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La santità norma e parametro della vita consacrata   versione testuale
San Bernardino, 2 febbraio 2019 - Presentazione di Gesù al Tempio






La presenza numerosa in questa chiesa di San Bernardino in occasione della festa della presentazione di Gesù al tempio di persone consacrate nel carisma di una pluralità straordinaria ed effervescente di istituzioni è motivo di grazie e di lode a Dio, autore, nel suo Spirito di santità, dei carismi.

Focalizziamo i tre testi biblici proclamati in questa liturgia. Il profeta Malachia nel quinto secolo a. C. ha annunciato la venuta del messaggero di Dio inviato come Messia per purificare il cuore dei peccatori, raffinandoli come l’oro e l’argento. Questa profezia trova il suo compimento in Gesù Cristo che l’autore della lettera agli Ebrei evidenzia come sommo sacerdote misericordioso, grazie al mistero dell’Incarnazione che lo ha reso in tutto simile ai fratelli, eccetto il peccato. È lui che viene riconosciuto come la realizzazione delle profezie dal vecchio Simeone, il quale, prendendolo tra le braccia, svela a tutti profeticamente la sua missione di “Luce delle genti e gloria del suo popolo Israele … segno di contraddizione” per l’umanità intera.

Con il gesto della presentazione al tempio del Padre, da parte di Maria e Giuseppe, e della circoncisione stabilita da Mosè, Gesù si manifesta come il consacrato del Padre, il Messia appunto, prototipo e principio attivo e genetico di ogni consacrazione a Dio che solo in Lui ha ragione d’essere.

È noto che la consacrazione radicale a Dio avviene mediante il sacramento del Battesimo. Grazie al Battesimo siamo tutti un popolo di consacrati, di Cristi, Cristiani appunto. Su questo ceppo si sviluppano le varie vocazioni considerate nel loro risvolto di stato di vita: coniugale e verginale per il Regno, di cui il celibato per i presbiteri della Chiesa Latina, ribadito anche qualche giorno fa da papa Francesco, è una espressione eminente nel suo risvolto di pastoralità.

Il Battesimo consacrazione radicale a Dio per una vita di santità

È quanto mai opportuno dunque tenere viva la coscienza del fatto che la consacrazione battesimale dà avvio ad una appartenenza radicale e totale a Dio. E che proprio tale appartenenza radicale e totale a Dio rende il cuore del battezzato, il suo uomo interiore, tempio santo di Dio, cioè della santità di Dio, che non sopporta usurpazione di spazi. Tutto lo spazio dell’uomo interiore è abitato dalla santità di Dio, Mistero di amore trinitario. Di conseguenza, nel dinamismo della santità che lo Spirito realizza in noi, abbiamo il termometro dello stato di salute spirituale, che va presidiato da ogni possibile forma di insinuazione e di aggressione del Maligno. Ora, la santità non è appannaggio di pochi eletti. Tutti i battezzati, indistintamente, sono chiamati e abilitati alla santità di vita, come ci ricorda il Concilio Vaticano II.

La santità è la normalità del vivere cristiano da battezzato; l’espressione più alta dell’amore verso se stessi; il più bel regalo che ognuno fa a se stesso; l’affare della vita, in quanto santità vuol dire compimento della propria identità personale, stato di vita nella quale è dato di sperimentare la condizione di paradiso nel proprio animo. Potremmo dire che la santità è l’uomo interiore fatto paradiso, abitato interamente da Dio Mistero di Amore Trinitario, primizia e caparra del Paradiso eterno.

La vita umana allora non viene presa come un gioco e un’avventura, ma come responsabilità, serietà di impegno, conoscendone per fede l’approdo nel Regno della santità allo stato incontaminato, il Paradiso, che alle persone sagge interessa molto di più della consumazione vorace e insaziabile di tutto negli angusti confini della sola esistenza terrena.

La santità allora è la corsia preferenziale per un umanesimo integrale e sublime, in quanto fa vivere in sé “Cristo uomo perfetto”. La perfezione dell’uomo, infatti, si realizza nella sua divinizzazione, frutto del Mistero dell’incarnazione mediante la quale il Figlio di Dio si è fatto uomo perché l’uomo potesse diventare figlio di Dio.

La consacrazione a Dio nella verginità per il Regno corsia preferenziale di santità

Se ciò vale per ogni battezzato, a un titolo del tutto particolare vale per le persone consacrate a Dio nella verginità per il Regno, in una relazione sponsale nuziale casta. Relazione sponsale: Cristo è la risposta assoluta, e perciò il compimento di tutte le attese e le potenzialità di umanizzazione di chiunque, per grazia e per chiamata carismatica, si consacra a Dio. Relazione nuziale: nell’atto della consacrazione lo Spirito Santo con la nube del suo amore unisce il consacrato e la consacrata a Cristo in modo sponsale e li tiene uniti per tutta la durata della consacrazione. Relazione casta: l’amore del consacrato e della consacrata nella verginità per il Regno non è contaminato da infedeltà ed egoismi, almeno alla stregua dell’amore casto tra sposi.

