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Fedeli nell’oggi al carisma del Comboni   versione testuale
Basilica di San Zeno, 18 giugno 2017 - 150 anni fondazione Comboniani






È stata una felice determinazione quella di celebrare una data tanto significativa, da annali, i 150 anni dalla fondazione dei Comboniani, nella basilica di San Zeno, figlio della terra d’Africa che è stata la passione, la vita e il martirio quotidiano del Comboni e dei suoi figli, eredi del suo carisma.

Questi 150 anni che ci stanno alle spalle sono segnati da un immane travaglio che ha coinvolto l’Europa, l’America e l’Africa! Focalizziamo il pensiero oggi sull’Africa, nella quale il Comboni ha visto la prima terra assolutamente bisognosa di evangelizzazione, con il suo inedito e splendido progetto di salvare l’Africa con l’Africa!

L’Europa debitrice dell’Africa

L’Africa di questo secolo e mezzo evoca gretto, miope e inumano colonialismo, sfociato poi nel neocolonialismo, anche peggiore del colonialismo: l’Africa è stata saccheggiata, sfruttata, derubata delle miniere, delle foreste, delle sconfinate terre da coltivazione, prima da parte degli Stati europei, poi degli Stati d’America, della Russia, della Cina, delle multinazionali in genere. Terra di schiavismo nel passato e di sfruttamento bieco nell’oggi, abbandonata al suo crudele destino di fame, di guerre civili e tribali, di epidemie.

Oggi ondate di Africani, specialmente dell’area sub sahariana, hanno adocchiato nell’Europa l’Eldorado. I fenomeni sono sotto gli occhi di tutti: naufragi, campi di accoglienza, problemi su problemi in gran parte ingovernabili; polemiche a non finire, senso di impotenza, motivi di tensione e di scontri politici, come si trattasse di una invasione di barbari.

Eppure, l’Europa ha a che vedere con l’Africa (a onor del vero, anche con la Siria, il Medioriente, l’estremo Oriente): non può permettersi di fingere di non sapere ciò che i vari suoi Stati hanno fatto a queste aree del pianeta e, in particolare l’Africa. Non può permettersi di voltare la faccia da un’altra parte, avvitandosi sempre più su se stessa. Non sarebbe il caso che la politica internazionale a cominciare da quella europea cambiasse strategia?

Mentre su noi tutti incombe il dovere civile dell’accoglienza dignitosa dei rifugiati, scampati ai naufragi, almeno perché l’emergenza non diventi strutturale, siamo convinti che occorre passare da una strategia di sfruttamento ad una strategia della promozione umana, fatta di investimenti aziendali di imprese sostenute dagli Stati. Tali investimenti, nel volgere degli anni, allenterebbero, fino ad arrestarli, i flussi migratori, come esodi di massa; farebbero costare assai di meno in termini economici gli attuali e futuri interventi che gravano sulle spalle dell’Italia e dell’Europa; trasformerebbero in protagonisti del loro progresso e del loro benessere gli Africani stessi. L’Africa va restituita agli Africani! Mi rendo conto che tali prospettive sono l’uovo di Colombo per chi è abituato al senso del bene comune, mentre per chi è prigioniero e idolatra degli interessi individuali è una follia. Salvo restando, ovviamente, il diritto di emigrazione per ogni cittadino del mondo.

Promozione umana, evangelizzazione, sacramentalizzazione eucaristica inscindibili

In ogni caso, carissimi padri e fratelli Comboniani, voi ci siete dentro. Voi condividete la vita e i travagli di quella gente che vi è entrata in cuore non meno che i vostri stessi familiari di sangue. Questa gente è la vostra vita, la vostra missione, la vostra passione. Vi siete sentiti chiamare da Dio alla missione per loro, per servirli nel nome di Dio Amore trinitario. Giustamente, voi sentite il dovere profetico di elevare la voce in difesa di questi poveri, impoveriti e immiseriti dalla rapacità dell’egoismo occidentale, ma nei fatti siete costretti a constatare che “gli sfruttatori” non sono per nulla intenzionati a darvi ascolto.

