Mercoledì 20 Marzo 2019
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 NEW Diocesi Verona - Archivio News - 2018 - omelie - L’Europa al bivio della sua cultura antropologica 
L’Europa al bivio della sua cultura antropologica   versione testuale






Premetto che il mio intervento sarà molto schietto e libero da condizionamenti, a servizio solo della Verità sull’uomo. Per il bene che voglio all’Europa, come cittadino e come Vescovo. Non sono qui come politico (non sono soggetto o simpatizzante di nessun partito; sempre al di sopra delle parti, come mi impone il mio essere “epì”, Vescovo, colui che vede dall’alto e perciò su un più ampio orizzonte), e neppure come aderente al comitato di associazioni laicali che, soltanto sulla loro responsabilità di laici, hanno promosso questo ciclo di conferenze, di carattere culturale, sulla crisi dell’antropologia in Europa e le possibili ricadute sulla sua evoluzione storica. Ho comunque accolto volentieri l’invito rivoltomi da persone amiche a presentare una mia personale riflessione, meditata e ragionata, su un tema che da anni mi sta travagliando dentro: l’oggi e il domani del destino dell’Europa legato alla sua cultura antropologica. Concretamente mi pongo di fronte all’interrogativo: “Che cosa il Cristianesimo, nei suoi Responsabili e nei suoi Fedeli cristiani, è chiamato a fare perché l’Europa non solo non abbia ad uscire di orbita, rispetto al suo compito storico di culla e faro mondiale di civiltà, ma lo possa riprendere in mano con più viva coscienza e con rinnovato senso di responsabilità nell’oggi, per evitare di scomparire nell’insignificanza nel consesso dei popoli alla ribalta?”. D’altra parte, o lo tiene in mano l’Europa questo compito, o nessun’altro soggetto nazionale o sovranazionale, almeno allo stato attuale delle cose, è maturo per essere un nuovo faro mondiale di vera civiltà. Non possiamo non paventare che a guidare il mondo globalizzato sia l’incombente impero dittatoriale delle finanze senza etica. Il che la dice lunga sull’eventuale abdicazione da parte dell’Europa al suo ruolo storico di guida culturale civile, radicato in quell’etica che ha la sua linfa vitale nella cultura ebraico - cristiana.

Parlo esclusivamente a nome personale, da cittadino europeo, orgoglioso di essere cittadino non solo italiano, ma anche europeo e persino del mondo; da Vescovo di questa Diocesi a me affidata di cui sono stato costituito sentinella carica della responsabilità di scrutare l’orizzonte storico culturale, con le sue forti ricadute sull’efficacia dell’evangelizzazione, senza mai restare assopito mentre incombono gravi pericoli. Ho coscienza di dover essere non una Cassandra o un crociato, ma  un profeta di Dio con la missione di segnalare alla mia Diocesi di San Zeno i pericoli incombenti sulla sua missione di pastorale evangelizzante e di indicare i tracciati mappali per una civiltà, la civiltà dell’amore per dirla con San Paolo VI, ispirata al Vangelo; e voce del buon senso dei miei fedeli, i quali, ne sono convinto per la frequentazione e la vicinanza che ho con loro, si aspettano una mia parola chiarificatrice e orientativa. Proprio essi hanno il diritto di avere da me loro pastore un discernimento sull’ora presente, per verificare quanto di raggi di luce divina risplendano sull’oggi sociale e culturale dell’Europa che sospingono alla fiducia e alla speranza, o quanto abbiano il sopravvento strane ideologie, venate di dittatura, che creano nella nostra gente smarrimento e disorientamento, lasciandola purtroppo abbandonata a se stessa, verso la deriva.

Non è giusto che minoranze ideologiche si impongano su maggioranze sociali, benché le maggioranze sociali debbano rispettare le minoranze e mettersi in dialogo con esse, di qualsiasi identità culturale, sociale o religiosa, mirando al vero bene comune, dentro il quale anche le minoranze esaltano la loro identità senza assolutizzarla ed esercitano una loro specifica funzione, non in posizione dialettica oppositiva ma integrativa.Di conseguenza, il mio intervento mantiene costantemente lo sguardo sulla maggioranza sociale silente e operosa, sulla mia gente, di cui cerco di intercettare e manifestare lo stato d’animo. Avrà carattere culturale etico, con l’occhio sul patrimonio dei valori del Cristianesimo che dell’etica civile è il principio costitutivo e il fondamento perenne.

 

X Giuseppe Zenti
               Vescovo di Verona

 

 
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