Martedì 16 Luglio 2019
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La Luce pasquale vince il potere delle tenebre    versione testuale
Cattedrale, 20 aprile 2019 - Veglia Pasquale






 

Carissimi, finalmente è giunta la notte della Luce! È la Veglia pasquale! Non la vigilia della Pasqua. È “La Pasqua” celebrata in veglia. Nel cuore della notte. Da una comunità diocesana di credenti in Cristo morto per crocifissione per essere il Risorto, la sua nuova e assolutamente permanente condizione di essere. Dalla notte della prima Pasqua Cristo è “il Risorto”, che vive da Risorto, cioè nella sua massima potenza divina di vita nel suo essere umano, per essere la fonte di vita da risorti per tutti coloro che credono in Lui.

Nei segni simbolici, carichi di valore sacramentale, stiamo celebrando l’evento liturgico della Pasqua del Signore nel suo passaggio dalla morte reale, storica non apparente, alla vita reale di Risorto. Per essere evento di Risurrezione per l’umanità che, nell’umiltà, si apre alla sua azione di grazia.

E poiché la Liturgia si esprime appunto per simboli sacramentali e non soltanto evocativi, fissiamo l’attenzione sul primo dei simboli sacramentali vissuto fin dall’inizio della celebrazione: la luce! La luce ha caratterizzato il primo tratto celebrativo, dall’accensione del fuoco fino al canto solenne dell’Exultet. Ci viene in mente il testo grandioso dell’inno cristologico della lettera ai Colossesi: “Ringraziate con gioia il Padre che vi ha resi capaci di partecipare alla sorte dei santi nella luce. È lui che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferito nel Regno del Figlio del suo amore, per mezzo del quale abbiamo la redenzione, il perdono dei peccati” (Col 1,12-14). Abbiamo due regni: quello della luce e quello delle tenebre. Non tuttavia come due realtà di stampo manicheo, cioè come due forze ugualmente potenti e in permanente conflitto. La potenza della luce è assai superiore e destinata ad avere il sopravvento finale. Anche perché, secondo la precisazione di Sant’Agostino, le tenebre non sono una realtà in sé, ma una privazione della luce, come il male è una privazione di bene. Il modo più efficace per sconfiggere il potere delle tenebre è quello di invaderle con la luce. Dove c’è luce non ci sono tenebre.

La Liturgia di questa notte di Veglia pasquale ci assicura che il Risorto, principio del Regno della Luce, è infinitamente superiore al potere delle tenebre proprio del peccato che ha come principio strategico, oggi scatenato, satana. Con la risurrezione di Cristo il regno delle tenebre ha avuto il suo colpo mortale ed ora si sta dimenando e scatenando furibondo, prevedendo la sconfitta conclusiva certa.

L’evangelista, attraverso l’annuncio dell’angelo in abito sfolgorante, così ci ha aperti alla speranza nel Signore Risorto, vincitore di quella morte il cui potere è in mano a satana: “Perché cercate tra i morti (regno delle tenebre) colui che è vivo (nel Regno della luce)?”.

Il senso del Battesimo nella Liturgia della Luce

La stessa liturgia battesimale, che in questa celebrazione della Veglia pasquale avrà il suo culmine nel Battesimo di una nostra sorella, si concentra e si esprime nel segno forte dell’immersione e dell’emersione dalle acque rigeneratrici, segni che evocano le tenebre e la luce: nell’immersione nelle acque battesimali si vive il segno del regno delle tenebre, nelle quali si depone il mondo del peccato, cioè della menzogna, che abita il cuore dell’uomo peccatore; e nella emersione, proprio nel ritornare alla luce si vive l’esperienza della Luce della Verità, che avvolge di sé l’intera persona del battezzato, reso figlio nel Figlio, figlio della luce! Da figlio della Luce il battezzato è chiamato a vivere nella ferialità, al punto da essere nella Luce, che è Cristo, lui stesso luce per le persone che incrocia. Non a caso l’autore della lettera agli Ebrei definisce i battezzati “gli illuminati” (Eb 10,32). La medesima qualifica di “illuminati” propria dei battezzati è stata frequentemente illustrata da Sant’Agostino proprio in occasione dei battesimi dei neofiti nella Veglia pasquale. Ne sapeva ben qualche cosa lui, ricercatore insaziabile e instancabile della luce della Verità, che da affermato professionista retore a Milano, a 32 anni si è fatto battezzare da Sant’Ambrogio la notte di Pasqua del 387, per vivere nella Luce di Cristo ed evangelizzare Cristo Luce del mondo. Tutti gli Illuminati nel Battesimo infatti sono chiamati e abilitati ad essere luce per gli altri: “Voi siete luce del mondo”, portatori di verità.

Di tali cristiani che non vivono di compromessi con le tenebre ha necessità l’umanità di oggi, che si è creata una cultura della menzogna, della non verità, della falsità proclamata come verità con disinvoltura, con faccia tosta.

