cui i quattro Evangelisti concordemente hanno dato ampio risalato, pur nella diversità di narrazione e di selezione delle esperienze compiute, ora viene riconosciuto nella sua identità non alterata rispetto alla realtà del Gesù della storia, ma solo trasformata. E la cosa che più di tutte sorprende è il fatto che proprio la trasformazione del corpo di Gesù, da quello soggetto alla morte a quello “spiritualizzato” dalla potenza della risurrezione, trasforma l’animo dei Discepoli. Erano impauriti. Timorosi di tutto. Racchiusi e come rannicchiati nel cenacolo. Indisposti a presentarsi in pubblico, dove sarebbero stati oggetto di disprezzo e di ridicolo. Fanno l’esperienza viva di Gesù risorto. Ad uno ad uno, come se Gesù fosse apparso a tu per tu. Ma anche come fatto collettivo dove tutti hanno sperimentato il medesimo evento, non effetto di allucinazione. Ed è stata talmente viva l’esperienza di Gesù risorto che non hanno avuto più dubbi sulla sua identità reale. Quella appunto del Risorto. D’ora in poi nulla fa loro paura. Sono disposti a dare la vita pur di esserne i testimoni credibili. Perché sono convinti che l’evento, che ha cambiato radicalmente la loro vita, andava annunciato ad altri come atto di amore straordinario. Proprio perché quella trasformazione interiore caricava di Senso il loro vivere. Non più un vivere appesantito da banalità e non senso, ma reso significativo: un vivere da risorti, nel grembo del Risorto, sempre lì a dire: “Coraggio, ci sono io! Tu vivi da risorto in me! Non avere paura di nessuno e di niente. Io sono la tua forza. Per te sono la pienezza del senso del vivere. Va’, annuncia a chi condivide le tue giornate quanto è significativa e bella una vita così. Danne testimonianza tale da far venire la curiosità e la voglia in tanti altri”.

Le ricadute della Risurrezione sulla trasformazione della vita quotidiana

Carissimi fratelli in Cristo Risorto, premesso il fatto che la certezza dell’evento della risurrezione è il fondamento della vita del credente, come precisa Paolo nella prima ai Corinti: “Se Cristo non è risorto, vana è la nostra fede”, come potete constatare, la Risurrezione di Gesù non è principalmente oggetto di riflessioni speculative, di alta teologia astratta, ma soprattutto una esperienza di trasformazione personale, a livello di interiorità, in una vita decisamente positiva. Qualsiasi sia stata finora la qualità morale della propria esistenza, Cristo Risorto fa risorgere interiormente chi ha fede in Lui anche da situazioni di morte spirituale. Quanto a dire che la Risurrezione agisce nella storia dell’uomo e ha a che fare con la vita concreta del credente.

Grazie alla partecipazione alla Messa domenicale, Pasqua settimanale, abbiamo la possibilità di verificare quanto la potenza della risurrezione di Gesù, attinta nella Messa, ha inciso nel profondo del nostro animo, trasformato a sua volta in potenza di risurrezione per altri che vivono nel non senso, nella disperazione, nel lasciarsi andare alla deriva; e per situazioni che sanno di morte. E abbiamo la possibilità di ricaricarci di risorse spirituali che tengono cambiata la vita come vita da risorti.


 

 

        Le ricadute della Risurrezione sul vivere la famiglia, sull’ecologia e sui giovani

Esemplifico. Chi è trasformato dalla Risurrezione crea oasi di fede - fiducia, a cominciare dalla propria famiglia, dove non di rado si sperimentano situazioni di tensione e di incomprensione appunto perché le relazioni non sono improntate a fede – fiducia, ma sono inquinate di sospetti, talvolta anche non senza qualche fondamento. Chi vive il mistero della Risurrezione nella sua famiglia quanto meno stempera le rigidità e su di lui i familiari potranno riporre fiducia. La Pasqua faccia risuscitare le famiglie nell’essere amore fedele, culla generosa e responsabile di vita, scuola di formazione alle virtù civili e cristiane.

Ma chi si lascia raggiungere dalla potenza della Risurrezione è predisposto pure ad immettere risorse rigeneratrici nelle situazioni che sanno di morte. Ne segnalo due.

