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Il rischio della libertà   versione testuale
Cattolica Center, 22 novembre 2018 - Festival della dottrina sociale della Chiesa






Rivolgo il mio saluto fraterno e cordiale a tutti i partecipanti al Festival.

Complimenti per aver osato porre a tema del Festival della DSC la libertà come rischio.

Il primo a correre il rischio, divinamente ponderato, della libertà è stato Dio Mistero di Amore Trinitario, proprio nel creare l’uomo. In effetti, volendo per amore creare l’uomo, distinto da tutti gli altri esseri già creati, anche viventi, non poteva che crearlo libero.

E nel contempo è stata la più radicale sfida che Dio ha posto a Se stesso, pur prevedendone esiti anche nefasti, come quello che gli si ribellasse per superbia e si creasse la propria infelicità. In realtà, la libertà è stato il più grande dono che potesse offrire all’uomo, quello che lo rende più simile a Lui stesso, come precisa Dante per bocca di Beatrice:

                                     “Lo maggior don che Dio per sua larghezza

                                      fesse creando ed alla sua bontate

                                      più conformato e quel che più apprezza

                                      fu della volontà la libertate;

                                      di che le creature intelligenti

                            e tutte e sole fuoro e son dotate” (Par V, 19-24)

In effetti la libertà può essere considerata come la capacità, concessa ad ogni essere intelligente e volitivo, di tener coniugati verità, oggetto dell’intelligenza, e amore-bene, oggetto della volontà, appunto come avviene nel Mistero dell’Amore Trinitario di Dio.

La libertà dunque qualifica l’essere intelligente, che viene avvicinato a Dio somma libertà, nel suo essere radicale ed esclusiva scelta di bene. Il che la dice lunga sulla natura della libertà, espressione della coniugazione tra intelligenza e volontà convergenti sul Bene, determinato come bene da Dio stesso.

Purtroppo, fin dal peccato originale e come sua conseguenza, l’uomo tende a farne un uso fuorviante, alterandone la natura e la funzione, contrapponendosi al  fine per cui Dio ne ha fatto dono all’uomo, quello di aderire alla Verità e al Bene, e non quello di crearsi un verità e un bene a proprio uso e consumo, nel qual caso contraddice il fine stesso della libertà, come precisa Sant’Agostino nel De Civitate Dei: “L’arbitrio della volontà è veramente libero quando non si pone a servizio dei peccati (14,11,1) … se l’uomo con il suo libero arbitrio volesse abbandonare Dio, ne conseguirebbe immediatamente la miseria (22,1,2)”.

Per questo, trovandosi in difficoltà seria e al limite dell’impotenza nell’uso sapienziale del dono della libertà, l’uomo ha bisogno di lasciarsi liberare dai vincoli imposti alla sua libertà dalle passioni, dai vizi, e dall’ambiente culturale di idolatria che respira, da parte della Parola di Verità, come precisa la pericope di Giovanni: “Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto: ‘Se rimanete nella mia parola, sarete miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi’” (Gv 8,31-32).

Di conseguenza, occorre una seria educazione all’uso responsabile della libertà da parte delle famiglie, dell’istituzione scolastica e delle parrocchie. Una libertà personale che sa entrare in sistema con le altre libertà e mai in conflitto. Una libertà personale sintonizzata sulla volontà di bene di Dio. Allora si può dare briglia sciolta al rischio della libertà. Allora il genio della libertà sintonizzata con quella di Dio può osare grandi imprese, che saranno benedette da Dio.

 

Come a dire che dei cristiani veramente liberi, in quanto conquistati dalla libertà di Dio, nessuno ha da temere. Sono essi i veri benefattori dell’umanità.

X Giuseppe Zenti
Vescovo di Verona 

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