Martedì 25 Settembre 2018
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Chiamati alla santità come Maria, facendo bene ogni cosa secondo Dio   versione testuale
Cattedrale di Verona, 8 settembre 2018 - Madonna del Popolo






Carissimi, la conclusione del Vangelo appena proclamato annota che la gente, stupita del miracolo della guarigione del sordomuto, diceva: “Gesù ha fatto bene ogni cosa”. In effetti, Gesù ha fatto bene ogni cosa, in perfetta sintonia e continuità con l’agire di Dio Padre che proprio attraverso il Figlio ha creato ogni cosa in modo divino; al punto che il testo del libro della Genesi sigilla la conclusione di ogni giorno della creazione con questa espressione, che manifesta lo stupore stesso di Dio di fronte alla sua opera posta in esistenza: “Dio vide ciò che aveva fatto. Ed ecco era cosa buona!”. Dalle mani creatrici di Dio tutto esce buono, perfetto, armonioso. È stato poi l’abuso della libertà, di cui Dio ha dotato l’uomo per essere uomo, che ha iniettato il virus del male nel cuore dell’uomo, facendone ricadere le conseguenze nefaste anche nelle cose create, di cui troppo spesso l’uomo abusa.

Proprio perché l’uomo, ingannato da satana, si è fatto causa a se stesso del suo male agire, operando il male, Dio ha mandato a noi il suo Figlio, che ha attuato la profezia di Isaia contenuta nella prima lettura: “Coraggio, non temete. Dio viene a salvarvi”. Gesù è venuto a salvarci dall’agire cattivo che inquina alla radice persino i rapporti umani, oltre che quelli con Dio, sbilanciando ad esempio le preferenze e i favoritismi nei confronti dei ricchi e dei potenti dai quali, abitualmente illudendosi, si spera di ottenere qualche piacere, qualche beneficio, come ci ha ammoniti l’apostolo Giacomo, mentre, secondo il suo stile, “Dio ha scelto i poveri agli occhi del mondo, eredi del Regno” (Gc 2,5).

Ogni nascita è una chiamata alla santità nell’umiltà

Carissimi, in questa giornata che ormai volge a sera e già ci ha inoltrati nella 23° domenica del tempo ordinario, la liturgia ha celebrato la memoria della Natività di Maria, dai Veronesi denominata Madonna del Popolo, di cui questa sera concludiamo la novena improntata sulla lettera apostolica di papa Francesco, Gaudete et exultate, sulla santità. La natività, anche quella di ciascuno di noi, evoca un evento di grazia di straordinaria importanza segnato cromosomicamente, sul piano spirituale, proprio dalla traiettoria della santità, cioè della piena realizzazione: il nostro ingresso nella storia, previsto da sempre da Dio stesso, che ci ha caricati di una missione singolare, al dire di Paolo nella lettera agli Efesini, quella di diventare suoi figli adottivi nel suo Figlio, nella santità della vita: “Dio ci ha scelti in Cristo prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo” (Ef 1,4-5). Questa prospettiva si è realizzata pienamente in Maria, senza alcuna reticenza o smentita da parte sua.

In effetti, sul fondamento della Rivelazione, autenticamente interpretata dal Magistero, risulta che, per singolare benevolenza, e in vista del mistero della redenzione, Dio ha creato Maria “immacolata, santa, tutta gloriosa senza macchia e senza rughe” (Ef 5,27). Da parte sua poi Maria, così singolarmente beneficata da Dio, trovatasi nella condizione originaria di Eva di assoluta libertà, non si è lasciata travolgere dalla superbia che ha fatto schierare i progenitori contro Dio, ponendosi come alternativa a Dio, su istigazione di satana, ma, grazie alla sua umiltà, ha corrisposto al suo progetto di amore a beneficio dell’intera umanità di tutti i tempi, mettendosi a completa disposizione di Dio. Ne consegue al naturale che in tutta la sua vita terrena ha fatto bene ogni cosa, in piena sintonia con la volontà di Dio, imitando anche in ciò il suo stesso Figlio Gesù.

