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Il cielo e la terra passeranno. Le mie parole non passeranno   versione testuale
Basilica di san Zeno, 17 novembre 2018 - Festa del ringraziamento






Ogni agricoltore è lieto quando giunge il momento del raccolto, frutto del proprio lavoro. Nel caso invece della Parola di Dio l’autore-agricoltore è Dio stesso che ce ne fa dono. A noi il compito di raccogliere il distillato della sua Parola. Anche quello di non facile e immediata comprensione come sono le tre letture di questa 33° domenica del tempo ordinario. Ma questo è il pane fragrante per la Chiesa universale oggi.

 

I messaggi della Parola di Dio

 

Accostando la prima lettura e il Vangelo emerge un messaggio che rende saggiamente pensoso l’uomo, qualora l’uomo sia disposto a pensare: il vivere umano sulla terra è un travaglio persistente, fluttuante tra precarietà e angosce provocate anche da sconvolgimenti tellurici e cosmici espressi dai testi biblici in termini apocalittici: “Il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno, le potenze dei cieli saranno sconvolte”. Noi stessi ne avvertiamo i sussulti di ribellione – bombe d’acqua, smottamenti, dissesti idrogeologici - di fronte alle insensate provocazioni dell’uomo che tutto è disposto a sacrificare al progresso scientifico e tecnologico, anche quello non sostenibile e quello che ha forti ricadute dannose sulle sorti dell’umanità presente e futura. Lasciando un orizzonte storico cupo e minaccioso.

Eppure, anche in mezzo a un tale travaglio, il Vangelo ci invita a saper cogliere i segni dei tempi che aprono alla speranza, come, precisa il Vangelo, le foglie del fico segnalano l’inizio della stagione produttiva. Primo fra tutti i segni, la presenza di salvezza del Messia, Il Crocifisso Risorto e glorioso, inviato dal Padre per due obiettivi: anzitutto sottomettere a sé le potenze avverse all’uomo e a Dio, i suoi nemici: satana e i suoi gregari che agiscono contro Dio ogni volta che ispirano l’agire al padre della loro malvagità, satana appunto, che ha le sue più sconcertanti manifestazioni nella superbia, nell’egoismo, nella cattiveria, nella insensibilità; in secondo luogo, dare la possibilità a chi crede in Lui, a chi cioè collabora con Lui, di risplendere come gli astri nel cielo, luce di verità nell’umanità di oggi, in vista di una vita oltre, quando ci si risveglierà dalla polvere “gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l’infamia eterna”. In questo quadro di riferimento, contrassegnato da cupe angosce e luminose speranze, ci conforta la promessa di Gesù: “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”.

 

La festa annuale del ringraziamento impegno di solidarietà

 

Vogliamo ora che questi messaggi siano luce di verità per il mondo degli agricoltori, proprio nella loro festa annuale del Ringraziamento.

Carissimi coltivatori diretti, voi percepite ogni aggressione alla terra, da parte della natura scatenata dall’insensatezza dell’uomo e da parte dell’uomo stesso che guarda alla terra solamente in termini di speculazione, come una ferita alla vostra dignità di custodi responsabili e gelosi della terra, che della furia della natura e della insensatezza dell’uomo pagate il prezzo più alto. Voi partecipate, premurosi, pazienti e lieti, al travaglio della terra madre, che genera nel travaglio del parto le sue piante e i suoi frutti, prendendosene cura e nutrendoli, avendo come collaboratore sapiente l’uomo agricoltore, colui che coltiva la terra e che della terra ha il culto, non di idolatria, ma di venerazione, di sommo rispetto. Quell’uomo agricoltore che questa sera è qui, in rappresentanza di tanti altri agricoltori, a dire grazie a Dio della realtà della terra che riconosce dono stupendo di Dio. Quell’uomo agricoltore siete voi.

