Martedì 17 Luglio 2018
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La diaconia di una fede annunciata e testimoniata nelle opere   versione testuale
Cattedrale di Verona, 8 aprile 2018 - Ordinazione diaconale






Carissimi concelebranti, ordinandi diaconi e fedeli tutti, più volte in questi tempi, proprio in riferimento all’ordinazione diaconale, mi è stata rivolta a bruciapelo la domanda: “Quanti sono quest’anno?”. Che cosa potevo rispondere senza barare? “Tre!”. Al che, come in coro: “Così pochi?”. Certo, in rapporto alle impellenti e sempre più stringenti necessità pastorali della nostra Diocesi, sono un numero esiguo. In ogni caso ci sono e sono un dono prezioso di Dio, cui rendiamo grazie.

Fatti tutti i conti, benché un po’ preoccupati, potremmo tuttavia non restare più di tanto turbati nella constatazione che anche nel passato le annate hanno riservato sorprese in positivo e in negativo. Potremmo anche consolarci sulla qualità dei candidati. Popolarmente si suole dire infatti: “Meglio pochi ma buoni che tanti e guasti”. Potremmo anche avere uno scatto d’orgoglio pensando alla prossima ordinazione di otto presbiteri. Insomma, da scrupolosi ragionieri della pastorale, ne faremmo una questione di sopravvivenza del nostro Clero o della sua fatale Caporetto.

Una Diocesi impegnata nella pastorale vocazionale

Il nodo della questione è un altro: “Che cosa la nostra Diocesi sta facendo perché Gesù stia al centro della vita dei nostri cristiani, consacrati/e, diaconi e presbiteri? Quanto siamo suoi discepoli e ne facciamo un punto d’onore e un motivo di fierezza?”. Questa è la precondizione perché la pastorale rivolta ai giovani sia credibile.

Mettere ognuno in situazione vocazionale

La pastorale, infatti, nella sua articolazione sapienziale, deve tendere sempre di più – ed è già direzionata su questa traiettoria – ad essere pastorale vocazionale, in grado cioè di mettere ragazzi, adolescenti e giovani nelle condizioni migliori per prendere coscienza della propria identità vocazionale imperniata sulla Persona di Gesù Cristo: “Chi sono io e per quale stato di vita Dio mi ha fatto così?”. Questo è un interrogativo, esistenziale e insopprimibile, estraneo alla cultura pervasiva che relega Gesù tra le realtà insignificanti, che sta invece a fondamento dei percorsi differenziati per animatori e animatrici; della pastorale studentesca e universitaria; del Centro Kairòs; del Seminario Minore e della Scuola Gian Matteo Giberti, su cui la nostra Diocesi intende investire a livello formativo; di tutte le Scuole Cattoliche. Sono ambiti nei quali, anche attraverso esperienze significative e incontri formativi personalizzati, un ragazzo, un adolescente e un giovane scopre l’autenticità del suo essere e della sua missione nel mondo, come discepolo di Cristo: “Come discepolo di Gesù, ho la stoffa umana per essere sposo/a in santità di vita? Per essere consacrato/a? Per essere diacono, presbitero? Che cosa vuol fare di me il Signore, per la mia felicità servendo al meglio il prossimo?”.

Mettere ognuno nelle condizioni migliori per intuire quale stato di vita, come risposta ad un progetto di vita, il Signore gli indica come suo specifico è un servizio pastorale di alto profilo. In definitiva è lo scopo stesso della pastorale. In un simile humus vocazionale Dio semina e fa germinare vocazioni anche alla vita consacrata e alla vita ordinata, diaconale e sacerdotale. Dio ce ne fa ancora dono. Desidera farcene dono in abbondanza in funzione del suo Regno. E nessuno, né tra i preti, né tra consacrati/e, né tra i laici può sentirsi esonerato dal compito di essere sensibile, attento a possibili germi di vocazione di vita consacrata e di vita ordinata, proprio nella misura in cui intende essere lui stesso fedele a Dio. A cominciare dall’apporto minimale ma essenziale qual è quello della preghiera.

Dio infatti ha previsto soprattutto l’Ordine sacro nei suoi tre gradi ministeriali: l’episcopato, il presbiterato e il diaconato proprio in funzione della missione profetica, sacerdotale e regale dei Battezzati, che hanno bisogno del ministero specifico dell’Ordine Sacro, per vivere da veri cristiani, umili nell’Umile per usare una espressione di Sant’Agostino, in questo mondo imperniato sulla superbia che del sistema del peccato è la radice.