Comunque stiano le cose, nei Continenti e nei Paesi dove la Provvidenza vi ha inviati, per il tramite dell’obbedienza, voi siete chiamati a testimoniare un carisma, quello dei padri missionari, “Figli del Sacro Cuore di Gesù”, che, nella sua identità, coniuga inscindibilmente promozione umana, evangelizzazione, sacramentalizzazione eucaristica, come compimento di quella battesimale, proprio  come atto di benevolenza verso i poveri da voi serviti, nel nome del Sacro Cuore, cioè di Gesù Misericordioso, personificazione delle viscere materne del Padre.

Siamo davanti ad un trittico, proprio come quello del Mantegna che ci campeggia davanti. Ogni riquadro ha una sua identità, ma il suo valore sta nell’essere un insieme. Non c’è dubbio che la legge dell’incarnazione vi suggerisce di partire dalla testimonianza di vicinanza concreta, fatta di opere di promozione umana: anche in questo campo siete esemplari. Ma, appena ne intuite le opportunità, sentite il bisogno di annunciare in nome di Chi operate in un modo così altamente umano: nel nome di Gesù Cristo, di cui annunciate il Vangelo della carità, cioè dell’amore di Dio. La gente ha bisogno di saperlo. Alla gente, a tutti i poveri, è congeniale il Vangelo: è il suo più fedele interprete e il più sicuro baluardo di difesa.

Ma con il Vangelo della Verità intera sull’uomo, nel Mistero di Dio, voi portate l’Eucaristia, “fonte e culmine, radice e cardine” della vita cristiana,  come la definisce il Concilio Vaticano II. Precisiamo ulteriormente: l’Eucaristia è inseparabile dalla Parola di cui è il contenuto. In effetti, la Parola svela chi è l’Eucaristia nella sua identità e nella sua funzione salvifica mondiale. Mi permetto di affermare, con serie ragioni, che la Parola senza Eucaristia sarebbe una larva; e che l’Eucaristia senza Parola sarebbe un enigma. Al punto che nella stessa struttura liturgica della celebrazione dell’Eucaristia le due dimensioni della presenza del Verbo, Parola, Pane-Vino Eucaristici, formano un dittico.

Carissimi missionari, consideratevi sempre missionari liturghi: annunciatori e celebranti. Con la coscienza che siete i più grandi benefattori dell’umanità, dovunque esercitate il vostro ministero. Di fatto, anche quando celebrate in una capanna o sotto un grande albero in mezzo ad una foresta, non compite un gesto privatistico, ma universale, non meno universale di quella concelebrata questa mattina in San Zeno o quella eventualmente presieduta dal Papa. Come presidenti della celebrazione dell’Eucaristia, voi riversate un fiume di grazie di Dio, di benevolenza divina sull’intera umanità. Solo infatti in virtù della celebrazione dell’Eucaristia in ogni momento delle giornate, in ogni parte della terra, l’umanità sopravvive e non inabissa: l’Eucaristia si fa carico istante per istante di ciò che accade nel mondo, del suo travaglio e del suo impatto con il mistero dell’iniquità in atto, come svela Paolo nella seconda ai Tessalonicesi. La gente ne ha necessità vitale: è “il Pane della vita … è la carne e il sangue” del Figlio di Dio che ci rende concorporei e consanguinei di Lui, per vivere di Lui, per vivere in Lui, per vivere Lui, per vivere per Lui: “Chi mangia di me vivrà per me!”, ci ha precisato il Vangelo di Giovanni.

