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La salvezza di Gesù Cristo è per tutti i popoli   versione testuale
Cattedrale di Verona, 6 gennaio 2019 - Epifania del Signore






 

Attraverso la narrazione dell’evento dei Magi l’evangelista Matteo evidenzia la destinazione universale della salvezza in Cristo, unico Salvatore perché unico Figlio di Dio fatto uomo. Un altro salvatore-mediatore non può esistere. E poiché ogni persona umana è in se stessa un grido elevato verso il Cielo per essere salvata dalla condizione di peccato in cui si trova a vivere (egoismo individualista, superbo e malvagio), ogni persona ha diritto di venire a contatto con il Salvatore. Solo accogliendo in sé le risorse di risanamento interiore apportate da Cristo l’umanità può sperare in una storia di civiltà.

Gesù Cristo la stella che fa da guida al cammino travagliato dell’uomo

Il Vangelo appena proclamato ci ha presentato i Magi, che da ricercatori della Sapienza, senza precomprensioni, tipica di ogni uomo onesto con se stesso, attraverso i segni della natura, diventano adoratori nella fede esplicita: “prostrati Lo adorarono”. Il travagliato cammino della sapienza è sfociato nell’incontro di fede che è il terminale del percorso della ricerca sapienziale della Verità. Precisiamo: da quel momento in poi la loro guida nella vita non sarà più la stella, cioè la sola ragione con la sua carica di sapienza umana, tanto meno la volubilità dei sentimenti e delle emozioni o l’idolatria, che pure è fede-fiducia assoluta nelle cose, ma la fede-fiducia-affidamento a Dio, in Gesù Cristo riconosciuto nella sua identità divina. Lui è diventato la loro stella inconfondibile, in quanto il Senso stesso del loro vivere. Mai l’avrebbero relegato tra le cose insignificanti. Il pensiero su di Lui diventava costante e allietante. Lui diventava il parametro delle scelte di vita. L’unica Guida. L’unico Signore. L’unica Verità sull’intera esperienza umana. Questo è il più radicale dei drammi per l’uomo: non sapere di dove si proviene, su quale fondamento porre la propria esistenza, dove essere diretti e vivere come se non si avesse una origine, una sussistenza e una guida, un approdo. Come una meteora che attraversa i cieli sfolgorante, ma destinata a scompare nel nulla, disintegrata.

La fede cristiana assicura al vivere umano una traiettoria, una Strada, che sfocia nel compimento della Vita, Cristo stesso il quale si è autodefinito: “La via, la verità, la vita!”. In Cristo Risorto abbiamo la certezza che la nostra esistenza terrena non collasserà e imploderà con la morte, come avviene nelle galassie.

Se il Cristiani sono luce e sale dell’umanità

Ebbene, i Magi sono la personificazione di quanti dal paganesimo idolatra sono entrati nel circuito della redenzione riconosciuta in Gesù Cristo. Certo, fa impressione il fatto che dopo duemila anni di Cristianesimo, a tutt’oggi per sei su sette persone umane Gesù rimane uno sconosciuto, pur essendo venute al mondo proprio per conoscere Gesù, divenirne discepole e realizzare una vita da figli nel Figlio. Solo uno su sette oggi ha incontrato Cristo in forma esplicita, attraverso il Battesimo. E per di più nello stesso miliardo di battezzati di oggi, nelle varie denominazioni, solo una parte ridotta è anche cristianizzata ed è testimone. Troppi vivono da idolatri. Se tutti i battezzati fossero testimoni degli alti valori anche umani propri del Cristianesimo, cioè luce sale dell’umanità che vive nelle tenebre e nella corruzione, in breve i Cristiani si moltiplicherebbero.

Eppure, tutti gli uomini hanno diritto al Vangelo, per capire il senso del proprio vivere e alla vita sacramentale per nutrirsi spiritualmente. Chi non è in grado di accedervi è un impoverito, anzi, un depauperato. Non avere a disposizione il Vangelo e i Sacramenti è la più radicale delle povertà, causa abitualmente delle altre forme di povertà che umiliano e tormentano l’uomo: quella materiale e quella culturale.

