Martedì 25 Settembre 2018
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La fonte viva e il cuore pulsante di tutto l’anno liturgico   versione testuale
Cattedrale, 31 marzo 2018 - Veglia pasquale






Perché siamo venuti a questa Messa? Perché abbiamo sentito il bisogno di partecipare a questa Messa davvero solenne per riti e canti?

Questa notte non facciamo memoria di un evento riservato a Gesù, su cui tanto si è discusso e persino dubitato, come è la Risurrezione. Se riguardasse soltanto Gesù, potremmo al massimo felicitarci con Lui, uscendo poi dalla Cattedrale sconsolati, per certi versi come i discepoli di Gesù, in quanto dal profondo del cuore l’uomo si aspetta che da quell’evento che riguarda sì Gesù ne provenga qualche beneficio per l’umanità stessa. Noi tutti ci attendiamo di uscire dalla Cattedrale con qualche cosa di importante in cuore, capace di ricaricare di senso il nostro vivere.

Ebbene, è proprio questo l’obiettivo della Liturgia che stiamo celebrando, non solo una grande Liturgia, ma la fonte viva e il cuore pulsante di tutto l’Anno liturgico.

La Chiesa ha ricevuto da Cristo stesso, nel dono del suo Spirito, la facoltà di rendere presente a tutti i tempi il Mistero pasquale di Gesù, di cui trasmette la potenza trasformante.

Lo fa attraverso la varietà e la ricchezza di segni resi sacramentali dallo Spirito mediante il ministero della Chiesa. Del resto la via dei segni è la via umana della comunicazione delle ricchezze interiori: uno sguardo, una stretta di mano, una parola, un bacio, un abbraccio, un atto coniugale … Va da sé che i segni debbono essere veri, non falsi.

 Questi segni sacramentali sono l’alveo attraverso il quale fluisce per tutto l’Anno liturgico la grazia misericordiosa di Dio, ottenuta appunto nel mistero pasquale, nella sua molteplicità espressiva: la luce di verità della Parola che vince le tenebre; l’acqua dello Spirito, che purifica e vivifica (il Battesimo, dato questa notte a tre bambini, la Confessione); l’olio che fortifica, profuma e consacra sacerdoti re e profeti quali diventano i cristiano proprio in forza del Battesimo; il pane e il vino che nutrono (l’Eucaristia). Questi segni appena elencati ci ricordano che la vita della salvezza è principalmente la via liturgica. La Liturgia trasmette nel tempo ciò che l’umanità di Cristo morto e risorto ha immesso come germe nella nostra umanità da salvare e da vivificare.

Ecco allora i due risvolti inscindibili del Mistero pasquale: la morte per crocifissione e la conseguente risurrezione di Cristo nella sua umanità. Paolo precisa che Cristo “è morto per i nostri peccati ed è risorto per la nostra giustificazione” (Rm 4,25).

Non si tratta infatti di due eventi in sé, riferibili solo a Gesù: sarebbero archiviabili. In Lui morto e risorto si è compiuto soprattutto un evento che ha assoluta attinenza con il vivere dell’uomo

Anzitutto: “È morto per i nostri peccati”. Non solo a causa dei nostri peccati, ma soprattutto per togliere i nostri peccati. Con il dono della sua vita, infatti, espressione del radicale superamento della logica della superbia egoista e della assoluta fedeltà al Padre fino alla morte, Gesù Cristo immette nell’umanità da Lui stesso assunta la capacità di dare la morte al sistema del peccato, cioè dell’infedeltà a Dio, al suo progetto creazionale, imperniato sulla superbia, che ha le sue ramificazioni nell’egoismo, nell’individualismo, nell’indifferenza, nelle cattiverie, nelle follie omicide, nella cultura nemica della vita, nelle ritorsioni, nelle vendette, nelle guerre, nella distruzione del pianeta.

Di conseguenza: “Egli è risorto per la nostra giustificazione”. In Lui risorto si è compiuto un evento di carattere cosmico: la creazione è sottomessa al potere del Risorto e non più solo della corruzione a causa dell’uomo che la usa male, a cominciare dalla materia corporea, dalla corporeità umana di Cristo che si è adattata al suo spirito! Con la Risurrezione, la corporeità umana è entrata nel mondo del divino, come il divino era entrato nel mondo della corporeità umana con l’incarnazione. Questo in definitiva è il fondamento della risurrezione del nostro corpo, come ci ricorda Paolo nella lettera ai Filippesi, ad esempio: “La nostra Patria è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore nostro Gesù Cristo, il quale trasfigurerà in nostro corpo votato alla morte per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che egli ha di sottomettere a sé tutte le cose” (Fil 3, 20-21).

Ma c’è un’altra risurrezione che incide sulla qualità stessa del nostro vivere terreno, in vista di quello oltre la morte: “Cristo è risorto per la nostra giustificazione”, cioè per renderci giusti agli occhi di Dio, abilitandoci ad essere figli nel Figlio e a vivere da figli, da risorti. Ne consegue una vita nuova, impastata di umiltà, benevolenza, perdono, solidarietà, virtù tutte che danno alle nostre relazioni quotidiane valori aggiunti, anzi necessari perché siano autentiche.

Vivere da risorto è un bisogno per un Cristiano. Se un battezzato non vive da risorto di fatto non è un cristiano. Ecco perché Gesù è risorto: per farci vivere da risorti!

La fonte viva e straripante c’è. Nessuno potrà attribuire la colpa se uno muore per disidratazione di valori. La Pasqua del Signore, consegnata a noi attraverso l’azione della Liturgia, è la nostra vera forza per trasformare il travaglio del vivere in risorsa di vita.

L’augurio di Buona Pasqua che rivolgo a voi, ai vostri cari e all’intera Diocesi di San Zeno, è carico di tutti questi valori cristiani e di queste risorse divine.

 

X Giuseppe Zenti

Vescovo di Verona

 

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