Mi permettete due suggerimenti che corrispondono ad altrettante segnaletiche per la vostra identità e missione nella Chiesa, la quale da sempre ha favorito, apprezzato e valorizzato il carisma della consacrazione verginale per il Regno e da sempre l’ha considerata un dono per se stessa e per l’umanità.

Anzitutto, la vita consacrata nella verginità per il Regno è una condizione privilegiata per vivere alla radice il Vangelo nella fede e nell’amore fraterno e perciò per essere un luogo di esemplarità evangelizzante. Nella misura in cui vivete la consacrazione verginale per il Regno proclamate che il Vangelo non è una utopia, ma la normalità del vivere cristiano, vivibile, benché abitualmente con un carico di difficoltà più pesante del vostro, anche nella vocazione battesimale vissuta nella secolarità. La vostra sia una trasparenza di Cristo sposo in voi, che vi ama tutti/e, senza distinzioni, con un amore divino per rendere voi capaci e abilitati ad un amore fraterno intenso e vero, segnato inevitabilmente da pazienza, nel suo risvolto di sopportazione (upomonè) e di longanimità (makrothimia). Per raggiungere però questo obiettivo occorre detronizzare, sradicare ed eliminare l’io egoista, sostituendolo con l’Io di Cristo, fino a poter dire con verità, come Paolo: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me … Per me il vivere è Cristo” (Gal 2, 20; Fil 1,21). Fratelli e sorelle, dite con la vostra testimonianza, contro corrente rispetto alla cultura dilagante dell’effimero, del vacuo, dell’epidermico e dell’individualismo, che la vita comunitaria fraterna, cenobitica, è davvero sostanziata di valori umanizzanti. E vale la pena di sperimentarla per i benefici che assicura nel vivere insieme il Vangelo come mappa condivisa. Nel mettere al centro di tutto Cristo Sposo che ama ciascuno e ciascuna in modo sponsale. Senza con ciò misconoscerne i costi, che ne segnalano comunque il valore.

Una seconda segnaletica: la vostra missione nella Chiesa! Non siete un accessorio e un soprammobile. Voi siete nel cuore della missione della Chiesa, proprio nell’essere consacrati/e nella verginità per il Regno, in un mondo intriso di pansessualismo depravato. Voi siete un grande sostegno per i giovani e per gli sposi, nel documentare loro che è possibile vivere la radicalità di un amore fedele e incontaminato, in qualunque condizione di vita. Non solo. Contrariamente a quanto pensa di voi il mondo, voi il mondo lo portate impiantato nel cuore, come sta impiantato nel cuore di Cristo vostro Sposo e in Lui. Lo portate in cuore servendolo nei percorsi educativi scolastici; stando accanto ai malati e agli anziani; immergendovi nelle infinite povertà materiali, sociali e morali. Mi riferisco a voi che venite definiti di vita attiva. Ma, assieme ai monaci e alle monache di vita cenobitica contemplativa, voi portate in cuore i travagli del mondo intero. Grazie alla vostra consacrazione, siete i più predisposti alla sensibilità nei confronti delle situazioni di sofferenza immane e inumana.

A questa condizione, la vostra vita cenobitica si trasforma in un lembo e in un preludio di paradiso e in una fucina di missionarietà evangelizzante credibile. Degna della stima, dell’ammirazione e della riconoscenza di tutti coloro che ancora conservano un po’ di buon senso. Chiunque non è prevenuto mai dirà che siete persone inutili e parassite. Riconoscerà con gratitudine la vostra singolare e preziosa presenza, assai benefica per una società di valori.

Carissimi, la drastica riduzione delle presenze di consacrati e consacrate nella verginità per il Regno, che hanno depotenziato istituzioni ed iniziative nell’ambito della Diocesi, non sostituite da nuovi ingressi, che a tutt’oggi appaiono centellinati, non può non preoccupare voi, le vostre famiglie di vita consacrata, la diocesi. Tuttavia, questo fatto non intristisca gli animi fino a sentirsi demotivati e rassegnati. Voi, indipendentemente dal numero, siete comunque un singolare dono alla Chiesa. Una perla preziosa. Una risorsa straordinaria per l’evangelizzazione nella sua efficacia. Anche solo con la vostra presenza significativa, capace di rimandare all’Assoluto di Dio. Voi valete per ciò che siete per grazia e per ciò che siete come generosità di risposta sulla linea della santità, non per il numero dei membri e per la quantità delle opere. Vivete quest’ora di crogiolo con una autenticità di carisma ancor più limpida. Con una vita santa. Trasparenza di Cristo Sposo. Per giovani pensosi sul senso da dare alla propria vita sarete attrazione vocazionale. Fessura e breccia attraverso cui intravedere un loro possibile stato di vita vocazionale. Ve ne ottenga il dono Maria, Virgo virginum, la Vergine tutta di Dio e, in Lui, madre dell’umanità, che sempre porta in cuore. Modello assoluto di quanto la verginità per il Regno porti in cuore l’intera umanità con i suoi travagli e le sue speranze.

 

X Giuseppe Zenti

Vescovo di Verona

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