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Vide e credette   versione testuale
Cattedrale di Verona, 1 aprile 2018 - Pasqua di risurrezione






Carissimi confratelli concelebranti, fedeli tutti che numerosi siete convenuti, sono convinto che questa sosta pasquale, vissuta in Cattedrale, ci fa del bene. Nessuno ha voglia di perdere il proprio tempo. Siamo entrati tutti con un desiderio: trovare ragioni di vita dalla Pasqua di risurrezione! Non ci basta presenziare ad un rito religioso che ci evoca lontane emozioni infantili. Siamo qui perché ne abbiamo bisogno. Per il nostro oggi.

Qui, in questa celebrazione pasquale, si incrociano infatti un impulso primordiale di vita oltre la barriera della morte e la risposta da parte di Chi già ha risolto il problema alla radice: Gesù Cristo Risorto. Lui è la risposta al grido di ogni persona umana: “Non voglio morire!”. Il grido di un impulso primordiale non può essere disatteso: è un grido che parte dal nucleo del nostro essere che è indistruttibile perché ha natura non fisica corporea ma spirituale! Diversamente l’uomo sarebbe il più assurdo degli esseri.

 Siamo qui allora perché nel profondo dell’animo portiamo questo impulso incontenibile, che nessuna cultura o ideologia riesce ad annientare e seppellire: “Io non morirò!”. Su questo impulso e sulla sua reale risposta si gioca il senso del vivere umano, assai diverso se esso ha un approdo oltre, con la totalità dell’essere umano “spirito, anima e corpo” o se è destinato ad inabissarsi nel nulla e a restare un puro ricordo nella migliore delle ipotesi.

Ricerchiamo la risposta nel Vangelo appena proclamato. Un fatto coglie di sorpresa dapprima Maria Maddalena giunta al sepolcro “quando era ancora buio” e poi Pietro e Giovanni che vi giungono di corsa e in ansia in seguito alla notizia tristissima comunicata loro dalla Maddalena angosciata da un pensiero istintivo: “Hanno portato via la salma del Signore dal sepolcro”. Uno sconcerto: la pietra del sepolcro ribaltata; il sepolcro vuoto! Pietro e Giovanni fanno un’altra constatazione: ci sono i teli (la sindone?) e il sudario che era stato posato sulla fronte: una documentazione del non trafugamento!

Solo Giovanni con l’intuito dell’amore decodifica l’enigma: vede i fenomeni (pietra tombale tolta, il vuoto della tomba, le bende) e va oltre. Ne coglie il senso. Ha come una folgorazione: quello che Gesù aveva predetto: “il terzo giorno risorgerò”, accantonato nella mente dei discepoli o persino rimosso, era la realtà. La promessa si era avverata. In quel momento Giovanni ha riconosciuto vera la parola di Gesù e ha creduto, cioè gli ha dato credito, si è fidato.

Ecco la via della fede, che sta a fondamento delle relazioni umane autentiche: ti fidi di una parola, di un comportamento, di un agire; senza di essa non c’è alito di vita sociale civile: ci fidiamo del medico, del docente, del cuoco, dell’autista, dei genitori, degli amici. Senza un credito di fiducia non si va da nessuna parte. Ovviamente un credito di fiducia dato a persone che la meritano, per constatazione, su base razionale cioè. Si tratta infatti di fede fiducia non di creduloneria accordata ai cialtroni e agli imbroglioni.

Ma per credere nella risurrezione e nella sua potenza salvifica per l’umanità, occorrono almeno tre condizioni. Anzitutto, occorre voler credere. Se uno, radicato nel suo razionalismo o più spesso avvitato sulla sua esclusiva autoreferenzialità, non vuole credere non crederà mai, nemmeno alle persone più affidabili.

