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Ripartenza delle attività pastorali per stare con Gesù e condurre a Gesù   versione testuale
Cattedrale, 21 ottobre 2018






È la prima volta che, convocati in Cattedrale, avviamo insieme la ripartenza delle attività pastorali come Diocesi, attraverso le sue molteplici rappresentanze. Nel segno della missionarietà, in coincidenza con la giornata mondiale missionaria che ci fa focalizzare l’attenzione sulle missioni fidei donum della nostra Diocesi e sulle missioni ad gentes di numerose Congregazioni religiose. Del resto questa sera darò il mandato missionario ai partenti e ai ripartenti.

Ma affiderò il mandato missionario anche ai componenti dei Consigli pastorali parrocchiali, alle catechiste, agli animatori, a tutti gli operatori di pastorale, nella consapevolezza che la missione evangelizzatrice è l’anima dello stesso sistema pastorale delle Unità Pastorali che stiamo concordemente facendo partire, anche se con passo di marcia differenziato.

Abbiamo ascoltato i testi biblico liturgici, paradigmatici per la nostra ripartenza: “Come sono belli i piedi di coloro che recano liete (buone) notizie … Guai a me se non evangelizzo: per me è una necessità vitale … Stettero con lui tutto quel giorno ... e lo condusse da Gesù”. Sentiamo tutti la passione per l’annuncio del Vangelo. E dopo aver maturato in noi il bisogno di stare con Gesù, di farlo crescere nel nostro cuore, sentiamo il bisogno di diventare suoi testimoni talmente credibili che altri si sentano attratti dal fascino di Cristo, Via, Verità e Vita.

Condurre a Cristo è l’essenza della missionarietà della Chiesa

In effetti, noi non siamo una azienda che produce iniziative a sfondo puramente sociale. Tutte le nostre iniziative sono di carattere pastorale: condurre a Gesù! È Gesù pastore che agisce in noi, perché la gente sperimenti la sua vicinanza e lo incontri sotto i segni sacramentali della sua Parola e dei Sacramenti, in primo luogo nell’Eucaristia, tutta da riscoprire e da assimilare perché la nostra esistenza di cristiani sia metabolizzata in una Eucaristia vivente. Come allora non essere preoccupati della progressiva desertificazione delle nostre assemblee liturgiche domenicali e festive, specialmente da parte delle giovani generazioni e delle famiglie più giovani? Celebrare l’Eucaristia per viverla è il senso stesso della pastorale evangelizzante. Di conseguenza, la pastorale deve mirare a rendere vera, affascinante e coinvolgente la Messa.

Questa infatti è l’essenza della Chiesa: essere evangelizzazione missionaria incentrata sull’Eucaristia fonte, culmine, cardine e radice della vita cristiana, come evidenzia il Concilio Vaticano II. Tale missionarietà evangelizzante passa senza dubbio attraverso l’annuncio della Parola di Dio, ma la sua credibilità passa soprattutto e prima di tutto attraverso la testimonianza, come ha precisato san Paolo VI nell’Evangelii nuntiandi, ripreso da papa Francesco nell’Evangelii gaudium. In effetti, chi è il testimone se non colui che fa del Vangelo, che nell’Eucaristia ha la sua personificazione, la mappa e il parametro del suo vivere quotidiano, impegnandosi ad essere sempre più un Vangelo vivente, per dirla con San Giovanni Calabria? Del resto, il testimone del Vangelo di Gesù sa bene che deve confrontarsi ogni giorno con una cultura travolgente che si presenta come il vangelo della felicità imperniata su una abietta idolatria dell’io ipertrofico, del potere, dell’accumulo del denaro, del piacere ad ogni costo, della tecno scienza nella quale primeggia internet, trasformato da validissimo strumento in idolo.

Il Consiglio dell’Unità Pastorale entro questo anno

Fatta questa doverosa premessa, desidero rivolgermi a tutti voi, presbiteri e operatori della pastorale da protagonisti, che avete appena condiviso una esperienza di Chiesa su vari aspetti dell’evangelizzazione, in cinque chiese differenti, prima di confluire così numerosi in Cattedrale per questa sosta di preghiera e di riflessione in vista del mandato missionario della nuova evangelizzazione.