Il bisogno innato e vitale  della Verità

Mancava solo che imperversassero le fake news, in assenza di notizie sensazionali reali. Sicché verità della realtà o verità della fantasia viene fatta equivalere. E intanto si altera il palato della gente, se non è sufficientemente guardinga, che fatica a distinguere notizia su un fatto di verità da falsa notizia. Eppure l’uomo è fatto per la verità. Ha necessità vitale di verità. Anzitutto nei confronti di se stesso, un gran mistero di difficilissima decodificazione e decifrazione, al punto che il salmista così si esprime: “L’intimo dell’uomo e il suo cuore: un abisso!” (Sal 63,7). E finché non si prende in mano e non gli riesce di averne almeno una sufficiente conoscenza vera, rimane un inquieto. Anche secondo la massima antica scritta nel tempio di Apollo a Delfi: “Conosci te stesso”, in sintonia con la Verità. Del resto che cosa è il bisogno vitale di conoscere se stessi, di trovare la verità su di sé se non il bisogno vitale di luce di verità? E la Verità totale su di me, ci ricorda la Parola di Dio, è Cristo Risorto. Se voglio bene a me al punto da entrare nel mistero del mio essere abissale, mi è conveniente lasciarmi conquistare dalla Luce di Verità che è Cristo Risorto. Ma al “conosci te stesso”, si potrebbe aggiungere: “Conosci gli altri come vorresti essere conosciuto tu dagli altri”, senza alterazioni, illazioni, fake news, immesse magari con malvagità sui social, in pasto a tutti già deformato e distrutto moralmente. Tutti abbiamo e sentiamo bisogno di verità. Dà sui nervi e ci ribelliamo se qualcuno tenta di ingannarci. Noi tutti amiamo  il doc o il dop, cioè la verità delle cose al punto che pretendiamo di conoscere l’origine e l’iter dei cibi che assumiamo, in un mercato di contraffazioni. A maggior ragione esigiamo la verità nei nostri riguardi. Siamo nati dalla Verità di Dio, viviamo di Verità, la cui fonte è Dio stesso in Cristo Gesù.

Dalla Pasqua liturgica alla Pasqua esistenziale

Dalla celebrazione della Pasqua, nella quale si è fatta la viva l’esperienza del Risorto, Luce del mondo, non può che sorgere una Pasqua esistenziale resa simpatica e indimenticabile vissuta con cuore luminoso e volto solare. Una Pasqua segnata da relazioni belle, ariose e confidenziali tra famigliari, prediligendo in assoluto la relazione personale a quella mediatica che sarebbe auspicabile rimanesse in stand by, liberandoci dalla smania morbosa di essere sempre e dovunque in sua compagnia, estraniandoci di fatto dai presenti, eccetto che nei confronti di chi non si riesce a raggiungere diversamente, specialmente se in situazione di criticità e di disabilità. Liberiamo in famiglia il nostro sorriso luminoso perché autentico, senza lasciarci complessare da convenevoli di circostanza e rintanarci con internet.

La Pasqua è festa di luce, di verità, giornata a pieno sole, dal punto di vista simbolico, così come lo è dal punto di vista fisico, preludio della Pasqua eterna, del giorno senza tramonto, a pieno Sole primaverile.

L’ottavo giorno, come viene definito dalla liturgia e come viene espresso iconograficamente dal fonte battesimale ottagonale, è il giorno dopo il tempo storico, non seguito da notte, a pieno sole: il Risorto è il Sole del mondo nuovo, abitato da quanti si lasciano trasformare in risorti, cioè in creature nuove dal Mistero Pasquale: “Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, pensate alle cose di lassù”, ci ha esortato l’apostolo Paolo.

Anch’io mi permetto un duplice invito fraterno a voi laici, che state partecipando alla Messa più importante dell’Anno Liturgico, fonte dello stesso Anno Liturgico: da professionisti quali siete negli ambiti della laicità, cioè dell’operare su dati della creazione, che riguardano soprattutto l’ambito delle scienze, dell’economia e della politica, riportate la luce primordiale della creazione sulla realtà di vostra competenza, mantenendo viva la luce del Risorto nella vostra mente e nel vostro cuore. Di conseguenza, secondo invito: per essere luce di Verità, in Colui che è la Luce di Verità, il Risorto, tenete sempre la spina attaccata al suo Mistero Pasquale, almeno per una ricarica settimanale, appunto nella Pasqua settimanale, quale viene definita dal Concilio Vaticano II la domenica.

 

È il mio grande e sincero augurio di Buona Pasqua. Con effetto ed efficacia straordinaria proprio oltre questa celebrazione. Negli ambiti della vostra ferialità, nei quali incidere da cristiani abitati da Cristo il Risorto.

X Giuseppe Zenti

Vescovo di Verona

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