Anche noi siamo stati creati da Dio “santi e immacolati”, in quanto Dio dona solo l’essere, nella sua purezza, mai tarlato. Lui ci ha fatti bene. Mentre noi, a differenza di Maria, ci ritroviamo segnati fin dalla nascita dalla tendenza ad agire male, intaccati come siamo stati dal ceppo virale del peccato originale, contratto a causa dei progenitori che si sono lasciati ammaliare e ingannare dal maligno. Non dimentichiamo che il peccato originale ha creato in noi un profondo squilibrio interiore, in quanto ci ha privati, secondo la teologia di Sant’Agostino che definisce il male come privazione del bene, del Bene assoluto che è la nostra relazione fiduciale con Dio Creatore, intenzionato ad abilitarci a fare il bene, grazie al mistero pasquale del suo Figlio. Concretamente, Dio non ci offre nel suo Figlio soltanto un esempio di vita buona da ammirare e di cui rimanere stupiti come la folla davanti alla guarigione prodigiosa del sordomuto, ma il principio stesso di una vita buona, improntata sulla sua, per rendere il credente capace di agire bene abitualmente.

La via sacramentale eucaristica corsia preferenziale di vita buona-santa

E lo fa appunto trasmettendo a noi la sua stessa capacità di fare sempre il bene, attraverso la via sacramentale, specialmente attraverso l’Eucaristia, che ci abilita a diventare talmente predisposti ad agire bene da trasformarci in Eucaristia. Diciamocelo chiaramente, con sofferenza: come pensare che la vita cambi in meglio disertando l’Eucaristia, principio fontale di ogni agire buono? Come potranno i nostri ragazzi, i nostri giovani, le nostre famiglie sperimentare la gioia del vivere bene senza partecipare con fede e assiduità alla Messa domenicale e festiva? Non può che conseguirne una preoccupante tendenza ad una esistenza involuta, intristita, annoiata, demotivata, senza speranza, proprio perché all’Eucaristia sostituiscono i miraggi del divertimento scatenato e le banalità di cui è impastata la medianità.

Per sua libera scelta, Dio ci ha chiamati all’esistenza “per essere santi e immacolati, predestinandoci ad essere suoi figli adottivi nel Figlio”, come già abbiamo rilevato. Questa è la direzione per così dire vettoriale “vocazionale” impressa in ciascuno di noi fin dal concepimento: siamo un suo bene, chiamati ad agire bene, a comportarci moralmente bene, a fare scelte buone, in sintonia con la sua volontà di bene, con i suoi desideri di bene.

Queste precisazioni valgono per ogni condizione di vita e per ogni vocazione specifica personale, da considerarsi prima di tutto un dono di Dio, corrispondente al nostro essere come lui l’ha fatto, ancor prima che una decisione individuale. Non dimentichiamo mai che ci ha fatti Lui, ci ha fatti bene e nel farci come ci ha fatti ha impresso in ciascuno di noi un orientamento vocazionale, da scoprire nella preghiera, nell’impegno di vita ecclesiale caritativa, nel discernimento. Al fondo però di ogni concreta vocazione esistenziale ci sta la disposizione interiore a fare bene ciò che facciamo, a fare bene il bene che ci è dato di fare, esattamente in conformità alla propria specifica vocazione battesimale, diramata in sponsale familiare, consacrata, ordinata.

Avviare bene le Unità pastorali

Su questo parametro del fare bene ciò che siamo chiamati a fare ci è lecito e doveroso compiere una rivisitazione del nostro agire pastorale nel delicato e decisivo, irreversibile, passaggio dalla cultura della parrocchia campanile all’Unità pastorale finalizzata a mettere insieme le risorse delle parrocchie che costituiscono l’Unità pastorale, a beneficio di tutti, e le criticità, alla cui soluzione tutte le comunità cristiane dell’Unità pastorale sono chiamate a contribuire. Il tutto avendo come sorgiva la Parola-Eucaristia!

Va da sé che se vogliamo agire bene, in sintonia con le attese di Dio, è necessario che si sviluppi sempre più il senso della fraternità presbiterale tra preti, ministri della Parola-Eucaristia, della medesima Unità pastorale, desiderosi di trovarsi frequentemente insieme per pregare, confrontarsi e condividere, per far andare bene il dinamismo delle Unità pastorali. Come a tal fine è altrettanto necessario che si corresponsabilizzino i laici coinvolgendoli nella costituzione e nello sviluppo delle Unità pastorali, finalizzate a concretizzare sul territorio gli Orizzonti della pastorale diocesana, in piena e gioiosa comunione ecclesiale, sotto la guida del successore degli Apostoli.

Ce ne ottenga il dono la Vergine Maria, la nostra Madonna del Popolo, perché il percorso verso le Unità pastorali contribuisca a far crescere la volontà di ben agire, in conformità a ciò che è gradito a Dio, da parte dei laici, dei consacrati/e e da parte degli ordinati: diaconi, preti e vescovo. Dando così un colpo d’ala ad una vita di autentica santità con ricaduta sull’intera nostra Diocesi, in continuità con la sua migliore tradizione.

 
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