Proprio nel contesto culturale di rapidissime e vorticose trasformazioni di ogni genere che caratterizza la presente epoca storica, riconosciamo che anche la nostra Diocesi di San Zeno necessita di una trasformazione pastorale, segnata in profondità dalla logica della nuova evangelizzazione. A tal fine, essa è chiamata dalla stessa storia, oltre che dalla Provvidenza, a passare dalla centralità assoluta e un po’ autoreferenziale e autarchica della parrocchia al sistema delle Unità Pastorali (UP) come focus della pastorale della nuova evangelizzazione.

In questa prospettiva la nostra Diocesi mira a far nascere, crescere e maturare nei preti, nei consacrati e consacrate e nei laici la voglia e il gusto del mettere insieme risorse e criticità di varie parrocchie di un territorio sostanzialmente omogeneo, oggi zona pastorale. Con quale obiettivo? Quello di fare comunione fraterna, nel dono dello Spirito, animati dalla passione missionaria per il Regno, esercitandosi a confrontarsi in spirito di dialogo fraterno e confidenziale su un possibile progetto di nuova evangelizzazione, da elaborare e condividere, con quello spirito di comunione corresponsabile che caratterizza il Concilio Vaticano II.

Concretamente, il primo passo necessario da farsi in vista di questo obiettivo che mira a coinvolgere l’intera comunità cristiana nel segno della corresponsabilità evangelizzante è quello di costituire in ogni Unità Pastorale, entro il presente anno, un Consiglio dell’Unità Pastorale, che ne sia l’anima e il volano. Esso sarà costituito dai presbiteri dell’équipe, da laici a partire dai moderatori degli attuali Consigli Pastorali Parrocchiali, e da eventuali consacrati/e e diaconi permanenti ivi residenti, sotto la guida del Presbitero coordinatore. È questa una figura nuova, che si affianca al Vicario foraneo come primo collaboratore nel promuovere la fraternità presbiterale e la coscienza del valore dell’Unità Pastorale.

Ai fini della configurazione del progetto pastorale territorializzato, improntato sugli Orizzonti pastorali della Diocesi, il Consiglio dell’Unità Pastorale (CUP), una volta costituito dovrà coinvolgere gli operatori della pastorale e la gente più sensibile, accogliendone i contributi di saggezza.

Se siamo unanimi e concordi, laici, consacrati e preti, sotto la guida del Vescovo, umilmente docili all’azione dello Spirito del Crocifisso Risorto, saremo una forza credibile ed efficace di evangelizzazione. E la nostra diocesi di san Zeno avrà una accelerazione di passione missionaria, premessa di un futuro pastorale promettente.

La formazione permanente

Va da sé però che, per raggiungere gli obiettivi di una missionarietà evangelizzante credibile, si rende sempre più necessaria una formazione permanente, da attuare in determinati momenti anche in forma unitaria comunitaria, con percorsi  specifici, che vedano la simultanea presenza dei componenti del CUP, degli operatori delle UP, dei consacrati e dei presbiteri.

Tali percorsi unitari dovranno essere concentrati su nuclei importanti e decisivi agli effetti della nuova evangelizzazione compiuta nel segno della corresponsabilità.

Anzitutto possono diventare un aiuto significativo e uno stimolo reciproco, attraverso la testimonianza, ad essere vangeli viventi, testimoni della presenza di Cristo in noi; ad amare la sua Chiesa come lui la ama.

In secondo luogo questi percorsi unitari possono favorire una disponibilità collettiva a lasciarci plasmare dallo Spirito che vuol fare di noi, della nostra Diocesi, una Chiesa comunione corresponsabile, dove ognuno al suo posto dà il meglio di sé, in conformità alle proprie competenze, da individuare, riconoscere e valorizzare.

Pensiamo poi quanto questi percorsi unitari potrebbero essere efficaci, se realizzati con criteri di vera comunione ecclesiale, ai fini del superamento e dello sradicamento di quell’autoreferenzialità che distrugge il senso stesso della comunione ecclesiale come la cimice cinese nei confronti dei frutti o come i batteri totiresistenti.

