Venerdì 20 Settembre 2019
torna in home page
 NEW Diocesi Verona - Archivio News - 2019 - omelie Vescovo - La Quaresima tempo opportuno per rientrare in noi stessi  
La Quaresima tempo opportuno per rientrare in noi stessi    versione testuale
Cattedrale, 6 marzo 2019 - Mercoledì delle Ceneri






Tempo di austerità veniva coniato fino a qualche decennio fa l’intero periodo della Quaresima, quando il vivere sociale era comunque fortemente segnato dai ritmi dell’anno liturgico. Da qualche decennio a questa parte pare che i ritmi dell’anno liturgico abbiano scarsa incidenza nell’ambito del clima culturale. Siamo costretti a prendere atto che dall’ambiente esteriore, nel quale pure ci muoviamo, non riceviamo alcuna sollecitazione e nessun aiuto a vivere la Quaresima con tutta la sua carica di valori spirituali e altamente umani. Tanto per dire, il clima del carnevale, con le sue parate, prosegue imperterrito. E i media non si sono certo premurati di notificare che con oggi inizia un tempo forte, opportuno, da non perdere. Come non esistesse questo tempo per il mondo paganizzato, attratto e ammaliato da interessi di ben altro segno.

In realtà per la Liturgia è un Kairòs, cioè un tempo singolare, unico, eccezionale, opportuno. Benefico per tutti coloro che ne vogliono fruire. Tutto da scoprire e da valorizzare. Certo, nel suo volto di austerità rispetto alla spensieratezza e alla baldoria che connota il sogno di una vita considerata bella perché godereccia, tipica del paganesimo idolatra. Proprio la sua austerità è la risposta alla cultura del paganesimo idolatra che ammalia anche i Cristiani, come un paese dei balocchi. Una austerità non segnata da tristezza, ma dalla gioia che germina dalla progressiva liberazione interiore da ciò che rende inumano e, in ultima istanza, infelice il cuore dell’uomo: l’egoismo, la superbia, l’individualismo autoreferenziale, l’insensibilità verso chi è in difficoltà, la ricerca morbosa in ogni ambito della libidine, cioè del piacere sfrenato, le invidie, l’odio, la vendetta,  la cattiveria, l’ateismo idolatra. Da qualche anno, ma con preoccupante intensità negli ultimi tempi, il bullismo e la schiavitù del bisogno drogato di contatti on line, anche estremamente pericolosi.

La Quaresima ha una  forte carica di simbolismo spirituale: è il tempo riservato alle prove da atleta dello Spirito, tenendo lo sguardo fisso su Gesù che ha affrontato e superato vittoriosamente, anche a nome nostro, vincitori in Lui, le più radicali prove della fedeltà al Padre, sottoposto alla violenza ingannatrice di satana. Tempo in cui ci alleniamo a diventare padroni di noi stessi, dei nostri istinti, delle nostre voglie malvagie. Tempo in cui ci alleggeriamo delle zavorre, del superfluo che ci danneggia anche la salute. Tempo in cui ci è dato di capire dove sta il bene o il male per l’uomo, ciò che vale da ciò che è illusione e falsità.