La prima riguarda la devastazione dell’ambiente, cioè della casa comune. Di cui tanto si parla e per la quale si fa troppo poco. Effetto della insensatezza e della miopia che mira a fare della natura non una madre per tutti, ma un possesso per pochi egoisti. Già san Paolo ne parlava in questi termini: “La creazione geme e soffre le doglie del parto, sottoposta alla caducità per volontà dell’uomo, nella speranza di essere liberata dalla schiavitù della corruzione” (Cfr Rm 8,20-22). Il creato dunque è schiavo dell’uomo. E attende che l’uomo sia liberato dalla potenza della Risurrezione dal suo peccato, di egoismo, superbia e ateismo, per essere davvero casa comune ecologica! Chi è responsabile del governo dei popoli assicuri un futuro al pianeta, degno delle attese e dei diritti del genere umano. Con molto più senso di responsabilità. Anche perché con la natura non è lecito scherzare. Per difendersi in favore dell’uomo si vendica con pesanti boomerang. La Pasqua faccia risorgere una seria cultura dell’ecologia dell’ambiente e dello spirito.

La seconda è di dominio mondiale. Noi tutti, il mondo intero, in modo virale in un batter d’occhio siamo stati colpiti e addolorati dall’incendio di Notre Dame di Parigi, il simbolo per eccellenza della nazione francese. Giustamente. Tuttavia, qualche riflessione proprio il mistero della Risurrezione ci suggerisce di elaborare a partire da questo accadimento. Tante riflessioni affiorano alla mente, a dire il vero. Ma ritengo prioritario focalizzare il seguente aspetto connesso con la drammatica vicenda e da essa suggerito.

 La fede cristiana in Cristo Risorto tiene desta nei credenti la coscienza che ogni persona umana è immagine di Dio. Una immagine troppo spesso deturpata, logorata e frantumata dal sistema del peccato. Gesù Cristo è morto ed è risorto per ristrutturare quell’immagine primordiale e renderla addirittura ancor più splendida, trasformandola in immagine di Lui stesso Risorto. Non c’è dubbio pertanto che è morto ed è risorto soprattutto per quella massa di giovani, ma non solo, che si lascia distruggere dentro il suo essere immagine di Dio in Cristo Risorto. Si tratta di una massa di giovani “incendiata” e in perenne stato di devastazione, senza ideali, senza valori autentici, senza futuro, incurante di buttare al macero i propri talvolta straordinari talenti; bruciata e polverizzata dalla tossicodipendenza e dalle infinite dipendenze, non ultima quella preoccupante di uno sconsiderato uso di internet.

A nessuno è lecito restare indifferente. Va bruciato il futuro. In modo irreparabile. Se crediamo fermamente in Cristo, morto crocifisso dalla cattiveria e malvagità umana, alimentata strategicamente dal Maligno, per risorgere in chi è morto sul piano psicologico, morale e spirituale, occorre che laici e presbiteri ci mettiamo insieme per assicurare una adeguata formazione alle nuove generazioni al senso e al valore della vita, premessa indispensabile, a livello di prevenzione come metodo più efficace, per premunirsi contro ogni forma di autodistruzione, di autocombustione. I nostri giovani sono un patrimonio di incalcolabile valore per la famiglia, per la società civile, per la Chiesa. Facciamoli partecipi, con forte senso di corresponsabilità, della potenza della risurrezione. Quella stessa che, anche a livello simbolico universale, Cristo ha operato su una dodicenne e su un ragazzo figlio unico di madre vedova. Al Risorto stanno immensamente a cuore i giovani. In loro vuol piantare il germe della risurrezione, perché con le loro sconfinate potenzialità immettano a loro volta germi di risurrezione nel mondo corrotto degli adulti.

Anche a noi stanno a cuore i giovani. La potenza della risurrezione di Cristo a noi trasmessa in questa celebrazione liturgica agisca in noi per essere accanto a loro in funzione di prevenzione, di speranza e di sostegno. La Pasqua faccia risorgere un amore vero e responsabile nei confronti dei giovani, perché nessuno di loro si lasci distruggere la vita. Non è fatale che i giovani vengano bruciati nelle esperienze peggiori e devastanti. Basta che gli adulti se ne facciano carico. Con forte senso di responsabilità.

Carissimi, siamo venuti alla Messa di Pasqua per fare un pieno di risorse di risurrezione, da immettere nella società civile, a partire dalle nostre famiglie, dai nostri giovani, come riserva di staminali rigeneratrici di vita e di speranza.

 

X Giuseppe Zenti

Vescovo di Verona

 
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