Non potremo poi in questo percorso comunitario di formazione permanente alla missionarietà evangelizzante non focalizzare l’attenzione sul  mondo dei giovani. L’intera Diocesi, nelle sue varie componenti, non può non sentirsi coinvolta in questa impresa, urgente nella sua drammaticità. Intende investire le sue migliori risorse educative, perché gli adolescenti e i giovani siano messi nella condizione di discernere la propria vocazione come stato di vita, come indica il Sinodo in atto a Roma: dalla vocazione sponsale familiare, a quella consacrata a quella ordinata. La nostra Diocesi, consapevole della posta in gioco, sta facendo leva sulla formazione degli animatori e animatrici. Sanno bene gli animatori e le animatrici di che cosa hanno necessità vitale i preadolescenti, gli adolescenti e i giovani, dei quali condividono la sensibilità anche in ragione della vicinanza di età: di felicità! Ne sono insaziabili ricercatori, persino su strade del tutto sbagliate. Chiunque ha il mandato ecclesiale di animatore e animatrice, in stretta collaborazione con gli adulti e i presbiteri, non può che avere un forte senso di responsabilità educativa, proprio per il bene che vogliono agli adolescenti e ai giovani. Gli adolescenti e i giovani non vanno mai illusi con chimere e miraggi, con divertimenti smodati e scatenati. Vanno salvati dalla catastrofe, dall’abisso del non senso, delle banalità. Hanno bisogno di essere presi con serietà, accolti per quello che sono, con le loro invidiabili risorse e le loro fragilità. Vanno ascoltati, capiti, amati e valorizzati per quello che sono. Vanno aiutati a riflettere, ad interrogarsi e a ricercare risposte di verità. Vanno favorite belle e ariose relazioni fraterne-amicali, vissute in un clima di gioia limpida e di gioviale allegria. Comunque, offrendo loro sempre cibo valoriale solido. In concreto, tutta la nostra pastorale evangelizzante ha come unico obiettivo quello di portarli a Gesù, proprio come ha fatto Andrea nei confronti del fratello Pietro: “E lo condusse da Gesù”. Questa è la loro più grande fortuna. È il dono davvero di eccellenza che genitori, preti e animatori/trici abbiamo il mandato di fare loro.  

Infine, coronamento e condizione di tutto, la formazione permanente unitaria mira a farci prendere coscienza del senso e del valore della Diocesi come la casa ecclesiale di tutti. In effetti, come non intendiamo considerare un assoluto la singola parrocchia, pur restando un valore da non squalificare ma da valorizzare, altrettanto non intendiamo fare delle UP un assoluto. Parrocchie e Unità Pastorali sono un mezzo per favorire il senso comunionale ecclesiale e per sollecitare la corresponsabilità di tutti. Ma sia le parrocchie, sia le UP altro non sono che una territorializzazione della Diocesi che è il vero e autentico soggetto ecclesiale, in quanto, al dire del Concilio Vaticano II, incarnazione della Chiesa universale.

Su questo impianto, che dovrà caratterizzare il percorso unitario di formazione permanente, potremo prendere in adeguata considerazione altri aspetti della pastorale evangelizzante: il senso e il valore della famiglia fondata sul sacramento del Matrimonio; le situazioni di disagio, di povertà, di malattia, di anzianità; l’iniziazione cristiana.

Carissimi, ripartiamo insieme. Come Diocesi. Fieri di essere questa Diocesi benedetta da Dio con una profusione di santità, destinata non al tramonto fatale, ma, per grazia sua e con la nostra umile disponibilità a servire il Regno, al riavvio di una nuova aurora. Ripartiamo, sotto la sua materna protezione, con l’atteggiamento di Maria: “Eccomi, Signore, a tua disposizione, per il tuo Regno, la tua Signoria”. Ripartiamo tutti insieme a disposizione della nuova promettente evangelizzazione. Unanimi e concordi. Con impegno e umiltà. Con entusiasmo e con parresia. Come i Cristiani della prima ora.

 

X Giuseppe Zenti

Vescovo di Verona

 

 

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