È soprattutto il tempo di rientrare in noi stessi, prigionieri come siamo, chi più chi meno, della cultura del superficiale, del consumismo idolatra di tutto, dell’esteriorità. Come ci ricorda Sant’Agostino nel libro decimo delle Confessioni, ripreso dal Petrarca, siamo dei turisti di tutto; aggiorniamo la metafora: “navighiamo su internet”, ci lasciamo ingolfare dagli affari e travolgere dalle preoccupazioni, mentre la nostra interiorità è a rischio di collasso, in quanto è lasciata in stato di abbandono: “et se ipsos relinquunt”. Dobbiamo riconoscere che l’uomo d’oggi, ma almeno in parte anche noi, è a rischio di vivere da alienato, vuoto dentro, interamente immerso nella cultura dell’idolatria, calamitato e stregato dai miraggi del successo, del facile guadagno, del potere senza scrupoli, persuaso che lì e solo lì si trovi di casa la felicità. Ecco allora la Quaresima come tempo propizio per riprendere i contatti con la nostra interiorità; per liberarla dalle schiavitù sopracitate e per renderla ariosa, limpida e profumata. In sintesi, per far ritrovare a chiunque lo voglia la Verità che sola riempie la vita umana di senso e di gioia. Sant’Agostino stesso che si era lasciato alienare e travolgere dall’esteriorità, ci offre la ricetta della guarigione dal morbo dell’alienazione nelle cose e negli idoli: “Non uscire da te stesso, non alienarti. Rientra in te stesso. Nella tua interiorità trova dimora Colui che è la Verità” (“Noli foras exire. In te ipsum redi. In interiore homine habitat Veritas!”). Del resto questa è la vicenda di ogni uomo rappresentata in modo affascinante e inimitabile dalla parabola del Figlio prodigo. Di lui Gesù, nell’edizione di Luca, mette in risalto la svolta spirituale morale a 180 gradi, da una vita dissipata alla ricerca vana della felicità, sognata e mai realizzata, al ritorno in quella casa paterna da cui sprezzante si era allontanato. E tale svolta coincide che il rientro in se stesso: “dopo essere rientrato in se stesso, disse: ‘quanti salariati di mio padre hanno sovrabbondanza di pane e io qui muoio di fame’”. Da quel momento inizia la sua risurrezione, che l’evangelista evidenzia per due volte con il verbo della risurrezione “anastàs” (dopo essere risorto dentro di sé): riprende il cammino di ritorno per vivere la sua Pasqua di morte alle sue schiavitù e di risurrezione tra le braccia del Padre. E finalmente ha ritrovato la verità di sé. Liberamente ha scelto di restare nella casa di suo Padre, con suo Padre, scoperto nel suo volto di Padre misericordioso. E di lì non è più uscito, perché per esperienza ha capito l’iniquità dell’allontanamento e la bontà del ritorno. Tutto a suo vantaggio. Davvero, parafrasando il testo del profeta Gioele proclamato nella prima lettura, quel figlio è ritornato a suo Padre “con tutto il cuore”.

È in questo quadro che trova risalto anche il richiamo di Gesù, segnalato dall’evangelista Matteo in questa Liturgia delle Ceneri, al trittico dell’elemosina, della preghiera e del digiuno come atteggiamenti interiori ancor prima che comportamenti esteriori, sempre soggetti all’equivoco dell’ostentazione. Si tratta infatti di atteggiamenti eminentemente di carattere religioso e non sociologico. Gesù segnala l’interiorità come luogo in cui questi atteggiamenti e molti altri che fanno grappolo con questi, dell’incontro con Dio “il Padre tuo che vede nel segreto” e, in riferimento all’elemosina, frutto di un vero digiuno, il luogo dell’incontro con i bisognosi, per i quali essere la mano provvidente di Dio. Come a dire che ogni nostro comportamento che ha la sua radice nell’atteggiamento interiore, cioè nell’animo, è ispirato dall’orizzonte della fede in Dio, come l’osservatorio da cui ci è dato di vedere ogni cosa e ogni evento con gli occhi di Dio e di amare con il cuore di Dio, Mistero di Amore Trinitario. Di conseguenza, grazie al tempo opportuno per la conversione, per la riconciliazione con Dio, al giorno della salvezza come l’ha definito l’apostolo Paolo nella seconda lettura tratta dalla seconda ai Corinti, ci è dato di vivere la Quaresima come tempo di scoperta del volto misericordioso di Dio e simultaneamente, anzi entro questa scoperta, di scoperta del volto dell’uomo, creato ad immagine e somiglianza di Dio, degno del massimo rispetto, della solidarietà universale, della venerazione della sua altissima dignità, del soccorso fattivo e generoso nei suoi bisogni fondamentali, indipendentemente dalle origini, dallo stato sociale e dalla religione.

 

 

Con questa celebrazione dell’Eucaristia, caratterizzata dall’austero rito delle ceneri benedette, partiamo dunque insieme, come comunità cristiana dell’intera Diocesi, con il cuore alleggerito dal peso dei peccati, e con il passo della fede e dell’amore generoso più spedito verso la Pasqua, accompagnati maternamente da Maria. 

X Giuseppe Zenti

Vescovo di Verona

 

stampa  / segnala / condividi