In questo travaglio voi percepite che esistono realtà che cambiano, anche rapidamente e passano inesorabilmente, in modo irreversibile. Che cosa è cambiato in questi ultimi 50 anni? Le stesse tecnologie applicate in agricoltura oggi, erano fuori di ogni ipotesi fino a pochi decenni fa. E per certi versi, meglio così, che cioè ci sia stata questa evoluzione tecnologica applicata all’agricoltura. Purtroppo sono cambiati alla radice e in negativo soprattutto i rapporti di fiducia a livello di mercato, oggi globalizzato, bacato da concorrenze sleali e inique, fino a clamorose truffe che mandano in crisi le aziende anche consolidate.

Ma i valori svelati dalla Parola di Dio e interpretati a livello esistenziale dalla fede dei credenti permangono inalterati: “Le mie parole non passeranno!”. E voi agricoltori siete i custodi e i profeti dei valori perenni, che nessuna legislazione è autorizzata ad alterare, pena boomerang su boomerang, che non tardano a imperversare: il valore della famiglia fondata sul matrimonio tra maschio e femmina aperti alla trasmissione della vita dei figli; il valore assoluto della vita umana, dal concepimento allo spegnimento naturale, in quanto ha come soggetto una singola persona umana; il valore della responsabilità sociale; il valore del denaro come strumento per la dignità delle famiglie, cui garantire occupazione; il valore della solidarietà umana generosa nei confronti delle famiglie disastrate e alla disperazione, quelle che il progresso lascia in un angolo perché non contribuiscono al progresso e ai forti guadagni (NB: solidarietà vuol dire saper mettersi nei panni di chi vive nella povertà e nella miseria. Di conseguenza, vuol dire sostenere ad esempio una famiglia, magari dando occupazione, secondo il criterio di una sana azienda di ogni genere: assumere non il minimo indispensabile per un massimo di profitto, ma il massimo possibile con una ragionevole profitto); infine, il valore della fede religiosa che sa mettere al centro di tutto Dio, autore e garante della dignità di ogni persona.

Sono i valori che danno consistenza al vivere sociale nel segno della civiltà, che vedono in voi dei protagonisti seri e dei testimoni affidabili. In voi, nel vostro agire quotidiano a tutti è dato di scorgere segni positivi di bene, segni di speranza, radicati sul vostro forte senso di laboriosità, di responsabilità, di solidarietà, di onestà e di sincera religiosità. Purtroppo sulla via del progresso tecnologico, e di una economia e finanza lasciate senza etica, è stato inserito il principio, iniquo, del massimo profitto, a tutti i costi, su base speculativa. Il sistema speculativo della filiera dei mercati, dalle varie denominazioni, come nemico numero uno del vero bene essere, mina alla base il sistema del profitto equo, eticamente più che mai lecito, fondato sul rapporto tra costo delle materie prime e costo lavoro, caratteristico dell’autenticità del mondo dell’agricoltura, che mira ad una vita dignitosa, carica di futuro, per la propria famiglia, in termini solidaristici e non speculativi.

 

Fatevi sempre onore: siate come astri luminosi su un mondo tenebroso intriso di disvalori, di falsità, di disinvolta mancanza di parola data, di speculazioni senza scrupoli, di sopraffazioni, intento unicamente agli interessi terreni e dimentico della destinazione ultima, oltre il tempo. Chi è convinto dell’esistenza di quella destinazione oltre il tempo, chi è perciò convinto che non finisce tutto qui sulla terra, e che non è fortunato chi molto ha accumulato sulla terra in beni materiali per gli eredi che in un soffio li polverizzeranno, ma chi molto ha accumulato sulla terra di beni eterni facendo del bene, è impegnato sul fronte di un vivere umano terreno buono e benemerito. Proprio nella prospettiva di quella fede granitica che ci hanno lasciato in eredità spirituale i nostri cari e i nostri avi. Che ci incoraggiano ad affrontare con determinazione, in sistema di cooperazione, sorretti dalla fede, l’oggi travagliato e promettente.

 

X Giuseppe Zenti
Vescovo di Verona 

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