E in secondo luogo occorre vivere i contenuti oggetto di fede. E’ ciò che accade anche in famiglia: se uno sposo/a vive serenamente l’esperienza dell’amore fedele, dando un credito di fede fiducia al coniuge, di fatto dimostra di credere nel matrimonio e nel suo valore. E così è anche nei confronti della risurrezione: se un Cristiano vive in sé la risurrezione, incarnando in sé i valori tipici della Risurrezione, quelli segnalati dalla lettera ai Colossesi: “Cercate e pensate alle cose di lassù”, da persona rinnovata nel cuore dalla risurrezione, gli viene spontaneo credere, altrimenti non spiegherebbe nemmeno a se stesso il genere di vita che sta conducendo. Anche da questo punto di vista, i più credibili testimoni della Risurrezione sono i martiri del passato e del presente, che nulla hanno da spartire con i kamikaze terroristi: i martiri si lasciano uccidere per amore di Cristo Risorto, di cui sono certi; i kamikaze terroristi uccidono in nome di un’idea distorta e fanatica di religione.

Per la fede del Cristiano poi si rende necessario attingere costantemente alle sorgenti della fede. La sorgente più rigogliosa è la Liturgia che definirei come la Banca spirituale universale in cui Dio Mistero di Amore Trinitario riversa tutte le sue ricchezze salvifiche in favore dell’umanità, amministrata dalla sua Chiesa, cui è stato affidato il ministero di far risaltare nella Liturgia la bellezza e la fecondità della presenza del divino. Le ricchezze divine ci sono. Non inflazionabili. A disposizione di tutti. Gratuitamente. Vi si accede con il bancomat dell’umiltà. Perché allora tanta pigrizia? Lascia infatti sconcertati e amareggiati la constatazione che la Liturgia sia in parte disertata fin da bambini. Ciò significa che non si dà importanza alla vita interiore che invece sta a fondamento dello stesso vivere sociale civile.

Ci riferiamo evidentemente ad una partecipazione alla Liturgia non per pura tradizione, ma con la disponibilità a lasciarsi trasformare dalla Liturgia in persone risorte. Dalla Liturgia escono Cristiani incisivi. Capaci di essere luce e sale. Di essere testimoni del Risorto, per usare un termine caro agli Atti degli Apostoli e risuonato nella prima lettura. Cristiani che sanno assumersi le responsabilità sociali, civili, culturali, amministrative, politiche, diplomatiche. È nel mondo delle relazioni che i Cristiani sono chiamati e abilitati a dare una svolta alla storia, creando esempi di vera novità. Riferendoci ai Cristiani sparsi nel mondo intero e alle loro specifiche competenze, li vediamo infatti impegnati su vari fronti: nei luoghi del confronto civile e politico, per prevenire le cause delle guerre interminabili e disumane, della fame e delle epidemie; per far cessare litigiosità e comporre conflitti insensati e devastanti; per impedire sopraffazioni nei confronti dei malcapitati e di gente e popolazioni sfruttate e nei confronti dei flussi migratori, da governare con saggezza e nel contempo da frenare con opportune politiche internazionali di sostegno alle economie locali. In effetti, i Cristiani che si lasciano risorgere dal Risorto non si sottraggono dalla storia, ma ne vivono i travagli e portano soccorso a chi speranza ormai non ne ha nemmeno una briciola, a partire dalle famiglie ridotte allo stato di disperazione per disoccupazione.

La risurrezione infatti non cambia le strutture dall’esterno, in modo rivoluzionario, ma dall’interno, facendo risorgere interiormente le persone, che a loro volta saranno capaci di cambiare anche le strutture. L’incidenza della potenza del Risorto non accade per puro ed esclusivo automatismo, ma appunto attraverso cristiani conquistati dalla Risurrezione, usciti dal sepolcro del loro ripiegamento narcisistico su di sé.

Ecco perché siamo venuti a partecipare alla Messa di Pasqua: per lasciarci trasformare interiormente in persone nuove, cariche di una umanità nuova. Chi oggi ci incontra possa avere la sensazione di aver incontrato il Signore risorto in noi.

È questo il mio augurio di Buona Pasqua.

X Giuseppe Zenti

Vescovo di Verona

 

 
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