I diaconi configurati a Cristo Servo

Oggi, seconda domenica di Pasqua, Festa della Divina Misericordia, abbiamo la gioia di conferire l’Ordine del diaconato a questi tre giovani del Seminario diocesano. Essi vengono configurati sacramentalmente a Cristo Servo per essere appunto presso il popolo di Dio, il popolo dei Battezzati, trasparenza e testimonianza viva di Cristo.

Proprio per essere trasparenza e testimonianza di Cristo Servo il diacono deve essere una persona attraversata in lungo e in largo dal senso della fede autentica in Cristo. Nel percorso della Teologia vi è stata insegnata la fede autentica e integra della Chiesa, quella che ha nel Pietro di oggi, papa Francesco, il suo testimone di eccellenza e il suo garante. Ma sapete bene che la fede cristiana non è un atto spontaneo. Di fronte alla possibilità di accoglierla, generalmente l’uomo si pone in stato di diffidenza, di titubanza, di dubbio persino radicale, trovando di fatto il suo interprete nell’apostolo Tommaso, che è il vero soggetto su cui è focalizzato il testo del Vangelo di Giovanni proclamato in questa seconda domenica di Pasqua: “Se non vedo … non credo”. In pratica: “L’unica mia conoscenza di cui mi fido è la mia sola esperienza”. Ecco il cuore dell’antropologia moderna: l’io come ombelico del mondo in tutte le sue dimensioni, conoscitive e relazionali. Eppure, l’io non trova in se stesso tutte le ragioni per una vita di senso. Se vuole vivere ad alto profilo umano, non può che introdurre nella sua mente, nel suo cuore e nelle sue emozioni, il senso del credito di fiducia nei confronti di chi ne ha le credenziali.

Diaconi testimoni di fede operosa

Carissimi ordinandi, attraverso il vostro Vescovo la nostra Diocesi vi chiede di essere persone di fede, disposte a dare un credito di assoluta e incondizionata fiducia, in esclusiva, a Gesù, il Servo di Dio. La vostra fede autentica è il primo e più importante servizio che fate da diaconi in quanto con la testimonianza della vita di servizio umile e generoso in Cristo e per amore suo segnalate dove sta la vera gioia, la piena realizzazione di sé. Le stesse opere di carità verso i poveri di cui per missione siete i servitori sul piano sacramentale, siano espressione della vostra  fede in grande. Fateci il regalo di una fede adulta, capace di fare  da anima ad una vita di senso. Diteci con la vita: “Gesù, Tu sei il mio Dio, il mio Signore, il Senso del mio vivere, il Tutto della mia vita!”.

Ditelo in primo luogo ai giovani vostri coetanei. Sono per lo più miscredenti. Per tante ragioni. Forse perché non hanno mai messo nel conto di conoscere per davvero Gesù e di farlo entrare nella propria vita con la sua potenza trasformante, lasciandosi portare alla deriva del non senso del vivere dal culto del fatuo e del provvisorio. Hanno bisogno più che di lezioni, di esempi di vita da parte di coetanei. Voi potete esercitare su di loro, ma anche sui più giovani di loro, un certo fascino, se vi vedono contenti (!) nel profondo del cuore proprio perché state vivendo come ha insegnato Gesù e come si è comportato lui, secondo il paradigma della lavanda dei piedi: “Vi ho dato l’esempio, io il Maestro e il Signore, perché come ho fatto io facciate anche voi”. Questi esempi di vita ispirati dalla fede alla fine sono vincenti, come ci ha ricordato Giovanni nella sua prima lettera: “Questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede!”. Intendiamoci: non solo fede intellettuale, pur utile; ma fede che si trasforma in coerenza operativa. Fede che aborrisce dalla mediocrità e che, al contrario, fa volare sulle ali della santità, favorita in voi anche dal carisma del celibato. Da veri e gioiosi discepoli di Cristo, a servizio del suo Regno, da servi certo non indispensabili e insostituibili, ma da umili e generosi servi, sull’esempio della Vergine Maria, l’umile Serva del Signore, che da Madre vi accompagnerà nella via della santità diaconale.

 

X Giuseppe Zenti

Vescovo di Verona

 

 
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