Ogni uomo ha diritto di avere le risposte degne dell’uomo agli interrogativi profondi ed esistenziali, che riguardano cioè la propria esistenza. In effetti ogni uomo, presto o tardi, si pone delle domande esistenziali: “Perché sono venuto al mondo? Che ci sto a fare? Che sarà di me? Avrò un approdo o finirò nell’abisso del nulla?” Sono domande serie che esigono risposte serie, mai banali e a battuta giornalistica.

E chi sta già sperimentando la validità di certe risposte, in concreto quelle emerse dal Vangelo e dal vivere Gesù Cristo, senza vere alternative,  ha il dovere di farle conoscere perché diventino patrimonio di tutti. Ecco il senso della missionarietà, qui nel nostro territorio e ovunque. Allo scoperto. Con parresia. Non possiamo tacere e tenere mascherato nel nostro animo ciò che abbiamo sperimentato come valore che dona senso altamente umano alla nostra vita.

Le insidie di obiezioni superficiali

Conosco il persistere, almeno a livello di conversazioni da corridoio, ma non di rado formulato anche teoricamente, dell’obiezione: perché disturbare la quiete, o addirittura l’irremovibilità per tradizione ancestrale, della loro coscienza? Un mutamento di religione verrebbe considerato come un tradimento. Ovviamente non si impone il Cristianesimo a nessuno, come è accaduto invece nelle conquiste tipiche delle colonizzazioni. Il Cristianesimo fondamentalmente ed essenzialmente è religione della libertà di coscienza. Per natura propone; mai impone. Offre l’opportunità nella convinzione di fare un regalo. Lasciando poi ognuno pienamente libero di prendere o meno in considerazione l’offerta, che comunque diventa accattivante nella misura della credibilità della propria testimonianza. Ma una cosa è certa: non è lo stesso avere a disposizione la Parola di Dio e i Sacramenti o non averli a disposizione; vivere secondo il vangelo o secondo altri parametri.  Pur consapevoli che Dio, per le sue vie misteriose, dà ad ogni persona umana tutte le opportunità di salvezza, solo chi, pur battezzato, non ha saputo valorizzare la Parola di Dio e i Sacramenti, vivendo di fatto più da battezzato paganizzato che da battezzato cristianizzato, può ritenere superflui Parola di Dio e Sacramenti ai fini della salvezza temporale ed eterna, cioè della realizzazione dell’uomo sulla terra in vista del Cielo. Una tale indifferenza nei confronti della Parola i Dio e dei Sacramenti starebbe ad indicare uno svilimento preoccupante del Cristianesimo come risorsa di trasformazione a livello anche di umanizzazione e di civilizzazione.

Senza lasciarci paralizzare da ingiustificate paure, assurde perplessità e stravolgenti convincimenti teologici, oggi è quanto mai urgente far conoscere il Vangelo della salvezza universale, perché tutti lo possano prendere in seria considerazione. Da certi segnali pare che siano maturi, o almeno stiano maturando i tempi in cui far circolare liberamente il Vangelo, nonostante le persistenti resistenze da parte dei media. La gente annoiata dalle banalità, delusa da promesse e prospettive messianiche smentite, ingannata nei suoi profondi desideri di verità, sta cercando serietà di risposte ai suoi più profondi ed esistenziali interrogativi. Nel Vangelo, cioè in Gesù Cristo che del Vangelo è la personificazione, la gente nella stagnazione dei rapporti significativi interpersonali, sperimenterà una brezza che fa rivivere, e nell’asfissia valoriale che appesantisce la cultura odierna troverà ossigenazione.

Affidiamo alla Vergine Maria il compito ministeriale della nuova e più vigorosa evangelizzazione della nostra diocesi, che a tal fine confida in una sinergia corresponsabile tra laici e preti. Soprattutto a partire dalle Unità Pastorali, nate principalmente per rispondere alle nuove sfide ed esigenze dell’evangelizzazione oggi. Un fatto, questo dell’evangelizzazione nuova, che chiama in causa laici, consacrati e ordinati ad essere missionari, convinti ed entusiasti. E non solo gli autoctoni Veronesi, ma anche voi che provenite dai flussi migratori, specialmente nei riguardi dei vostri connazionali. A tutti i cristiani spetta il compito di essere missionari nel proprio habitat.

 

X Giuseppe Zenti
Vescovo di Verona 

 
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