L’umiltà ci fa entrare in empatia con l’Eucaristia

Siamo tutti convinti che la celebrazione dell’Eucaristia non si risolve in un rito, in una cerimonia religiosa. Per sua natura incide nella vita del cristiano. È destinata ad abilitare il cristiano a vivere eucaristicamente qui, nella giornata terrena, ma simultaneamente e attraverso la fase terrena vissuta eucaristicamente predisponendo il suo animo alla vita oltre il confine della morte, nel mondo dei risorti: “Chi mangia di questo pane vivrà in eterno … Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno”.

Carissimi padri e fratelli comboniani, ecco il segreto del vostro eroismo testimoniale, fino al martirio di sangue come è accaduto a non pochi confratelli, in continuità storica con quello del Comboni. Quando pensiamo a voi, vi pensiamo così: eucaristicamente dediti alla vostra gente, per offrire il triplice pane di cui ha bisogno vitale, come risposta all’uomo concreto considerato dall’angolatura dell’antropologia di Paolo: “Tutto ciò che è vostro, spirito, anima e corpo” (1 Ts 5,5): il pane materiale per il corpo, il pane della Parola per l’anima, il pane dell’Eucaristia per lo spirito, cioè per le relazioni umane cariche di amore dello Spirito. In ogni caso non perdete mai di vista il primato di Gesù Eucaristia, da voi assicurata il più diffusamente e assiduamente possibile, anche a costo di ulteriori fatiche e sacrifici: la vostra gente è abituata a fare kilometri e kilometri a piedi per partecipare ad una celebrazione dell’Eucaristia, esempio e monito per molta della nostra gente abituata alle comodità, abituata a non frequentare o a frequentare quando se la sente! Se l’Eucaristia è cibo per la vita non può essere risposta agli umori: è necessità vitale per non vivere da anoressici.

Cari Padri, celebrate sempre l’Eucaristia, ogni giorno e dovunque, con quel fervore di fede che essa merita e che riesce a coinvolgere i fedeli. Abbiate coscienza di celebrare come atto di Chiesa, nella fedeltà assoluta alla sua forma canonica, soprattutto nelle parole del canone; l’inventiva che non vi manca riguarda altri aspetti di coinvolgimento, quasi da cornice del quadro, per farne esaltare il contenuto.

Carissimi Comboniani, voi siete missionari, “i Missionari per eccellenza”, nel leggendario della gente. Voi siete dei mandati, secondo le parole di Gesù, riportate dall’evangelista Giovanni: “Come il Padre ha mandato me, io mando voi: ricevete lo Spirito Santo … Il Padre ha mandato me e io vivo per il Padre.. chi mangia di me vivrà per me!”. Il Messia, il Mandato del Padre, il Missionario del suo Amore è con voi.

Ed ora, una indicazione rivolta a tutti, a cominciare da me: realizzeremo al meglio il nostro mandato di uomini eucaristici se saremo umili, per servire adeguatamente il mistero dell’Eucaristia, icona vivente dell’humilis Deus, divenuto Eucaristia per fare dell’uomo superbo un umile, a servizio del Regno. Solo chi è umile, come Maria, capisce l’Eucaristia, si lascia trasformare in Eucaristia, serve con amore e passione l’Eucaristia. Vive per l’Eucaristia. Mi permettete: sta davanti all’Eucaristia a lungo, per assimilarne la sensibilità. Come non pensarvi in certi momenti travagliati, nella solitudine e in ore di sconforto, proprio davanti al tabernacolo, davanti all’Eucaristia generata dal vostro ministero di presbiteri? L’Eucaristia ci salva dallo sconforto e dallo scoraggiamento.

Infine, sento il dovere, carissimi Comboniani, di manifestare, a nome della diocesi di San Zeno, ammirazione e la riconoscenza per ciò che siete, per ciò che rappresentate, per ciò che fate, in qualità di figli, profeti e testimoni del carisma del Comboni nell’oggi. Vi affido alla benevolenza di Dio, perché ne siate degni figli e perché lui dal cielo sia fiero di voi. E vi ottenga la grazia di essere santi. Non meno di santi.

   

                        X Giuseppe Zenti

       Vescovo di Verona

 

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